Asse Usa-Iran, alta tensione


8 aprile 2010, segnatevi questa data, perché siamo di fronte a un evento storico, che può davvero cambiare l’andamento dell’intera umanità!

Protagonisti: Barack Obama e Dmitri Medvedev, ossia il presidente degli Stati Uniti, alias l’uomo più potente della Terra, e il presidente della Russia.

Località: Praga, capitale della Repubblica Ceca e della Boemia.

L’ 8 aprile 2010 i due presidenti  hanno siglato un accordo, a dir poco determinante per gli equilibri geo-politici, e  che inevitabilmente condizionerà in senso positivo il nostro futuro e quello delle generazioni  successive.  Stiamo parlando dell’accordo Start 2 per la riduzioni delle armi nucleari dei rispettivi Paesi. La ratifica dell’intesa è avvenuta nella “Sala Spagnola” del Castello di Praga.

Com’è noto, insieme al problema dell’ambiente e del surriscaldamento terrestre, la lotta alla proliferazione nucleare, è uno dei punti cardini della politica estera di Obama. Fin dalla sua insediazione, si è prodigato affinchè tutte le nazioni che detenessero arsenali atomici, si accordassero tra di loro per  una consistente quanto determinante riduzione  degli stessi.

La firma è arrivata dopo un lungo tiramolla tra Mosca e Washington durato parecchi mesi e numerose consultazioni. Ma il risultato è soddisfacente, anche se l’accordo tra le due super-potenze, prevede una graduale dismissione nell’arco di sette anni. Ma è pur sempre un risultato eccezionale, considerando il fatto, che questo è solo il primo passo di una serie di accordi politici di lungo periodo, che comporteranno  un effetto domino nell’intero panorama politico mondiale.

Sono ormai lontanissimi i tempi in cui gli Usa e l’Urss (ex Unione Sovietica) si battagliavano per ottenere il predominio dell’intero globo terracqueo, per accaparrarsi la leadership internazionale. Il periodo della “guerra fredda” appartiene ormai alla Preistoria, alla “notte dei tempi”.

Oggi, al contrario,  la nazione dello “Zio Sam” e quella degli “Zar” vanno a braccetto creando una sinergia che comporta indubbi benefici per tutti.

Obama nel discorso tenuto dopo la cerimonia, ha definito la firma «una pietra miliare per le relazioni bilaterali e la sicurezza nucleare». Poi ha aggiunto che l’accordo «rende gli Stati Uniti e il mondo più sicuri».

Ora che “i due giganti” di Occidente e di Oriente si sono accordati, il loro comportamento sarà di grande esempio per tutti gli altri Paesi, che saranno così stimolati a seguire la stessa direzione.

In questo contesto idilliaco di gran festa, si leva però, un urlo stridulo proveniente dall’ Iran. Una grossa nota stonata, che rovina la melodia di pace e fratellanza  messa in atto da Obama.

”Nessuna potenza può  più  impedire all’Iran di procedere velocemente sulla strada dello sviluppo nucleare”. ”Ogni mano che porterà una minaccia alla nazione iraniana sarà tagliata”.

Testo e musica di Mahmud Ahmadinejad. Il presidente dell’ Iran, in un discorso trasmesso in diretta dalla televisione di Stato, ha ribadito con fermezza ciò che purtroppo tutto il Mondo è a conoscenza da tempo. L’Iran non ha alcuna intenzione di indietreggiare, di arrendersi, di rinunciare ad armarsi di testate nucleari, di fornirsi di armi di sterminio di massa.

Nel giorno in cui si celebra uno storico accordo, per il raggiungimento di una pace sempre più stabile, bisogna purtroppo fare i conti con le ambizioni poco pacifiche dell’Iran e del suo massimo esponente.  L’Iran ha sviluppato ”centrifughe di terza generazione” per l’arricchimento dell’uranio, capaci di produrre una quantità di materiale fissile sei volte superiore al recente passato.

E’ vero che diversi Paesi hanno bombe atomiche, che potenzialmente potrebbero essere utilizzate. E’ vero  che diverse Nazioni  già fanno parte del “cosiddetto club dell’atomo”, tra cui anche Cina, India e Pakistan. Che c’è una Corea del Nord che sta facendo i suoi primi test nucleari.

Ma permettere all’Iran di armarsi di materiale bellico di distruzione di massa, è come dare a James Bond la licenza di uccidere! Sarebbe un rischio troppo grande, alla luce delle dichiarazioni razziste e xenofobe, più volte rilasciate dallo stesso  Ahmadinejad, soprattutto contro Israele e gli Stati Uniti.

“Se pensano che usando il linguaggio delle minacce potranno fiaccare la volontà dell’Iran, si sbagliano” ha affermato Ahmadinejad.

Dopo l’Iraq di Saddam Hussein, l’Afghanistan di Osama Bin Laden, ecco l’Iran di Ahmadinejad. Tutti accomunati dall’odio verso il mondo a “stelle e strisce”, verso la cultura occidentale. La speranza di chi vi scrive è che non si arrivi allo stesso tragico risultato. La guerra in qualunque posto venga fatta, qualunque sia il motivo, qualunque siano i protagonisti, è sempre espressione becera della bestialità umana,  e per antonomasia è l’apologia della morte.  Va evitata con tutte le forze. Ma spesso come in questo caso ci troviamo in un vicolo cieco, in un punto di non ritorno.

Fabio Porretta