Bolivia, le elezioni amministrative preoccupano Morales

Anche se per avere i responsi definitivi dovremo attendere almeno una decina di giorni, i primi dati delle elezioni regionali in Bolivia sembrano indicare risultati contrastanti che fanno gridare alla vittoria sia governo che opposizione, non diversamente da quanto avviene alle nostre latitudini.
Se, infatti, è vero che, secondo la BBC, il partito del presidente Evo Morales ha vinto in sei delle nove regioni in cui è divisa la Bolivia e in tre delle dieci principali città, è altrettanto vero che l’opposizione ha vinto nelle zone di Santa Cruz, Beni e Tarija, vale a dire i punti di riferimento dei movimenti autonomisti, vera spina nel fianco di questi anni di governo Morales.
Nel bilancio negativo di Morales c’è sicuramente anche la perdita di alcune importanti città tra le quali soprattutto La Paz, dove ha vinto il Movimiento Sin Miedo (MSM), partito fino a poco tempo fa alleato del presidente e ora all’opposizione.
In diverse zone in cui sembra abbia vinto la maggioranza, lo scarto è così ridotto che sarà necessario attendere i risultati ufficiali definitivi prima di ogni festeggiamento.
Secondo alcuni sondaggi sarebbero, infatti, solo quattro le regioni dove il partito di governo ha vinto.
La cosa certa è che nel Dicembre scorso alle elezioni presidenziali la vittoria del partito di governo, Movimiento al Socialismo (MAS), appariva evidente mentre queste elezioni regionali hanno dimostrato ancora una volta che il consenso a favore di Morales è altissimo nelle zone di prevalenza contadina ed indigena, ma è sempre traballante quando si confronta con le zone più ricche dell’est.
Alcuni osservatori hanno voluto vedere delle crepe anche in quelle regioni indigene nelle quali si sono costituite liste autonome che, seppur filogovernative, si sono volute staccare dal Mas, probabilmente in crisi di fiducia anche in queste circoscrizioni come rappresentante degli interessi locali.
In questo probabilmente ha inciso una nuova politica del MAS che negli ultimi mesi ha cercato di coinvolgere la classe media offrendo candidature ad alcuni personaggi che fino a poco tempo prima facevano parte dell’opposizione.
Morales ha ammesso pubblicamente come l’esito del voto non sia stato un plebiscito ma ha paragonato la politica al calcio, dove alla fine contano soltanto i gol segnati.
Non si può dar torto comunque al presidente quando ricorda che da quando è stato eletto nel Dicembre 2005, la democrazia in Bolivia ha fatto dei notevoli passi avanti, basti ricordare che in passato si avvicendavano dittature militari, colpi di stato e finte democrazie.
Anche l’alta percentuale di afflusso alle urne, che ha toccato quasi il 95%, in un paese in cui l’analfabetismo, pur combattuto, è ancora alto, rappresenta un importante risultato indicativo del coinvolgimento del popolo nella vita pubblica.
Subito dopo aver votato, Morales ha ricevuto in visita il primo ministro russo Putin cui ha chiesto “un ritorno in America Latina con forza” ribadendo l’importanza dell’alleanza con la Russia per lo sviluppo della Bolivia.
La delegazione russa dovrà anche valutare la richiesta di credito di cento milioni di dollari necessari per rafforzare le forze armate boliviane e verificare se ci siano le condizioni per portare avanti il progetto di creare in Bolivia un aeroporto internazionale da usare come base tecnica ed operativa per gli aerei russi che viaggiano in America Latina, con un investimento di cinque milioni di dollari.
Paolo Menchi