Fisco, Bersani all’attacco “questo è il governo delle tasse”

    Pierluigi Bersani

    ROMA –

    Con il governo Berlusconi la pressione fiscale ha raggiunto “un livello record”. Gli italiani nel 2010 bruceranno sei mesi di stipendio, rimettendolo nelle mani dell’amministrazione tributaria. Lo ha detto il segretario del Pd, Pier Luigi Bersani, in una intervista al Tg5. “In due anni – spiega il leader dei Democratici – c’è stata una disattenzione totale sui problemi del lavoro: ci siamo persi nei processi brevi, medi e lunghi, ma in sede economico sociale si è fatto poco o nulla. Noi dobbiamo fare un piano anti-crisi con investimenti immediati che diano un po’ di lavoro subito, mettere un po’ di soldi in tasca ai redditi più bassi, affinché i consumi possano ripartire, dare un po’ di respiro alle piccole e medie imprese anche attraverso la leva fiscale. Berlusconi dice – aggiunge Bersani – che noi alzeremmo le tasse; in realtà noi siamo stati i primi a tagliare l’Ici alle famiglie, mentre loro hanno aumentato la pressione fiscale a livelli mai visti prima. Quest’anno lavoreremo per lo Stato e per le tasse fino al 23 giugno: un record”.

    A proposito delle riforme, il segretario del Pd ha detto: “Siamo disponibili a un confronto in sede parlamentare, che però sia centrato su un rafforzamento del sistema parlamentare. Noi siamo preoccupati dalla piega che ha preso questa discussione soprattutto se impugnata da un presidente del Consiglio che pensa che il consenso venga prima delle regole. No, le regole vengono prima del consenso. Bisogna che questo lo teniamo molto presente”.

    Pierluigi Bersani ha un rammarico: quello di non essere riuscito a realizzare un confronto politico a tutto campo in tv con Berlusconi. ”Lui preferisce slogan e comizi senza interlocutori”. Rispondendo alla domanda sul perché il confronto sia diventato uno scontro, Bersani spiega: ”Perché, unico Paese al mondo, da noi non c’è mai un confronto tra i contendenti davanti ai cittadini. Si passa da un comizio all’altro, dove ognuno dice la sua e quindi abbiamo una campagna elettorale priva di concretezza, fatta di proclami, e questa non è una buona cosa. Ho proposto – conclude – un modo diverso di fare, con un confronto sui temi concreti che stanno totalmente sfuggendo dai riflettori, temi economici, sociali, dei redditi, delle tasse. Di questo bisogna parlare perché se ci limitiamo agli slogan e ai comizi, facciamo un pessimo servizio al Paese”.