The Torturer

Dopo la lunga parentesi televisiva, che l’ha visto alle prese con draghi e storie fantastiche, Lamberto Bava torna al genere che più gli si addice e che il padre lanciò in Italia nei lontani anni ’50.
The Torturer, il torturatore, è un film girato completamente in digitale e con quattro soldi. I limiti di budget si vedono subito quando ci si trova di fronte ad attori più lì per caso che per scelta. Lo script dell’opera è poi completamente vuoto di significato e privo di senso. Ginette è una giovane attrice desiderosa di trovare lo spazio che le compete. Di fronte a un provino del regista Alex, per il quale ha scritto la sua tesi di laurea, non può rinunciare ad esibirsi in tutta la sua bellezza in un gioco che si fa via via sempre più equivoco.
Da qui partirà un voyeuristico gioco con la morte, sinceramente più che spaventare arriverà fino a rendersi ridicolo da solo.
Dispiace criticare così aspramente un uomo che con il suo operato ha portato in alto la bandiera macabra del nostro paese: Macabro; Demoni; Body Puzzle ne sono una piccola testimonianza; ma il ritorno dopo tanti anni, almeno nel cuore degli appassionati, doveva essere qualcosa di più fantasioso e dirompente.
Da lodare nonostante tutto l’impegno di un’artista, che venendo da una scuola di vecchia maniera, sceglie di confrontarsi con un palcoscenico nuovo alla scoperta delle tecniche più recenti. La rivoluzione del digitale ha accompagnato una nuova stagione per tutto il cinema italiano e comunque la volontà di Lamberto nel trovarsi di fronte a questo strumento sconosciuto a tutti, prima, è meritevole. Il risultato è diverso da quello che ci potevamo aspettare forse proprio per la troppa irruenza con cui si ripropone, facendo sentire sulle sue spalle, purtroppo a nostre spese, tutta la voglia arretrata che si è portato dentro in anni di lontananza dal suo genere prediletto. Questo porta a una violenza a tratti ingiustificata e banale. Di sicuro però il film non è lontano un abisso dalla sufficienza perché ci troviamo di fronte a un nuovo inizio e speriamo a una nuova primavera per il regista che a breve continuerà la sua rinascita grazie a un’opera di ben altro livello quale Ghost Son.

Matteo Fantozzi