Dossier, Algeria tra esercito e corruzione

Il presidente algerino Bouteflika non è riuscito a sfruttare gli introiti provenienti dal settore degli idrocarburi per generare vero sviluppo nel paese; l’Algeria è nuovamente in crisi mentre si moltiplicano gli interrogativi su chi sarà alla guida del paese nell’era post- Bouteflika – scrive il giornalista algerino Mahmoud Belhimer

A meno di un anno dall’elezione del presidente Abdelaziz Bouteflika, avvenuta il 14 aprile 2009 per la terza volta, l’Algeria è stata colta da un’altra crisi politica. Le manifestazioni stanno scompigliando settori vitali come l’istruzione e la sanità, mentre la corruzione diventa sempre più pervasiva.

Questa situazione non è affatto ciò che Bouteflika (nella foto) e i suoi sostenitori promisero nel novembre del 2008, quando la costituzione venne modificata per rimuovere i limiti di tempo al mandato presidenziale e consentire al presidente di continuare a ricoprire la carica che ha occupato fin dal 1999. E ‘ ormai chiaro che la loro vera intenzione era quella di consolidare l’ordine politico esistente, approfittando del miglioramento della situazione finanziaria dell’Algeria causato da un aumento eccezionale dei prezzi di petrolio e gas a livello mondiale. Questo afflusso di entrate provenienti dal settore degli idrocarburi è stato utilizzato per soddisfare le pressanti rischieste sociali e stimolare gli investimenti nelle infrastrutture.

Il consolidamento del regime, tuttavia,  non equivale necessariamente alla stabilità del paese in generale. Le riforme economiche non si sono ancora tradotte in prosperità per la maggior parte degli algerini. Secondo le cifre ufficiali, tra il 2004 e il 2009 il governo ha speso 120 miliardi di dollari per alloggi, ferrovie e autostrade, così come per stipendi di base più alti per gli impiegati pubblici. Per il 2009-2015 esso ha in programma di spendere altri 150 miliardi di dollari.

Eppure queste spese non hanno apparentemente fatto nulla per ridurre il tasso di disoccupazione e creare imprese produttive. Le riforme politiche introdotte a seguito dei disordini dell’ottobre del 1988, con il dichiarato obiettivo di costruire una democrazia pluralistica con un’ampia partecipazione politica, hanno invece creato un sistema di fatto monopartitico. Il regime è ancora l’attore principale, con tre partiti – il Fronte di Liberazione Nazionale, il Raggruppamento Nazionale Democratico, e il (moderatamente islamico) Movimento della Società per la Pace – alleati con la presidenza, che monopolizzano la vita politica.

A questo proposito l’Algeria non è diversa dalla maggior parte dei paesi arabi, che hanno realizzato riforme politiche incomplete sotto pressioni interne ed internazionali, alterando superficialmente i loro sistemi politici senza cambiarne l’essenza. Molti paesi hanno costituzioni che prevedono pluralismo, partiti politici, organizzazioni della società civile, e regolari elezioni, ma la classe dirigente tradizionale gestisce ancora questi cambiamenti superficiali e mantiene il potere reale, lontano da qualsiasi forma di controllo istituzionale o popolare.

Ma cosa aspetta l’Algeria? Quali opzioni hanno le autorità  del regime per superare l’attuale crisi e preparare il terreno per l’era post-Bouteflika? Queste sono domande pressanti, soprattutto alla luce delle voci sulla cattiva salute del presidente.

Certo, Bouteflika non si è fatto vedere ultimamente, mentre la questione della corruzione ha dominato l’attenzione del pubblico, e ha anche pervaso la lotta per il potere tra i membri della classe dirigente del paese. Il suo silenzio circa le accuse di corruzione dilagante nelle istituzioni – tra cui la compagnia petrolifera statale Sonatrach, la linfa vitale dell’economia algerina – ha messo a rischio la credibilità del suo governo. Il ministro dell’energia Chakib Khalil (vicino al presidente) e il ministro dei lavori pubblici Amar Ghoul sono accusati di aver accettato tangenti, cosa che diminuisce il potere della cricca del presidente, consentendo all’altro principale detentore del potere in Algeria – l’esercito – di guadagnare terreno. La corruzione ha anche svolto un ruolo nell’assassinio del direttore della sicurezza nazionale, Ali Tounsi, ucciso nel suo ufficio il 25 febbraio da un dipendente che era sotto inchiesta per aver accettato tangenti.

L’esercito ha tradizionalmente svolto un ruolo di primo piano nella politica algerina, e ha assunto l’incarico di governante di fatto del paese durante la sanguinosa lotta contro il terrorismo degli anni ‘90. Da quando assunse il potere nel 1999, Bouteflika ha cercato di rafforzare il ruolo della presidenza e conferirle ampi poteri decisionali. Poiché egli ha evitato di fondare istituzioni governative che avrebbero creato una sistema di pesi e contrappesi, il potere è rimasto concentrato nelle mani dell’esercito e del presidente.

Alcuni osservatori ritengono che il ritiro in pensione e la scomparsa di alcuni elementi fondamentali della leadership militare degli anni ’90 cambierà il volto dell’establishment militare e lo porterà ad intervenire di più in politica. Anche i leader politici cambieranno. E’ probabile che il successore di Bouteflika provenga da una nuova generazione, considerato che coloro che derivano la loro legittimità dalla rivoluzione algerina stanno perlopiù abbandonando la scena.

Una notevole eccezione è l’ex primo ministro, Mouloud Hamrouche, che in giovane età combatté nella rivoluzione. Egli è conosciuto per la sua piattaforma riformista, e partecipò alle elezioni presidenziali del 1999. Hamrouche crede, tuttavia, di aver bisogno di un consenso esplicito da parte dei  “decision-makers” (cioè l’esercito) per il suo programma riformista, in particolare per quanto riguarda la liberalizzazione politica ed economica.

Un altro che promette riforme è Benbitour Ahmad, un tecnocrate molto competente in questioni economiche, il quale fu primo ministro di Bouteflika nel 1999-2000, e che instisterebbe anche su radicali cambiamenti interni.

L’attuale primo ministro Ahmed Ouyahia è, tuttavia, il nome che si sente più frequentemente come probabile futuro presidente. Tecnocrate compiacente che ha guidato il governo per tre volte, Ouyahia ha la benedizione dei “decision-makers.” La sua debolezza agli occhi del pubblico consiste nell’aver difeso un certo numero di politiche impopolari, come la dissoluzione delle istituzioni economiche statali e il licenziamento di impiegati o l’arresto di funzionari accusati di corruzione e poi assolti.

Chiunque sia il successore di Bouteflika, il prossimo presidente non riuscirà a creare vera stabilità e prosperità se manterrà un approccio che favorisce la concentrazione del potere nelle mani di pochi e limita la partecipazione popolare e l’assunzione di responsabilità politica da parte del governo. C’è bisogno di ampie riforme economiche, necessarie per alleviare la dipendenza dell’Algeria dai proventi del petrolio (attualmente il 97% delle entrate nazionali), creare nuovi posti di lavoro, e migliorare le condizioni di vita di una popolazione sempre più disillusa. La solita politica non farà altro che ritardare l’emergere di un governo in grado di affrontare questi problemi, e quindi prolungherà la vulnerabilità dell’Algeria.

Traduzione a cura di

Medarabnews.com