Allucinogeni ad uso terapeutico

    Recenti studi sembrano gettare luce sull’uso terapeutico degli allucinogeni, pratica che per decadi è stata bollata come eresia e tabù. Secondo i ricercatori di diversi istituti come il Johns Hopkins Medical Center, la Harvard University e la New York University, gli allucinogeni avrebbero un potenziale da non sottovalutare per il trattamento di una molteplicità di malattie psichiche, fino ad avere effetti positivi sul lungo termine e sulla chimica cerebrale.
    La maggior parte degli studi si concentra sulla psilocibina, una sostanza allucinogena che è possibile trovare, ad esempio, negli Psylocibe cubensis, i cosidetti “funghi magici” utilizzati dagli sciamani centro-americani per avere visioni. In Italia ne è vietato l’utilizzo e la detenzione, ma non il possesso di spore.

    Durante un esperimento alla Johns Hopkins, i biologi comportamentali hanno somministrato la psilocibina a 36 pazienti privi di alcuna patologia psichica, per verificare come l’allucinogeno potesse modificare la loro salute mentale.
    Nessuno dei pazienti, e nemmeno i dottori, sapevano a chi fosse stata somministrato l’allucinogeno. La psilocibina è stata somministrara almeno una volta durante tre diverse sessioni, mentre nelle rimanenti è stata somministrata caffeina o Ritalin (metilfenidato), utilizzato per trattare il disturbo da deficit dell’attenzione e iperattività (ADHD).

    Due mesi più tardi, il 64% dei pazienti ha riportato un accresciuto benessere emozionale, ed il 58% ha classificato l’esperienza con l’allucinogeno come una delle più significative della loro vita. L’esperienza con il Ritalin invece è risultata essere tra le 5 più significative solo per l’8% dei pazienti.

    Dopo la somministrazione della psilocibina a pazienti sani, i ricercatori hanno somministrato l’allucinogeno a pazienti affetti da ansietà e depressione. I risultati, anche in questo caso, sono stati estremamente positivi nel descrivere l’esperienza con l’allucinogeno.

    “E’ stato un cambiamento radicale di personalità, per quanto mi riguarda” dichiara Clark Martin, uno dei pazienti affetti da depressione dovuta al fatto che gli è stato diagnosticato un cancro. “Non ero più attaccato alle mie prestazioni e nemmeno tentavo di avere tutto sotto controllo. Ho potuto vedere che le cose belle della vita accadono se ci si esprime e si condivide il proprio entusiasmo con le persone. Si ha la sensazione di essere connessi agli altri”.

    Alla conferenza che si terrà questa settimana, Rick Doblin, direttore della Multidisciplinary Association for Psychedelic Studies, discuterà sulle pratiche di medicina alternativa, come yoga e meditazione, e su come abbiano rinnovato l’interesse sulle sostanze allucinogene ad uso medico. “Qui ci si incontra tra scienza e spiritualità” sostiene Doblin “Speriamo che la scienza ufficiale e la comunità psichedelica si incontrino nel mezzo ed evitino una guerra culturale”.

    La conferenza parlerà di trattamento dell’ansia, della depressione e dei disordini ossessivo-compulsivi utilizzando allucinogeni come psilocibina e LSD. Si parlerà inoltre di trattamenti con marijuana e dei suoi potenziali utilizzi terapeutici.

    Se i trattamenti con allucinogeni dovessero dimostrarsi efficaci, potrebbero essere utilizzati come terapia contro depressione, ansia e stress post-traumetico, un disturbo che colpisce il 35% dei soldati americani dopo il ritorno da Iraq e Afghanistan (http://www.sciencedaily.com/releases/2009/09/090914151629.htm).

    E non si tratta solo di LSD e funghi magici: anche l’ MDMA, comunemente trovato ad esempio nell’Ecstasy, aiuta a trattare casi stress post-traumatico. Michael Mithoefer, psichiatra della Charleston, sperimenta fin dal 2004 l’ MDMA, e tutti i suoi 21 pazienti stanno mostrando evidenti segnali di miglioramento. “Se l’ MDMA si proverà sicuro nel trattare lo stress post-traumatico, non solo sarà una droga sotto prescrizione, ma dovrà essere somministrata solo in cliniche specializzate con terapisti capaci, come il metadone”.

    Ma ovviamente le terapie a base di allucinogeni trovano sempre una forte opposizione da parte dell’opinione pubblica e di parte del mondo scientifico. La ricerca sugli allucinogeni è principalmente finanziata da privati ed organizzazioni, e non da enti statali come avviene spesso per ricerche mediche più “standard”.

    Il problema sta anche nel fatto che generalmente non si fa distinzione tra uso e abuso; nel peggiore dei casi, non si fa nemmeno distinzione tra diversi tipi di droghe. Non è possibile mettere tutte le droghe sullo stesso piano: è come equiparare la vitamina C all’ Aulin. Ed oltre alla confusione generata da questa mancata distinzione, si creano pericolosi preconcetti che non portano alcun beneficio alla società ed alla ricerca medica.