Regionali: rimonta del Pdl-Lega da 11-2 a 7-6, Lazio e Piemonte al fotofinish

Il Campionato delle regionali lo vince il Pdl ma grazie alla squadra della Lega che fa il pieno storico di voti (arriva quasi al 13%) e porta due dei suoi, Luca Zaia e Roberto Cota alla guida di due regioni chiave del Nord, il Veneto e il Piemonte ( per quest’ultima regione i dati si ricavano dalle proiezioni definitive). Il centrodestra incassa anche il Lazio, e con la Lombardia, la Campania e la Calabria insidia pesantemente il primato regionale del centrosinistra (da 11 a 2 si passa a 7 a 6).

Amarezza nel Pd che fino all’ultimo ha tremato per la sorte della Bresso ma anche per la Bonino. E alla fine di una interminabile maratona elettorale con un perenne testa a testa sia nel Lazio sia nel Piemonte, che si è sbloccato solo a dati ultimati, le due candidate ‘laiche’ del Pd sono state scalzate dai competitor del centrodestra. C’e dunque un altro vincitore ‘occulto’ dietro la sfida delle regionali, ed è il Vaticano che si è speso in prima persona con più di un appello elettorale a favore delle candidature di ispirazione cattolica, e contro quelle ‘portatrici di morte’.

La volata a Renata Polverini nel Lazio, dunque, forse più che l’Udc di Casini, l’ha data la Cei di Bagnasco. Idem per il Piemonte dove la pillola Ru 486 è stata fatale per Mercedes Bresso. Tira un sospiro di sollievo il Pdl, stappa bottiglie di spumante Umberto Bossi che già si sente “arbitro della situazione” ed è pronto a capitalizzare la massa di voti padani; per le riforme e il federalismo, certo, ma anche per rivendicare la golden share nella coalizione, comunque indebolita elettoralmente sul versante Pdl, mentre il fronte finiano si lecca le ferite e prepara la controffensiva interna, consapevole che la resa dei conti post-elettorale potrà essere politicamente dolorosa. Nel Pd si mastica amaro. L’illusione di una doppia vittoria nel Lazio e in Piemonte, coltivata fino all’ultima proiezione, si è rivelata infine vana.

Il centrosinistra ha perso ben quattro regioni e si è verificata così la più pessimistica delle ipotesi in campo. D’altra parte anche la sfolgorante vittoria di Nichi Vendola in Puglia, nata sull’onda di uno scontro interno che ha infine indotto il Pd a ‘ripiegare’ sul candidato della sinistra, non si può considerare una vittoria a tutto tondo dei Democratici. Si tratta pur sempre di un ‘outsider’. Soddisfatto a metà probabilmente Pier Ferdinando Casini che potrà far valere con il Pdl il suo ruolo ‘determinante’ nella vittoria della Polverini, ma che ha fallito in qualche modo la prova d’amore con il Pd di Bersani convinto che l’alleanza con l’Udc sarebbe stata vincente per il Piemonte. Per contro, Antonio Di Pietro, che si è rafforzato elettoralmente (é passato dall’1,5 delle regionali 2005 al quasi 8 di oggi) e ha potuto presentarsi a testa alta di fronte al Pd, come forza politica ‘determinante’ e di cui i democratici non possono fare a meno in vista della costruzione di una forza alternativa di governo.

Unica consolazione per il Pd, la non esaltante prova elettorale del Pdl che scende al suo minimo storico attestandosi al 26,7% (alle precedenti regionali 31,4, alle politiche 2009 32,3). Anche il partito di Bersani, però non è certo schizzato verso l’alto: si attesta al 25,9 (32,4 alle precedenti regionali, 26,6 alle ultime politiche). Stazionario l’Udc che ottiene il 5,8, mentre l’Idv è al 6,9 (1,5 precedenti regionali, 7,8 alle politiche 2009. La Lega, come si è detto è salita al 12,7 (5,7 alle precedenti regionali, 11,3 alle politiche).

LEGA DILAGA, UDC SOFFRE, GRILLO PESA SU SCONFITTE PD – La Lega Nord sorpassa il Popolo della Libertà in Veneto ma non in Lombardia e Piemonte. Il Pdl, rispetto alle ultime regionali, perde in percentuale 5 punti, gli stessi, all’incirca di quelli che perde il Pd (sempre in percentuale). Ma la flessione ‘quantitativa’ consegna comunque un trionfo al Pdl se, come anche le proiezioni definitive sembrano ormai sentenziare, Lazio e Piemonte entrassero nel bottino dell’alleanza di centrodestra. Con la sconfitta della candidata del centrosinistra Mercedes Bresso – in attesa dell’ufficialità del ‘fotofinish’ – al Nord a ‘marcare’ politicamente il centrosinistra ci sarebbero solo il Trentino e la riconfermata Liguria.

