“Giardini Segreti”: apre i battenti a Palazzo Valentini la mostra di Claudia Bellini

Appuntamento stasera, presso la Sala Egon Von Furstenberg di Palazzo Valentini, a Roma, per l’inaugurazione della mostra “Giardini Segreti“, di Claudia Bellini, a cura di Luigina Rossi.  L’esposizione, che resterà aperta al pubblico dal 10 al 23 aprile 2010, con ingresso gratuito, è promossa dall’Associazione Struttura 2000, con il patrocinio della Provincia e del Comune di Roma.

Tema centrale della mostra, il Giardino Segreto inteso come profonda ricerca psicologia, luogo fisico e mentale in cui costruire le proprie fantasie in compagnia di se stessi e di personaggi selezionati nel proprio inconscio, specchi e proiezioni della propria immagine. I Giardini dell’inconscio di Claudia Bellini hanno un vocabolario visivo quasi magnetico ed è come varcare una soglia magica enfatizzata dalle luci in foglia d’oro, quella dei nostri desideri più reconditi.

Lo spettatore si ritrova al centro di una dimensione naturalistica ed intimistica, in un paesaggio dalle gamme cromatiche decise con intensi verdi ed azzurri in cui affiorano figure umane elegantissime nei loro dettagli anatomici. In questo mondo irreale figurano protagoniste femminili che emanano sensualità nelle forme e nei volti.

La mostra è il risultato di un lungo e meditato processo introspettivo che Claudia Bellini ha già affrontato in passato, non dimenticando mai il valore della presenza umana nel contesto urbano e naturalistico e valorizzando nella mappa della città quei luoghi ormai dimenticati che sono più vicini allo spirito. Nella pittura di Claudia Bellini emerge un elemento di coesione che consiste nella percezione dello sfondo, elaborato con tonalità luminose accecanti, che avanza verso l’infinito. Una luce che stordisce, che cattura e fa approdare in una dimensione spazio temporale propria dell’inconscio.

Claudia Bellini nasce a Rovereto dove frequenta le scuole fino al Ginnasio, e si trasferisce poi a Milano per studiare al Liceo Artistico di Brera e quindi a Roma dove termina il Liceo Artistico in Via Ripetta. L’artista si iscrive alla Facoltà di Architettura e segue i corsi per qualche anno: questo periodo lascia un’impronta decisiva nel suo lavoro, portandola da prima a lavorare nel campo dei restauri e delle ristrutturazioni dei palazzi del centro storico e poi ad esprimersi in ambito pittorico.

Il suo arrivo a Roma coincide con gli anni della grande vivacità intellettuale ed artistica di Via Margutta, dove ha lo studio di scultura lo zio Alcide Ticò. In questi anni, diviene allieva di Guttuso, suo punto di riferimento formale, ma grande influenza su di lei hanno anche altri artisti, quali Turcato, Franchina, Fazzini, Monteleone, Thot e Anna Salvatore.

Appartengono agli anni ’70 una serie di opere dalle tonalità rosa con sfondi verde – azzurro, incentrate sul nudo femminile, soggetto che rimarrà costante nella sua pittura.

Immersa nella tranquillità della campagna romana, sviluppa il Ciclo delle cosiddette “Donne in Rosso“, figure intimiste e solitarie che campeggiano su un fondo bruno Van Dick, catturando l’attenzione con lampi di colore rosso che vibrano di svariate tonalità.

La maturità artistica si esprime in tutta la sua forza alla fine degli anni ’80, quando torna a vivere a Roma proprio in Via Margutta. Il suo essere pittrice figurativa le impone un assiduo rapporto con la realtà contemporanea che viene filtrata e rigenerata all’interno dell’opera.La città di Roma diventa fonte di ispirazione per un ciclo di opere: l’artista rivisita la città con gli occhi dell’anima che vedono una città immersa nel colore, i cui personaggi solitari si muovono in una dimensione metafisica.

Con l’inizio del millennio si avverte l’esigenza di un cambiamento che si sta sviluppando in forme completamente nuove in cui si esamina anche la dimensione dell’arte astratta. La Bellini ha esposto in mostre personali in Italia e all’estero, partecipando a vari Premi d’Arte.

“Se all’inizio la ricerca di Claudia Bellini sembrava volgere a un linguaggio prevalentemente espressionista e a tematiche tradizionali del ritratto e del paesaggio, – scrive la dr.ssa Paola Pizzamano, storico dell’arte – con l’adozione di soluzioni formali, a volte, proto-cubiste, in tempi più recenti si registra una svolta in direzione simbolista che sollecita una maggiore attenzione. Le sue ultime opere sviluppano soggetti oscillanti tra il mito e la realtà, a partire dal ciclo delle divinità femminili, Dea Pomeria, Dea Roma, Dea lunare, Danza lunare, fino ai Giardini segreti, all’interno di una riscoperta del passato di Roma”.

“Il mito – secondo l’esperta – offre a Bellini lo spunto per costruire rapporti, collegamenti nascosti, tra personaggi che si trasformano secondo il contesto in creature fantastiche, in una sorta di visione onirica fatta di frammenti che derivano da una ricerca, la cui origine è data da una solitaria meditazione sul passato e sui suoi valori svolti in modo singolare, a volte con l’intento di suggerire nuovi significati”.

(s.d.f.)