L’ Olocausto non riguarda solo gli ebrei

Israele può difficilmente permettersi di trascurare le lezioni che l’Olocausto serba per ogni paese impegnato in una lotta contro un’altra nazione, e per ogni potenza occupante – scrive il giornalista israeliano Anshel Pfeffer

La scorsa settimana mi sono recato a Eilat con due giovani ufficiali dell’unità dei portavoce delle Forze di Difesa Israeliane (IDF). Uno di loro ha chiesto quale libro stessi leggendo. Era la magistrale biografia di Carole Angier su Primo Levi.

“Chi è costui?”, è stata la sua reazione immediata. In un primo momento non potevo credere che una diplomata di una delle migliori scuole superiori del paese, che aveva superato la rigorosa procedura di selezione – la quale favorisce i candidati con un ampio bagaglio culturale – non avesse mai sentito parlare del chimico ebreo italiano e del suo originale libro di memorie sui suoi 11 mesi ad Auschwitz, “Se questo è un uomo”.

Non voglio sembrare un vecchio, ma quando ero giovane io, e non si parla di tanto tempo fa, Primo Levi era un nome familiare in Israele. Mi ha sorpreso apprendere dalla mia compagna di viaggio che il suo libro non è più nella lista delle letture obbligatorie per gli esami nazionali di ammissione alla facoltà di letteratura. Mi sono ripreso un momento quando la sua collega, di tre anni più grande di lei, ha detto che aveva letto il libro.

“Lo hai letto a scuola?” ho domandato. No, ha risposto, era prescritto come lettura per il corso preparatorio che aveva dovuto seguire prima di entrare a far parte di una delle delegazioni dell’esercito “Testimoni in Uniforme” in Polonia.

Non ero sicuro di dovermi sentire incoraggiato da quell’informazione, ma la verità è che l’unica possibilità che i giovani israeliani hanno oggi di leggere una delle più grandi opere sull’Olocausto è di prestare servizio come ufficiali ed essere spediti con uno dei viaggi organizzati dell’esercito nei luoghi dei campi di concentramento. In qualche modo, quel dettaglio mi ha scoraggiato.

Ovviamente, il ministero dell’istruzione deve periodicamente sfoltire e rinnovare il suo programma, e ci sono altri modi per imparare la storia oltre che leggere Primo Levi. Ma in un’intervista con il quotidiano Haaretz due settimane fa, la professoressa Hanna Yablonka dell’Università Ben-Gurion del Negev, che ha presieduto il comitato consultivo del ministero sull’educazione storica lo scorso anno, ha parafrasato Hannah Arendt descrivendo il modo in cui l’Olocausto è insegnato nei licei israeliani come “la pornografia del male”.

Secondo la Yabloka, “lo studio ‘tecnico’ dell’Olocausto (come furono uccisi gli ebrei, le fasi della soluzione finale, ecc.), è l’aspetto meno importante, da un punto di vista educativo”. Questi dettagli, sostiene, “non hanno valore educativo, è troppo tardi per insegnare a studenti del primo anno di liceo che non bisogna uccidere gli esseri umani”.

In qualità di importante storica del sionismo e dei primi anni dello stato ebraico, che studia il modo in cui l’Olocausto ha influito su Israele e sugli israeliani, la principale lamentela della Yablonka è che la concentrazione sui dettagli tecnici del genocidio lo isola dal suo contesto storico e non lascia il tempo per nessuna discussione seria sulla fondazione dello stato e sulle radici della società israeliana.

La prossima settimana ricorre il Giorno di Commemorazione dell’Olocausto, e il modo in cui è sottolineato ogni anno, con discorsi altisonanti e di cattivo gusto, dimostra senza dubbio che la “pornografia del male” non è limitata al sistema scolastico. È certo che la minaccia nucleare iraniana e le recenti decisioni del governo di occuparsi finalmente dell’assistenza sanitaria dei sopravvissuti figureranno ai primi posti nei discorsi dei politici.

Ma queste sono le uniche lezioni che dobbiamo imparare oggi dall’Olocausto? Gli israeliani e gli ebrei accusano ripetutamente gli altri di banalizzare la Shoah; il collegamento che il presidente Barack Obama fece nel suo discorso del Cairo tra lo sterminio degli ebrei in Europa e la successiva sofferenza dei palestinesi ha comprensibilmente irritato molte persone.

Ma gli ebrei possono onestamente pretendere di riservarsi il diritto esclusivo all’uso dell’Olocausto per scopi politici? Non dovrebbe essere una cosa vietata a chiunque?

Io sono d’accordo con la Yablonka. L’insegnamento dell’Olocausto nelle scuole dovrebbe certamente essere collocato nel contesto più ampio della storia israeliana ed ebraica, e dovrebbe condurre ad una migliore comprensione della nostra situazione attuale. Tuttavia, una corretta presentazione dell’argomento non dovrebbe limitarsi alle lezioni di storia. Una più ampia comprensione dell’Olocausto necessita non solo di una prospettiva storica o politica, ma anche dell’ammissione per troppo tempo rimandata che non si trattò solo di un evento ebraico, o tedesco, nella storia.

L’Olocausto potrebbe essere stato l’esempio più estremo di antisemitismo in una lunga e ingloriosa storia di odio verso gli ebrei, ma esso ha anche un immenso significato universale. Auschwitz ci ha insegnato gli abissi che gli uomini possono toccare quando disumanizzano i loro simili.

Ecco cosa ha cercato di sottolineare Primo Levi nella sua opera. Ecco cosa il sistema educativo israeliano sembra aver perso. Vi è una ragione legittima per una lettura sionista dell’Olocausto, ma essa non può essere l’unica lettura che viene offerta ai giovani israeliani.  I paragoni con le azioni delle IDF sono grossolani, stupidi, e in alcuni casi sono fondati essi stessi sull’antisemitismo.

Ma una società che sta ancora tentando di preservare la democrazia mentre si affida alla spada può difficilmente permettersi di trascurare le lezioni che l’Olocausto serba per ogni paese impegnato in una lotta contro un’altra nazione, e per ogni potenza occupante.

Traduzione a cura di Medarabnews