Ma a comporre il trionfo del centrodestra non c’é stata solo l’alleanza tra Pdl e Lega e molto probabilmente Cota, nella lunga lista dei ringraziamenti da fare, potrebbe inserirà anche Beppe Grillo che con la sua lista ha fatto segnare un 3,5 per cento di voti che se fossero confluiti su Merceds Bresso avrebbero dato alla governatrice uscente una maggioranza sicura. Il dato politico emergente, oltre al maggior peso che comunque avrà la Lega al Nord è che la base centrista dell’Udc non sembra aver gradito l’alleanza con il Pd. Il partito di Pier Ferdinando Casini uguaglia il dato delle ultime europee (6,5 per cento) solo nelle regioni in cui è alleato con il Pdl. Messi da parte, per ora, i dati di Lazio e Piemonte, questa una prima analisi del voto – Lombardia: Formigoni vince e convince con quasi venti punti di distacco rispetto a Filippo Penati, sostenuto da un fronte che raggruppava oltre al Pd l’Idv, Sl, Verdi e Psi. L’Udc raccoglie un secco, ma inutile 5 per cento con Pezzotta. – Emilia-Romagna: Una sicurezza ancora una volta per il centro sinistra che registra la novità di un quasi 7 per cento andato alla lista dei “Grillini”, un segnale di insofferenza che paga soprattutto l’Idv. Quasi venti punti di differenza tra il candidato del Pd e quello Pdl.

Da registrare anche il 3,7 per cento dell’Udc che in questo caso correva da solo. – Veneto: Con quasi il 60 per cento il Veneto è, insieme alla Calabria, il massimo risultato della coalizione Pdl-Lega che vede quest’ultima divenire, con un grande vantaggio (35 per cento a 24 per cento) il primo partito della regione. Una vittoria storica di Bossi e Zaia. Da registrare uno 0,75 per l’Udc che era in coalizione con il Pdl. Il Pd si ferma ad un 20,67%, seguito dal 5,33 dell’Idv. – Puglia: Vendola vince e l’Udc sarebbe stata decisiva in caso di alleanza con il Pdl. Il distacco tra Vendola e Palese oscilla tra i 4 e i 5 punti di differenza (47 a 44 circa) e quindi, l’8 per cento raccolto dalla Poli Bortone sarebbe stato decisivo a spostare la bilancia a favore del candidato del Pdl. – Calabria: Bocciatura netta per Agazio Loiero e vittoria, con il 60 per cento dei voti del Pdl. La sconfitta sarebbe stata certa anche se i voti raccolti da Callipo, candidato dell’Idv fossero andati al governatore uscente.

Scoppelliti è il candidato che si giocherà con Zaia il titolo della maggior percentuale di voti raccolti. Da segnalare l’apporto dato dall’Udc con il 9,3 per cento mentre il Pd si attesta sul 16 per cento. – Campania: Vittoria di Caldoro (Pdl) con quasi 10 punti di distacco da De Luca (Centrosinistra). Nella regione del nemico di sempre Antonio Bassolino, Idv scende al 6,7 per cento. Una disaffezione che segnala, probabilmente, il sofferto appoggio alla candidatura di Vincenzo De Luca, dato politico confermato, anche in questo caso, dal quasi 2 per cento raccolto dai “Grillini” e dalla sinistra unita. Il partito di Antonio Di Pietro (8% alle europee) ha fatto registrare risultati di tutto rispetto (nel Lazio potrebbe superare il 10%, soglia che sfiora in Basilicata, in Campania e in Calabria si batte sopra il 9%), ma le regioni in cui il simbolo di Di Pietro non vola sono proprio quelli in cui Grillo ha avuto successo. Secondo, appunto, i dati parziali, in Campania con Grillo all’1,5% l’Idv si è fermato al 6,7, in Emilia Grillo è al 6,9% e Di Pietro è ‘sotto’ al 6,4%, in Piemonte il comico genovese al 3,8% e l’Idv al 6,9. Poco da dire su Marche, Umbria, Basilicata e Toscana, saldamente in mano al centrosinistra. In questa ultima regione il Pd tocca il suo tetto massimo così come la coalizione.

TSUNAMI LEGA; BOSSI, CON PDL TUTTO OK MA NOI ARBITRI – Il sorpasso c’é stato solo in Veneto ma il successo della Lega al nord va oltre ogni attesa. Il candidato, Luca Zaia ha stravinto in Veneto e Roberto Cota è avanti in Piemonte, mentre in Lombardia il Carroccio ha ottenuto un risultato mai raggiunto prima. Una vittoria che il leader della Lega, Umberto Bossi, ha definito uno tsunami. “Il Pdl – ha spiegato – è l’unico partito che ha resistito allo tsunami sollevato dalla Lega”. In Veneto il Carroccio ha un consenso che va tra il 35% e il 36% contro il 24% del Pdl. In Piemonte il Pdl è il primo partito (24%) e la Lega si assesta al 16%. In Lombardia il Pdl è al 31,7% e la Lega balza al 26,6%, un risultato mai ottenuto prima. Bossi, che ha seguito insieme al figlio Renzo, eletto in consiglio regionale nella lista di Brescia, tutte le fasi dello scrutinio, ha voluto subito tranquillizzare gli alleati: gli equilibri nella maggioranza non cambieranno.

