Polonia, la salma del presidente e delle altre 95 vittime verso Varsavia

Polonia in ginocchio e orfana del presidente Lech Kaczynski, morto nella sciagura aerea a Smolensk, vicino a Katyn, dove avrebbe dovuto commemorare la morte dei 22.000 ufficiali polacchi trucidati 70 anni fa dai soldati sovietici. La tragedia senza precedenti solleva preoccupazione per una possibile crisi istituzionale a causa della “decapitazione” dei vertici politici e militari del Paese.

Jaroslaw Kaczynski ha in nottata identificato il corpo del fratello gemello, il presidente polacco Lech Kaczynski. Jarozlaw Kaczynski si era recato sul luogo della sciagura, in cui sono rimaste uccise 96 persone, dove era giunto anche il premier polacco Donald Tusk. La scena è stata visitata anche dal premier russo Vladimir Putin, che assieme a Tusk guiderà la commissione di inchiesta istituita per far luce sulle cause dell’incidente. Prima di lasciare il luogo del disastro, i due primi ministri hanno parlato brevemente tra di loro e con i soccorritori impegnati nell’opera del recupero delle salme tra i rottami dell’aereo.

I corpi del presidente polacco e della moglie saranno rimpatriati oggi. Alle spoglie del presidente e di sua moglie  – saranno resi gli onori militari a Smolensk. L’agenzia russa Ria Novosti da parte sua riferisce che invece i resti delle altre 95 vittime, in base alla legge russa, saranno portati a Mosca per gli esami autoptici dal momento che a Smolensk, dove l’aereo si è schiantato, mancano le attrezzature adeguate.

Esperti russi e polacchi hanno cominciato ad esaminare congiuntamente le scatole nere dell’ aereo presidenziale polacco schiantatosi ieri a Smolensk con a bordo il presidente della Polonia, Lech Kaczynski, e altre 96 persone, tutti deceduti: lo ha annunciato il ministero dei trasporti di Mosca in una nota. “Le registrazioni delle comunicazioni vocali e dei dati (delle apparecchiature di bordo) sono state consegnate a un laboratorio…dove, alla presenza della parte polacca, in particolare dei rappresentanti della Procura polacca, è cominciato il lavoro di analisi”, si legge nel comunicato, citato dalle agenzie russe.

Sull’aereo viaggiava una delegazione di circa un centinaio di alti funzionari polacchi, oltre che di familiari delle vittime di Katyn: tutti morti, nessuno sopravvissuto. Sul luogo della cerimonia a Katyn, circa 800 polacchi erano in attesa del presidente: non è mai arrivato e la prevista cerimonia ufficiale si è trasformata in un atto di lutto collettivo. A casa in Polonia, i polacchi hanno seguito attoniti in tv la diretta della tragedia e a migliaia hanno cominciato poco a poco a radunarsi con fiori e candele davanti al palazzo presidenziale a Varsavia. Mentre via via arrivavano le notizie e la lista dei morti, il premier Donald Tusk ha convocato una riunione straordinaria del Consiglio dei ministri, e poi è partito per Smolensk su rendersi conto di persona della tragedia sul posto. Anche il fratello gemello del presidente, l’ex premier Jaroslaw Kaczynski, si sta recando sul luogo della sciagura. Dagli elenchi dei morti risulta una lunga lista di alti dirigenti, dal capo dello stato maggiore Franciszek Gagor, al capo dell’Ufficio della sicurezza nazionale Aleksander Szczyglo, al vice ministro della difesa Stanislaw Komorowski.

Fra i morti anche l’eroina dello sciopero di agostò80 a Danzica Anna Walentynowicz (81 anni). “E’ morta l’elite del nostro Paese”, é stato il primo commento dell’ex presidente e leader di Solidarnosc Lech Walesa. Orfana del presidente, la Polonia a pochi mesi dalla scadenza delle presidenziali a ottobre è costretta ad anticipare l’appuntamento: un portavoce del governo ha confermato che, come vuole la Costituzione, le elezioni presidenziali si terranno in anticipo entro i prossimi due mesi. Kaczynski, anche se ancora non era ufficiale, si sarebbe sicuramente candidato per un secondo mandato.

Le funzioni del presidente sono adesso svolte dalla seconda carica istituzionale, il presidente della Camera bassa Bronislwa Komorowski. “Un dramma di queste dimensioni il mondo di oggi non l’aveva ancora vissuto”, ha detto sconvolto il premier Tusk che ha pianto nell’apprendere della sciagura. Il primo a dare la notizia della sciagura alle 9.30 è stato il portavoce del ministero degli esteri Piotr Paszkowski. Il ministro degli esteri Radoslaw Sikorski la riferiva poi al premier Tusk e al presidente della camera Komorowski e al fratello gemello Jaroslaw Kaczynski. Komorowski, che milita nello stesso partito Piattaforma civica (Po) di Tusk, ha di recente vinto le primarie nel partito per le presidenziali e sarebbe quindi stato lo sfidante di Kaczynski alle presidenziali.

