Terrorismo di stato nella regione del Caucaso

Oleg Orlov, presidente di Memorial, un’organizzazione russa per la tutela dei diritti umani, scrive sul sito di Al Jazeera che le crescenti sconfitte del governo nel Caucaso Settentrionale hanno condotto ad una politica di “terrorismo di stato” nella regione

Nel Caucaso Settentrionale (compresa la Cecenia), le milizie clandestine stanno combattendo lo stato russo ricorrendo a metodi terroristici. A sua volta, lo stato e le sue strutture militari, attuano una politica di terrore per combattere il loro nemico clandestino. Nella primavera del 2009 divenne chiaro che nella Repubblica Cecena stava avendo luogo una seria destabilizzazione. Tale destabilizzazione ha contrassegnato tutte le attività delle autorità e delle strutture militari della Repubblica.

A partire dal 2007, fino alla prima metà del 2008, avevamo potuto notare che in Cecenia – nonostante le grandi violazioni dei diritti umani negli anni precedenti – stavano arrivando pace e stabilità. Si erano verificati meno scontri armati e meno perdite nell’esercito, e i difensori dei diritti umani avevano dichiarato che c’erano stati meno incidenti e abusi da parte dello stato. Tuttavia, a partire dalla fine del 2008 gli eventi hanno subito un’inversione di tendenza.

Le sconfitte del regime

Nell’estate del 2009 si è verificato un aumento delle perdite tra le forze governative, specialmente in Cecenia, dove esse sono raddoppiate rispetto all’estate dell’anno precedente. Nel 2009 in Cecenia ha avuto luogo una serie di attacchi terroristici, anche ad opera di kamikaze. Negli ultimi anni la “Cecenizzazione” del conflitto ha avuto un notevole effetto sulla guerra con i ribelli armati. Tuttavia, è chiaro che questa risorsa si è esaurita; le forze della Repubblica non sono in grado di rispettare la promessa di Ramzan Kadyrov (il presidente della Cecenia) di distruggere completamente i combattenti clandestini. Per di più, il regime totalitario, fondato sulla paura e sulla violenza, sta dando luogo esso stesso ad una maggiore resistenza. Ancora una volta i giovani stanno tornando sulle colline per unirsi ai ribelli. La risposta dal governo è stata dura, con un marcato aumento della violenza al di fuori della legge. Queste violenze sono perpetrate su scala sempre più vasta, sempre più a viso aperto e senza remore.

Le vittime hanno paura

Per esempio, il numero di rapimenti è aumentato. Nel 2009, l’ufficio di Memorial in Cecenia ha contato 96 scomparsi (più del doppio rispetto all’anno precedente). Le circostanze di questi rapimenti dimostrano chiaramente che in essi sono coinvolti gli organi della sicurezza di stato. Dovremmo anche notare che tra il luglio e il dicembre 2009, Memorial è stata costretta a sospendere temporaneamente il lavoro dei suoi incaricati in Cecenia. Oltretutto, in tempi recenti, le vittime dei rapimenti e i loro familiari hanno sempre più paura di denunciare gli incidenti ai funzionari delle organizzazioni per i diritti umani, per timore di ritorsioni. Per questa ragione Memorial è dell’opinione che questa sia solo la punta dell’iceberg della vera estensione di tali crimini.

In Cecenia, per le autorità prendere ostaggi è un procedimento di routine, e nel 2009 c’è stata anche una campagna da parte delle forze di sicurezza che consisteva nel bruciare le abitazioni che appartenevano ai famigliari dei ribelli. Le forze di difesa della Repubblica Cecena sono state infiltrate da persone che addestrano alla violenza armata extragiudiziale, ignorando completamente qualsiasi rispetto delle leggi. Essi si ritengono al di sopra della legge, capaci di eseguire “operazioni” con qualsiasi metodo ritengano necessario. La violenza illegale in Cecenia, comprese le punizioni extragiudiziali, è stata apertamente istituita dai suoi governanti. Memorial ha avuto accesso ad alcune registrazioni di dichiarazioni di questo tenore rilasciate da Kadyrov e da altri funzionari all’emittente televisiva della Repubblica.

Rapimenti di Stato

Il 7 giugno 2009, si è arrivati al punto che vi fu una punizione extragiudiziale pubblica di un uomo accusato di collaborazionismo con le forze ribelli nel villagio di Akincha-Borza. Gli attivisti delle organizzazioni non governative per i diritti umani in Cecenia devono affrontare diversi tipi di pressioni. Nel 2009, durante alcune pubbliche apparizioni, alti funzionari ceceni non si sono trattenuti dal descrivere i difensori dei diritti umani come nemici dello stato e collaboratori dei terroristi. Ciò significa che all’interno della Repubblica gli attivisti per i diritti umani sono visti come individui pericolosi, che possono essere perseguiti.

Il 15 luglio 2009, Natalya Estemirova, giornalista e membro di Memorial, è stata rapita a Grozny (capitale della Cecenia) e quindi uccisa. Gli eventi successivi al suo omicidio e le circostanze del crimine ci hanno portati a sospettare che esso fosse stato organizzato ed eseguito da qualcuno delegato dal regime. Dopo l’assassinio della Estemirova, Memorial è stata obbligata a sospendere temporaneamente (fino al 16 dicembre 2009) le sue attività in Cecenia. Le autorità hanno ripetutamente esercitato pressioni tali, sulle organizzazioni non governative locali, che esse sono state costrette a fermare ogni tipo di attività a difesa dei diritti umani per concentrarsi solo sulle attività sociali praticando quindi un’auto-censura.

L’11 agosto 2009, il capo della ONG “Let’s save the Generation” di Grozny, Zarema Saulayeva, e suo marito Alik Djabrailov, sono stati rapiti. Gli aggressori armati, che non indossavano maschere e hanno detto di venire “da parte dello stato”, li hanno portati via in macchina. I loro corpi sono stati ritrovati il giorno dopo nel bagagliaio di un’auto a Grozny, con ferite d’arma da fuoco. È chiaro che solo persone che lavorano per organi di stato possono rapire delle persone in pieno giorno a Grozny, senza celare i loro volti, imbracciando tranquillamente delle armi.

Oleg Orlov è il leader del movimento “Memorial” per i diritti umani in Russia, ed è il vincitore, insieme ai colleghi Sergei Kovalev e Lyudmila Alexeyeva, del Premio europeo Sakharov per i diritti umani 2009. Oleg Orlov è oggi il direttore di Memorial: l’organizzazione denuncia la repressione politica nei paesi dell’ex-Unione Sovietica e lotta contro le violazioni dei diritti umani. Orlov è stato recentemente condannato da un tribunale di Mosca a risarcire il presidente ceceno Ramzan Kadyrov per diffamazione, e obbligato a ritirare le sue dichiarazioni in cui accusava Kadyrov di essere responsabile dell’omicidio della Estemirova. Due anni fa Orlov era stato rapito con tre giornalisti, picchiato, torturato e minacciato di morte, poi rilasciato.

Traduzione a cura di

Medarabnews