“Non ci sarà battaglia nel Pdl – ha detto – è la sinistra che è andata a picco, è andata Ko. Adesso facciamo le riforme. Gli equilibri nel governo non cambiano. Con Berlusconi troviamo sempre l’accordo per il federalismo”. La vittoria alle elezioni regionali deve essere il trampolino di lancio per l’approvazione definitiva del Federalismo: “lo facciamo subito – ha detto Bossi – perché la gente lo vuole. Una volta dicevano che con il federalismo volevamo ribaltare lo Stato. Non era così. La gente lo vuole è la sinistra che è scomparsa al nord”. Anche se gli equilibri non cambiano, Bossi ha comunque voluto mandare un segnale alla coalizione: “io sono l’arbitro della situazione”. In campagna elettorale Silvio Berlusconi aveva parlato di presidenzialismo per cui Bossi ha voluto chiarire che prima di ogni altra cosa si deve fare il federalismo: “Nel federalismo si può mettere anche il presidenzialismo”. Poi si é rivolto alla sinistra perché faccia autocritica se adesso ritorna l’idea dell’elezione diretta del presidente: “abbiamo una sinistra poco sveglia. Poteva spingere il federalismo, adesso vengono fuori altre richieste anche dalla destra. Io sono l’arbitro della situazione”.

Ancora una volta il Carroccio è stato protagonista delle elezioni: “la gente ci ha votato perché la Lega vuole cambiare il paese. Abbiamo vinto in Veneto, in Piemonte e abbiamo un grande risultato anche in Lombardia. I lombardi sono svegli e hanno capito prima di tutti che si deve cambiare”. Felice per i risultati di Cota e di Zaia, “non candidiamo mai nessuno a caso, Cota basta guardarlo e lo voti…”, Bossi ha accusato la sinistra di essere capace di dire solo di no: “Chi ha perso è la sinistra. La gente non la vota perché non si può votare chi dice sempre di no. La sinistra al nord è sparita, devono interrogarsi sul perché. Gli operai adesso non la votano più”.

DI PIETRO: SIAMO DETERMINANTI, NON ANDREMO A TRAINO DEL PD – “Mi auguro che il Pd si renda conto che deve affidarsi all’Idv, ormai in grado di ricostruire una coalizione per l’alternativa di governo”. Lo ha detto Antonio Di Pietro dalla sede nazionale del suo partito. “Non possiamo più permetterci – ha aggiunto – di andare al traino del Pd. Noi oggi abbiamo la responsabilità di essere il punto di riferimento per tutto il centrosinistra”. I giornalisti hanno chiesto all’ex pm se si aspettava un risultato migliore alle regionali: “questo – è stata la risposta – bisogna chiederlo a Bersani. L’Idv ha fatto il suo dovere ed è stato premiato dall’elettorato. Purtroppo i nostri alleati spesso hanno fatto scelte che potevano essere migliori rispetto alle qualità delle candidature”. Di Pietro ha poi fatto notare che “l’Idv a sinistra e la Lega Nord a destra sono diventate le due “gambe” di entrambi gli schieramenti: “Berlusconi ha già riconosciuto a Bossi il suo successo, credo che il Pd dovrebbe fare altrettanto con noi”. Infine una battuta sull’Udc: “Casini ora deve mettersi in coda perché ha preso molti meno voti di noi. E’ lui ora che deve bussare alla porta”.

BERSANI AI SUOI, INVERSIONE DI TENDENZA C’E’ STATA – “L’inversione di tendenza c’é stata e lo si vede dal fatto che abbiamo conquistato la maggioranza delle regioni”. E’ la valutazione che il segretario del Pd, Pier Luigi Bersani avrebbe fatto con i suoi mentre è ancora in corso lo scrutinio. Il leader Pd ha anche evidenziato che per quanto riguarda il partito, il voto dimostra “che siamo avanzati” rispetto alle europee. Bersani non commenterà ufficialmente il voto stasera e, a quanto si apprende, molti big avrebbero già lasciato la sede del partito anche se non è ancora concluso lo spoglio nel Lazio e nel Piemonte.

CASINI: DECISIVI OVUNQUE, AVANTI PER NOSTRA STRADA – “Siamo decisivi ovunque, dove abbiamo scelto i candidati migliori”, “Andremo avanti per la nostra strada, perché se si votasse domani, con questa destra populista e la sinistra in queste condizioni, porteremmo avanti il nostro progetto, perché il Paese ci chiede coerenza”: Pier Ferdinando Casini lo afferma ai microfoni del Tg1 nella sede del suo partito, mentre è ancora in corso il testa a testa tra le due candidate nel Lazio. Casini esprime preoccupazione per il sensibile dato sull’astensionismo: “Dimostra che la nostra analisi sul bipolarismo trova conferma: la gente è infatti disamorata e non va a votare, con una campagna elettorale di questo tipo. A destra prevale la Lega, con un successo travolgente. La sua egemonia inciderà – secondo Casini – ancor più sul governo, mentre Di Pietro e i grillini metteranno in crisi il Pd”. “Se c’era quindi preoccupazione sul bipolarismo, purtroppo la nostra analisi viene ancor più confermata. L’Udc – conclude Casini – andrà avanti per la sua strada, per noi questa è una tappa”.

Fonte: Ansa