Society- The Horror

Society è l’opera prima di un regista molto importante per il cinema di genere Brian Yuzna. Questo esperimento viene dopo una lunga esperienza di produzioni insieme a un altro Master of Horror Stuart Gordon (ha prodotto per lui Reanimator; From beyond e Dolls). La pellicola ci narra la storia di Bill Whitney un ragazzo all’apparenza come tutti gli altri ma in realtà affetto da stranissime visioni. Queste si moltiplicano fino a farlo impazzire ma per il suo dottore è solo uno stato depressivo dovuto al pieno svolgersi dell’adolescenza. Bill, interpretato da uno straordinario Billy Warlock già visto in Halloween II, si convincerà che qualcosa non va nella società che lo circonda, da qui il titolo del film Society, quando l’ex ragazzo di sua sorella Blanchard gli farà ascoltare un nastro in cui sentirà la sua famiglia esprimsi in maniera davvero bizzarra. Da quel momento la sua vita diventerà un incubo.
Partito come uno dei più classici teen-film a low budget Society cresce in maniera proporzionale allo scorrere del timing. Questo dubbio che si attanaglia in Bill ci porta dentro di lui rendendoci protagonisti di un orrore che non ci appartiene. Con tutte le differenze del caso il film potrebbe essere una reinterpretazione moderna di quello che fu il capolavoro di Roman Polanski, Rosemary’s Baby. Certo siamo di fronte a due film di livello assolutamente diverso ma ci viene naturale guardare a questa pellicola e all’inquietante salotto dove la gente si ciba “succhiando” direttamente dal corpo di altre persone e provare un qualcosa non completamente nuovo. Come al solito, venendo soprattutto dall’esperienza di Reanimator di cui Yuzna girerà il sequel Reanimator 2, il regista interpreta la sceneggiatura fornita dalla coppia Rick Fry-Woody Keith in chiave violenta, orrorifica e deviata. Gli effetti speciali hanno una maturità assoluta se paragonati a quello che propongono gli anni ottanta e Yuzna si pone come vero maestro in questo dimostrando grande attenzione gore anche in seguito con i due capitoli di The Dentist soprattutto.
Sembra chiaro poi il messaggio che possiamo apprendere, quello di una critica alla società capitalistica corrotta che domina le masse senza via di scampo, l’amaro finale è la dimostrazione di come sia impossibile fare qualcosa contro di questo.
Senza ombra di dubbio un film maturo che andrebbe riscoperto e su cui i grandi appassionati non dovrebbero perder tempo nella continua indecisione di quale film guardare.

Matteo Fantozzi