Kuthodaw, il libro più grande del mondo è in Birmania

Tutto iniziò con il re Mindon Min di Birmania, che in un impeto megalomane decise di tramandare la storia delle sue epiche gesta e della sua vita regale in un libro. Ma la carta era un mezzo troppo volgare e fragile per poter narrare la sua storia attraverso i secoli: il re voleva infatti qualcosa che sarebbe stato in grado di resistere per cinque millenni.

Nel 1860 re Mindon diede inizio alla costruzione del più grosso libro mai realizzato, il Kuthodaw. Non un vero e proprio libro, ma un tempio-libro con 730 fogli di marmo, ognuno contenente circa un centinaio di righe ed inciso su entrambi i lati, per un totale 1460 pagine.
Ogni pagina è alta circa un metro e mezzo, e larga un metro. Ha uno spessore di circa 15 centimetri, ed è protetta da una piccola pagoda, che la preserva dagli agenti atmosferici e dai monsoni annuali.

Il Kuthodaw non è solo un racconto della vita di Mindon: contiene il Canone Pali, o Tipitaka, una collezione di scritture della tradizione buddista Theravada scritte circa 2000 anni. Gli scritti del Tipitaka possono essere divisi in tre categorie, o Tre Canestri:
– Vinaya Pitaka, che parla della disciplina monastica
– Sutta Pitaka, che contiene la vita e gli insegnamenti del Buddha
– Abhidhamma Pitaka, trattazione filosofico-metafisica degli insegnamenti del Buddha

All’interno del complesso di Kuthodaw ci sono 729 kyauksa gu, mini pagode che contengono ciascuna una pagina dell’enorme libro. Al centro uno stupa, un monumento buddista simbolo della mente illuminata e del percorso per giungere all’illuminazione.
Il marmo venne estratto a 40 chilometri di distanza nella cava di Sagyin Hill, un lavoro che richiese circa 8 anni anni per poter essere portato a compimento. I blocchi di marmo vennero trasportati sul fiume, ed una volta posizionati in quello che sarebbe diventato il Kuthodaw attuale, è iniziato il lavoro di incisione.

Le iscrizioni sono state realizzate da monaci anziani, che durante il loro lavoro hanno consultato meticolosamente il Tipitaka custodito nelle biblioteche reali ed inciso su foglie di palma, ricopiandolo passo dopo passo, verso dopo verso, fino alla conclusione di questa opera straordinaria.

Basti pensare che uno scalpellino era in grado di scolpire poco più di 16 linee al giorno; se fate un rapido calcolo sul numero delle righe e delle pagine, forse la dimensione dell’opera vi sarà più chiara.

Daniele Bagnoli