Kirghizistan, scontri e morti: paese in stato d’ emergneza


Il Kirghizistan, paese ex sovietico dell’ Asia centrale, è in pieno caos. Da stamattina sono  in corso violenti scontri nei dintorni del palazzo presidenziale di Bishkek, capitale del Kirghizistan, tra manifestanti dell’ opposizione e forze di polizia. Il bilancio momentaneo è di 17 morti e oltre un centinaio di feriti. Il ministro degli Interni Moldomusa Kaongatiev è stato ammazzato a botte nella città nordoccidentale di Talas, lì dove è iniziata la sovversione tre giorni fa, quando sono stati occupati gli uffici governativi e dove sono ora in corso disordini e saccheggi e dove, secondo alcune fonti, sarebbe stato preso in ostaggio anche il vicepremier kirghizo, Aligbek Zhaparov.

Il premier Ussenov ha dichiarato davanti al parlamento di Bishkek il regime d’emergenza imponendo il coprifuoco e la chiusura di negozi e scuole. E’ stato preso d’assalto nella capitale anche il palazzo della televisione. Dopo alcune ore di black out le trasmissioni sono riprese, ma ad andare in onda sono i militanti dell’opposizione che hanno occupato la sede e nella tv si stanno susseguendo brevi interventi di circa due-tre minuti di militanti dell’opposizione.

I manifestanti chiedono le dimissioni del presidente Kurmanbek Bakiyev e protestano anche contro l’aumento del prezzo del carburante, addebitato alla corruzione del governo in carica.

Gli scontri piu’ violenti sono nella capitale, dove migliaia di manifestanti hanno tentato di marciare verso il palazzo presidenziale e un fotografo della Reuters ha segnalato che ci sono almeno cinque morti. Da Mosca Andrei Nesterenko, portavoce del ministero degli esteri russo, ha chiesto di ”astenersi dalla violenza per evitare spargimenti di sangue”.

Il Kirghizistan, povera repubblica ex sovietica dell’Asia centrale, vive dall’inizio di marzo una crisi politica che preoccupa gli Stati Uniti, che usano una base aerea nel Paese per le operazioni in Afghanistan. E anche la Russia ha una base militare nel Paese…

Luigi Ciamburro