Lo schiaffo di Epifani alla Fiom

L’intervento nella sala dove si tiene il congresso Fiom, è suonato nitido come uno schiaffo e infatti la sala ha reagito in larga parte con il gelo. Epifani, dopo aver ascoltato l’altro ieri, la relazione con cui Rinaldini, segretario dei metalmeccanici, diceva chiaro e tondo che la Fiom non aderirà al modello contrattuale di Cisl, Uil e Confindustria, ieri ha spiegato che invece La Cgil tornerà al tavolo della riforma contrattuale, al termine del triennio di sperimentazione del nuovo modello del 2009, perchè «l’obiettivo della Cgil e della Fiom deve essere riconquistare un modello contrattuale degno di questo nome». «Quello che ci distingue di più dalla Fiom – ha spiegato Epifani – è la contrattazione. Rinaldini ha detto che il sindacato deve essere il sindacato del conflitto e della democrazia, io dico che dobbiamo essere il sindacato della contrattazione, della democrazia e del conflitto perchè senza la contrattazione l’identità di un sindacato si smarrisce».
I delegati lo ascoltano in silenzio: qui gli epifaniani hanno avuto “solo” il 27% dei voti beneficiano di una gestione regolare del congresso, senza “seggi volanti” – nuovo ossimoro coniato per questo congresso un po’ particolare. Del resto, ieri, quando Gianni Rinaldini aveva detto, alzando un po’ la voce, che «concertazione e politica dei redditi fanno parte del passato», e che la Fiom si sarebbe opposta a «un rientro silenzioso nel sistema contrattuale» la sala era scattata in un applauso lungo e convinto.
Ma Epifani non ha tentannamenti. Del resto l’83% ottenuto dalla sua mozione gli dà la forza per cercare di piegare la Fiom. Epifani spiega che «di fronte all’accordo separato bisogna fare di tutto per riconquistare un modello condiviso dalla Cgil e dalla Fiom. Non si può mettere questo nell’orizzonte delle cose che potranno capitare o meno nei prossimi decenni, perchè il sindacato non può vivere senza contrattare e senza fare accordi. Nei prossimi due anni dobbiamo lavorare con questo obiettivo». E a Rinaldini risponde che questo non vuol dire «rientrare dalla finestra». «Non c’è dubbio – conclude Epifani – che torneremo al tavolo al termine della sperimentazione del nuovo modello contrattuale, anzi lo chiederemo noi. Non possiamo immaginare una stagione lunga in cui la Cgil e le sue categorie non vengano messe nelle condizioni di esercitare la loro responsabilità contrattuale».
«Lo avesse detto con tale chiarezza nei congressi di base – commenta Giorgio Cremaschi, esponente della segreteria nazionale e leader della sinistra di Rete28Aprile, nonché candidato alla segretaria generale della Fiom – il congresso tutto ne avrebbe giovato. Quella di Epifani è una linea di rientro, la nostra invece è una linea di lotta». Con il suo intervento, Epifani scava un solco con la Fiom che infatti si appresta a concludere il congresso con due documenti contrapposti: da un lato quello degli “epifaniani”, dall’altro la maggioranza Rinaldini-Cremaschi che ora sembra molto più compatta e che ieri ha potuto ascoltare una relazione asciutta, rigorosa e seria del suo segretario uscente. Una relazione senza fronzoli fondata su una linea sintetizzata dallo stesso Rinaldini nel binomio: democrazia e conflitto.

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