Confesercenti-Ispo, l’ Italia è ancora in crisi economica

L’Italia si sente ancora in crisi. Anzi convive con la crisi: secondo l’Osservatorio Confesercenti-Ispo la preoccupazione generale resta ancora oggi molto alta all’83% (circa 40 milioni di persone), anche se c’è un 15% meno pessimista, in rialzo di 4 punti rispetto all’anno scorso.
Disagio che ovviamente tocca la punta massima fra i disoccupati (94%). La preoccupazione attraversa anche gli orientamenti politici: più accentuata a sinistra (90%) resta su livelli alti nel centrosinistra (85%) e nel centro (83%) per poi scendere ma non di molto nel centrodestra (78%) e nella destra (76%).
E gli “apolitici”? Anche il loro barometro segna tempo brutto con un 88% appena inferiore al pessimismo dei sostenitori della sinistra. Lo stato di incertezza generale si riflette anche sulla percezione del contributo delle istituzioni in questo periodo di crisi che continua ad essere non molto avvertito nell’opinione pubblica.
Le meglio considerate sono le Associazioni delle Pmi – probabilmente per il segnale di forte novità costituito dall’intesa fra le Associazioni delle Pmi che va sotto il nome ormai noto di “Patto Capranica” – con un 29% di valutazioni positive (+13 punti rispetto ad ottobre 2009).
Al secondo posto gli italiani collocano l’operato del Governo (28% in lieve calo sul 31% di ottobre) e di regioni ed enti locali (27% rispetto al 26%). In netta risalita i sindacati (dal 15% di ottobre al 24% odierno) e le opposizioni parlamentari ( 21% rispetto al precedente 12%).
Fanalino di coda restano le banche (14%, era il 9% l’anno scorso). Il livello di preoccupazione si conferma alto anche quando l’attenzione si sposta sulla situazione economica dell’Italia: il 91% del campione si dice molto o abbastanza preoccupato.
Guidano l’allerta-crisi il Sud e le isole (dove il 60% si dice molto preoccupato), tallonati a breve distanza dal nord-est (55%). Si scende solo di sette punti (84%, invariato rispetto ad ottobre scorso) quando si parla dello stato economico della propria regione di appartenenza. Ed in questa altalena di preoccupazioni si risale al 92% quando in campo entra la situazione del mercato del lavoro.
I più allarmati sono dirigenti e disoccupati: i primi con il timore di perdere il lavoro, i secondi con quello di non ritrovarlo. Molto elevata anche la considerazione delle difficoltà delle pmi che secondo l’81% degli italiani sono state penalizzate più della grandi aziende. A sostenerlo sono soprattutto gli imprenditori, gli studenti ed anche i disoccupati. Lo scenario si rasserena un poco quando si guarda avanti: complessivamente il 51% degli italiani, vale a dire circa 25 milioni, intravede una ripresa tra un anno.
Sono queste in particolare le attese di buona parte degli ultra 55enni e degli elettori di destra o centrodestra (un 60% per entrambi) con il 59% seguono i giovani (18-24 anni), imprenditori, professionisti e lavoratori autonomi. Più ottimisti gli abitanti del nord-ovest, molto meno quelli del sud e delle isole. Ad ottobre scorso una buona parte degli intervistati dichiarava che nessuno in famiglia aveva perso il posto di lavoro. Lo stesso risultato si rileva oggi. Eppure la crisi nei mesi scorsi ha continuato ad erodere, sia pure in maniera non troppo marcata, la stabilità del lavoro. Lo dimostra il fatto che risultano aumentate del 4% (dal 15% al 19%) le famiglie nella quali almeno un componente ha perso il lavoro ovvero 4,6 milioni di nuclei familiari.
Salgono poi del 6% (dall’11% al 17%, ovvero 4,1 milioni di famiglie) quelle che hanno conosciuto ( o temono di farlo) la cassa integrazione.
Quanto alla situazione economica della propria famiglia preoccupa ancora 2 intervistati su 3. Anche in questo caso però sale l’ottimismo verso il futuro: tra un anno il 66% ritiene che la situazione della propria famiglia sarà comunque positiva. Sempre a livello di attenzione la questione dell’accesso al credito: coloro che lamentano difficoltà nell’ottenere prestiti e finanziamenti passano dal 55% di ottobre scorso al 51% di questo periodo. Giovani e imprenditori restano comunque i soggetti che segnalano i maggiori problemi. E resta quindi insidioso il rischio usura, specialmente per le Pmi nel sud.

Confesercenti