Komorowski ha annunciato una settimana di lutto nazionale mentre oggi tutto il giorno una folla immensa ha deposto fiori davanti al Palazzo presidenziale a Varsavia. Dalla cattedrale di Wawel a Cracovia, fino a Jasna Gora a Czestokhowa, in tutto il Paese si sono svolte oggi messe in suffragio delle 97 vittime della sciagura. La Polonia piange e, ancora una volta maledice Katyn.

PUTIN, CHIARIRE SUBITO CAUSE INCIDENTE – Il premier russo Vladimir Putin ha chiesto che venga fatta luce “al più presto” sulle cause dell’incidente aereo costato la vita al presidente polacco Lech Kaczynski e ad altre 95 persone. “L’inchiesta della commissione governativa, creata con un decreto – ha affermato Putin, arrivato questo pomeriggio a Smolensk luogo del disastro – farà di tutto per chiarire al più presto la cause dell’incidente”. Intanto il ministro russo delle situazioni d’urgenza, Serguei Choiguou, ha reso noto che i corpi di tutte le vittime del disastro aereo sono stati recuperati.

LA MALEDIZIONE DI  KATYN COLPISCE ANCORA – La maledizione di Katyn, ferita mai risanata nel lungo dopoguerra polacco, ha ucciso ancora, a 70 anni esatti da quegli eventi tragici che per decenni hanno alzato un muro invalicabile fra Russia e Polonia. Proprio mentre era in volo per presenziare oggi a Katyn una cerimonia per l’ anniversario dell’eccidio di oltre 22.000 ufficiali e soldati polacchi per mano dell’armata rossa di Stalin nel 1940, il presidente polacco Lech Kaczynski è morto nella sciagura aerea del suo Tupolev 154. Per la nazione polacca, in quest’anno denso di commemorazioni storiche incluso l’anniversario dei 200 anni della nascita del suo sommo musicista Frederic Chopin, è una tragedia immane senza precedenti, che per intensità di emozioni e simbologia evocata sembra davvero stare in relazione fatale con quella di Katyn. La Polonia è in lutto e piange unita i suoi morti, a dispetto di tutte le differenze politiche.

Messaggi di cordoglio sono giunti da tutto il mondo, inclusa, fra i primi a reagire, Mosca. Incertezza ancora sugli sviluppi politici, con le presidenziali alle porte, e buio pesto ancora sulle origini e la dinamica del disastro. Al momento la pista più accreditata è quella di un errore umano. Il pilota del Tupolev 154, un vecchio aereo di fabbricazione sovietica di cui da tempo si discuteva se non fosse il caso di sostituirlo, pare abbia tentato diverse manovre di atterraggio con una visibilità fortemente compromessa dalla nebbia. All’ultimo tentativo, avrebbe ripreso quota e toccato la cima di un albero, poi lo schianto.

A Katyn, quell’aprile del 1940, i soldati sovietici trucidarono l’orgoglio dell’esercito polacco: i militari furono portati nella selva di Katyn vicino Smolensk e massacrati, in spregio di tutte le convenzioni sui detenuti di guerra, uno dopo l’altro con un colpo alla nuca. Nella fossa della vergogna e dello scempio quei corpi senza nome sono rimasti per decenni. A scoprirli furono i soldati di Hitler nel 1941, ma restarono lì al buio e nell’oblio per molti anni ancora. Mosca ha coperto per decenni la verità facendo credere,con la complicità del regime comunista polacco, che la colpa del massacro fosse dei nazisti. Solo nel 1990, quando la realtà storica era nota a tutti da tempo, Mikhail Gorbaciov ammise la responsabilità di Mosca. Anche il premier russo Putin, alla cerimonia che si è svolta a Katyn tre giorni fa, in presenza del primo minidtro polacco Tusk, ha riconosciuto la realtà storica, addossando però la colpa solo allo stalinismo. Alla cerimonia commemorativa russo polacca del 7 aprile scorso, Kaczynski non era invitato: l’invito ufficiale di Putin era rivolto solo a Tusk, ma il presidente – conscio dell’enorme valenza emotiva presso i polacchi dell’evento, e probabilmente con un occhio anche alle presidenziali previste originariamente in Polonia per l’autunno – a Katyn voleva andarci a tutti i costi.

La cancelleria presidenziale aveva escogitato quindi lo stratagemma di una seconda ‘commemorazione centrale’ per i 70 anni di Katyn: solo con la sola delegazione polacca, e senza russi. Quella che non si è mai svolta perché anticipata dallo schianto dell’aereo presidenziale con Kaczynski e gli altri a bordo. La sciagura aerea di oggi rischia di allargare un fossato fra Russia e Polonia che in realtà non si è mai richiuso. Stretta nella morsa di due Stati giganti da cui si sente stritolata, fra l’incudine russa e il martello tedesco, anche 65 anni dopo la fine della seconda guerra mondiale e 20 dalla fine del comunismo e la svolta democratica, la Polonia, sia politicamente che emotivamente, stenta a ritrovare la fiducia verso i suoi temuti vicini. E la doppia maledizione di Katyn, al di là di quello che diranno i risultati di tutte le indagini e di tutti i messaggi di cordoglio di Mosca, rischia di rianimare la montagna di diffidenza che da sempre Varsavia nutre verso la Russia.

Fonte: Ansa