Coraline

Henry Selick torna a lavorare in Stop Motion dopo molti anni dal capolavoro Nightmare Before Christmas. Il risultato è Coraline e la porta magica un finto film d’animazione con dei risvolti gotici- horrorifici.
Coraline è una bambina dai capelli blu e dal bel caratterino che si trasferisce con la sua famiglia, mamma e papà, a Pink Palace. La casa nasconde un mistero, tramite una porticina si accede ad un’altra realtà. La bambina trova una mamma e un papà diversi, attenti e sempre pronti a viziarla ma al posto degli occhi hanno cucito dei bottoni. Presto scoprirà che non tutto quello che appare rappresenta la realtà.
La pioggia continua che si abbatte sul paese è una metafora di quello che succede ed è successo in quella casa, il film si tinge di tinte nere improvvisamente, cresce e matura, fa paura. Sicuramente il risvolto all’animazione è un modo per portare fuori strada ma è un coltello a doppia lama perché sicuramente la locandina dolce e carina illude che tutto sia un qualcosa per bambini quando invece nella realtà non è.
All’interno c’è una critica a una serie di aspetti che la vita ci riserva ai giorni d’oggi, ai rapitori d’anime e più in fondo in maniera molto discreta e velata alla pedofilia come privazione dell’infanzia. Il levare gli occhi è poi la metafora della privazione dell’innocenza dell’adolescenza.
Per quanto riguarda la messa in scena non c’è niente di irregolare da sottolineare ma una misura e una perfezione che vede nella delicatezza il suo codice di cifrazione. Ed è sempre così nel cinema, quello che non ti aspetti ti da un grande insegnamento di vita. Nell’opera che risarcisce l’affermarsi ancora di una tecnica come lo stop motion tanto cara al produttore dell’opera Tim Burton.

Matteo Fantozzi

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