Thailandia, scontri e guerriglia 19 morti

Almeno 19 morti – tra cui cinque soldati ed un cameraman giapponese della Reuters – e oltre 800 feriti in due serie distinte di scontri tra soldati e “camicie rosse” oggi a Bangkok, nella giornata piu’ sanguinosa dall’inizio del confronto tra i dimostranti fedeli all’ex premier Thaksin Shinawatra ed il governo di Abhisit Vejjajiva.

Nella capitale, come ha poi urlato dal palco uno dei leader delle “camicie rosse”, “ormai è scoppiata la guerra”. E mentre la violenza sembra per ora rientrata, la protesta antigovernativa dei sostenitori di Thaksin prosegue più intensa di prima, con la folla divisa tra la Ratchaprasong Intersection e il ponte di Phan Fah. Sul palco lì eretto, i manifestanti hanno esibito cinque militari presi in ostaggio. Gli scontri più gravi – tutti i morti sono ascrivibili a questo episodio – sono scoppiati poco prima delle 21 (le 16 in Italia) presso il Democracy Monument, nella parte storica della capitale. Oggetto del lancio di bottigliette e di due ordigni artigianali da parte di centinaia di “rossi”, intenzionati a sfondare la barricata eretta all’inizio di una viuzza che dà sulla rotatoria dove sorge il monumento, i soldati hanno cercato di disperdere gli assalitori sparando proiettili di gomma. Dopo pochi minuti pero’ sono partiti i proiettili veri, mentre i “rossi” si facevano largo a colpi di bastone, spranghe e alcune armi da fuoco. La piazza del Democracy Monument è precipitata così nel caos: migliaia di camicie rosse che assistevano alla battaglia proteggendosi dietro il monumento, tra cui molte donne, si sono disperse lungo le vie circostanti, tra l’acre odore dei lacrimogeni. Le ambulanze che accorrevano sulla scena dovevano farsi largo tra ali di manifestanti. Dall’altra parte della barricata, ormai sfondata, i soldati si ritraevano qualche centinaio di metri più in là. Gli assalitori mettevano intanto fuori uso tre veicoli corazzati e altri veicoli militari, mettendo le mani anche su fucili e scudi abbandonati dai soldati. Più tardi, una granata è stata lanciata contro la Government House. Poco prima di mezzanotte, il primo ministro Abhisit Vejjajiva è apparso in tv con espressione grave, promettendo una commissione d’inchiesta indipendente sull’accaduto ed escludendo di dimettersi: “Io e il governo continueremo a lavorare per risolvere la situazione”, ha dichiarato il premier, che ha poi annunciato di aver ordinato alle forze armate la sospensione delle operazioni, esortando i manifestanti a fare altrettanto con le loro proteste. “Non volevamo adottare metodi duri, ma alla fine non abbiamo avuto scelta. I soldati hanno sparato solo per autodifesa”, ha aggiunto Abhisit, che nei giorni scorsi era stato criticato dalla classe medio-alta per il suo atteggiamento troppo morbido. In tarda mattinata, altri scontri si erano verificati all’esterno di un quartier generale dell’esercito non lontano dal luogo delle violenze serali. La dinamica è stata simile, con centinaia di “rossi” che hanno cercato di sfondare le linee dei militari: ma in quel caso i soldati sono riusciti a respingere l’attacco con cannoni d’acqua, gas lacrimogeni, proiettili di gomma e veri, avanzando poi contro gli assalitori. Il bilancio di quelle violenze si aggira intorno al centinaio di feriti. Mentre i media thailandesi riportano che a Chiang Mai, la principale città del nord del Paese, le camicie rosse hanno preso il controllo del palazzo comunale, a Bangkok la situazione rimane estremamente tesa. La metropolitana sopraelevata Skytrain è stata chiusa nel pomeriggio. Manifestanti armati si spargono in mille direzioni a bordo dei motorini, con le vie d’accesso ai due presidi dei dimostranti protetti da barricate erette con veicoli messi di traverso. E dopo i primi morti dall’inizio della protesta, che dura da un mese, i manifestanti paiono sempre più combattivi. Dal palco di Phan Fah, a poche centinaia di metri dalle violenze serali, i leader dei “rossi” giurano che ora qualsiasi negoziato è impossibile.

Fonte: Ansa