La città galleggiante di nome Gyre

Benchè molti vogliano sostenere il contrario, sulla Terra c’è spazio per molti altri esseri umani. Se non dovessimo considerare le risorse che gli esseri umani consumano, o se immaginassimo che, utopicamente, l’essere umano imparasse ad essere responsabile nei propri consumi quotidiani, non ci sarebbero problemi di spazio.

E’ stato infatti calcolato che tutta la popolazione della Terra potrebbe risiedere in tre mega-metropoli grandi come Nevada, Texas ed Arizona. Ora, questo è solo un esempio per mostrare il rapporto spaziale uomo-superficie terrestre; sappiamo tutti che mettere assieme così tante persone è impossibile, ed anche se lo fosse si rivelerebbe un fallimento.

Il problema del consumo dello spazio, tuttavia, rimane. Per quanto l’uomo possa virtualmente occupare solo una piccola parte del pianeta, in realtà la sua presenza si può notare pressochè ovunque.
Ormai anche ambienti estremi stanno per subire un certo livello di colonizzazione umana (sempre che non si tratti dell’Africa…), fino ad arrivare addirittura alle profondità marine.

Una delle idee per la colonizzazione dei mari viene da Zigloo, aka Keith Dewey, architetto ambientalista coinvolto in oltre 100 progetti civili innovativi. E di innovazioni sembra essere piena la sua Gyre, la città galleggiante immersa per metà nell’oceano.

Gyre è il concetto di una vera e propria “comunità oceanica” di oltre 2000 abitanti, che condividerebbero una superficie utile totale pari a circa 40 campi da calcio. Una vera e propria città, che per metà galleggia sulla superficie del mare mentre la parte rimanente si trova immersa fino a 400 metri di profondità, con tanto di ristoranti, negozi, hotel per il turismo ed aree ricreative.

Gyre è stata infatti progettata per poter essere una città galleggiante non solo per i pochi che potranno permettersi di vivere a bordo della struttura, ma anche per i turisti in crociera che desiderano vedere le profondità oceaniche, o per scienziati e biologi che hanno fatto dell’ ambiente marino il fulcro della loro ricerca.

La struttura di Gyre è composta da una croce greca, in cui ogni “braccio” rappresenta un punto d’attracco per navi da crociera o scientifiche, con una superficie totale di 1,5 km, oltre che ad una serie di ponti scoperti per prendere una boccata d’aria fresca dopo la permanenza all’interno della città galleggiante. Al centro di Gyre, un “imbuto” che scende sotto il livello del mare fino a 400 metri, e che ospita generatori di energia elettrica alimentati dalle correnti marine, oltre che laboratori ed osservatori scientifici.

L’energia di Gyre verrebbe prodotta da diverse fonti rinnovabili, una combinazione di solare, marino ed eolico; l’acqua piovana verrebbe raccolta da alcuni contenitori della struttura galleggiante, e purificata per l’uso quotidiano.