Usa e Russia, sugli armamenti nucleari si ritorna al futuro

L’accordo sulla riduzione degli armamenti strategici tra americani e russi, che verrà firmato l’8 aprile, è il primo in campo nucleare dopo un lungo periodo di stasi. Risale infatti ad otto anni fa l’ultimo accordo strategico Sort (Strategic Offensive Arms Reduction Treaty) tra russi e americani. I critici affermano che si trattò di un successo parziale poiché non prevedeva l’eliminazione vera e propria delle testate da tagliare – tra 1.700 e 2.200 – bensì il loro rischieramento nei depositi. Inoltre il Sort non contemplava alcuna disposizione sul fronte delle verifiche. Infine, era previsto che scadesse il giorno stesso in cui sarebbero state completate le riduzioni. L’accordo venne sottoscritto a pochi mesi dalla denuncia americana del trattato Abm sulla limitazione dei sistemi anti-balistici sino ad allora considerato uno dei pilastri dell’equazione strategica.

Lacuna colmata
L’intesa dell’8 aprile colma dunque una lacuna importante, anche se rimane ancora un vuoto cospicuo in materia di accordi di disarmo nucleari di natura multilaterale: l’ultimo, il Trattato sulla messa al bando degli esperimenti nucleari (Ctbt), risale al 1996 e non è ancora entrato in vigore.

Il raggiungimento del nuovo accordo si è rivelato più difficile del previsto. Nonostante la volontà politica delle due parti di rilanciare (reset) il dialogo strategico, non è stato possibile raggiungere l’obiettivo originario di concludere l’intesa entro la scadenza dell’accordo Start I nel dicembre del 2009. Negli ultimi mesi si era pertanto prodotta una singolare “vacatio legis” in campo strategico, particolarmente preoccupante per il fatto che era venuto a scadere il regime delle ispezioni e verifiche, essenziale per mantenere un clima di fiducia tra le parti, che è una delle componenti della stabilità.

Il “nuovo Start” prevede anzitutto una riduzione delle testate nucleari. Dalla “forchetta” massima prevista dall’accordo Sort si dovrebbe passare a circa 1.500 testate. Anche in questo caso la riduzione non comporterebbe lo smantellamento vero e proprio degli ordigni. Significativo è però il fatto che l’accordo preveda anche una cospicua riduzione dei vettori (missili intercontinentali e bombardieri strategici): il loro numero dovrebbe essere dimezzato passando da 1.600 a circa 700.

Novità del trattato
Essenziali sono le disposizioni, ammodernate e semplificate, in materia di verifiche. Il vuoto legislativo provocato dalla scadenza dello Start I si prolungherà formalmente sino all’entrata in vigore del nuovo trattato, ma le due parti hanno convenuto di mantenere in piedi, su base pragmatica e volontaria, l’essenza delle disposizioni sulle verifiche formalmente non più in vigore. I negoziatori delle due parti hanno dedicato grande attenzione all’accettabilità delle nuove disposizioni per i parlamenti dei rispettivi paesi. Ciò lascia sperare in una pronta ratifica. È da prevedere che le incertezze ed i condizionamenti permarranno sino all’ultimo, nonostante la solidità delle maggioranze parlamentari di cui godono i due governi e la tradizionale tendenza del Congresso Usa a dare un voto di approvazione bipartisan sugli accordi strategici.

Molti hanno posto in luce l’importanza dell’accordo per il consolidamento politico interno dei due protagonisti, il presidente americano Obama e quello russo Medvedev. L’accordo li rafforza anche sul piano internazionale poiché avviene a poche settimane dalla grande Conferenza che si terrà a New York sul riesame del Trattato di non proliferazione nucleare (Tnp). Si tratta di un progresso importante in uno dei tre pilastri del Tnp, quello del disarmo. I critici sosterranno che le riduzioni giungono tardi, sono insufficienti e lamenteranno la mancanza di progressi sul fronte del disarmo multilaterale. Ma nessuno potrà negare che si tratta di un passo nella giusta direzione. Anche nei periodi più bui della guerra fredda, Mosca e Washington hanno cercato di cooperare per il rafforzamento del regime di non proliferazione attraverso misure di disarmo nucleare. A maggior ragione hanno interesse a farlo ora che la guerra fredda è alle spalle e la proliferazione rappresenta una delle maggiori minacce.

Verso New York
Se risultati positivi fossero raggiunti anche sul fronte della non proliferazione vera e propria e degli usi pacifici dell’energia nucleare – gli altri due pilastri del Tnp – e si riuscisse ad evitare che le controversie sulle questioni regionali degenerino in uno scontro politico, si potrebbe legittimamente sperare in un esito consensuale della conferenza di New York.

L’accordo di Praga non può che essere la tappa di un processo che dovrà svilupparsi nei prossimi anni. Mentre i sistemi strategici vengono ora sottoposti ad una nuova intesa Start e quelli a raggio intermedio sono già totalmente proibiti ai russi e agli americani, sfuggono ancora ad ogni disciplina giuridicamente vincolante le cosiddette armi nucleari non strategiche. Si tratta di armamenti a corta gittata, numerosi e a volte problematici sotto il profilo della sicurezza e della sorveglianza.

Rimane peraltro aperta la questione degli altri paesi possessori di armi nucleari. Russia e Stati Uniti posseggono però oltre il 90% delle testate esistenti ed è naturale che da loro ci si aspettino le maggiori riduzioni prima di allargare l’esercizio agli altri paesi nucleari nel quadro dell’obiettivo, sempre più largamente condiviso, di un mondo privo di armi nucleari.

Carlo Trezza

AffarInternazionali