Kirghizistan, dietro i disordini si nasconde la Russia?

Il voltafaccia del presidente kirghiso Bakyev sulla chiusura della base aerea americana in Kirghizistan avrebbe spinto il Cremlino a mobilitarsi per rovesciare il suo governo – scrive il giornalista americano Philip P. Pan

Meno di un mese prima delle violente proteste che hanno rovesciato il governo del Kirghizistan la scorsa settimana, le stazioni televisive russe avevano trasmesso duri servizi che dipingevano il presidente Kurmanbek Bakiyev come un ripugnante dittatore la cui famiglia stava rubando miliardi di dollari a questa nazione impoverita. La campagna mediatica, insieme alle misure economiche punitive adottate dal Cremlino, ha giocato un ruolo fondamentale nell’alimentare la rabbia popolare contro Bakiyev e nel trascinare le persone per strada, per dar luogo alle manifestazioni che hanno obbligato quest’ultimo a fuggire dalla capitale mercoledì 7 aprile – sostengono leader della protesta, giornalisti locali e analisti.

“Anche senza la Russia, prima o poi sarebbe successo, ma… io penso che il fattore russo sia stato decisivo”, ha detto Omurbek Tekebayev, un ex leader dell’opposizione che ora è il numero due del governo. Il primo ministro russo Vladimir Putin ha negato qualsiasi coinvolgimento di Mosca nell’insurrezione, e i leader del movimento volto ad espellere Bakiyev sostengono fermamente di aver ricevuto soltanto sostegno morale. Ma il Cremlino non aveva fatto mistero del suo crescente scontento nei confronti di Bakiyev, e negli ultimi mesi aveva fermamente inasprito la pressione sul suo governo mentre prendeva contatti con l’opposizione. Questa strategia ha rappresentato un brusco allontanamento dal tradizionale sostegno che la Russia offre ai leader autocratici dei paesi confinanti. Essa ha dato buoni risultati, velocemente e in modo sensazionale, e sembra aver consegnato al Cremlino una rara vittoria di politica estera.

Non solo Mosca aveva dato il benservito ad altri capricciosi autocrati nel suo “giardino di casa” – molti dei quali governano anche popolazioni di lingua russa che guardano la televisione russa – ma sembra anche che abbia guadagnato più voce in capitolo sul futuro della base aerea americana in Kirghizistan, che è fondamentale per rifornire i rinforzi militari della NATO in Afghanistan.

Poco più di un anno fa, il Cremlino vedeva Bakiyev come un alleato, e gli aveva promesso più di due miliardi di dollari in aiuti durante una sua visita a Mosca, all’apice dalla crisi economica globale. Durante lo stesso viaggio, Bakiyev annunciò i piani per chiudere la base aerea americana, in quello che fu generalmente visto come uno scambio. Quattro mesi più tardi, dopo che la Russia aveva sborsato 415 milioni di dollari del totale che aveva promesso, Bakiyev improvvisamente accettò di tenere aperta la base aerea nel momento in cui Washington si offrì di pagare più del triplo dell’affitto originale. I dirigenti russi, compreso il presidente Dimitri Medvedev, affermarono di aver approvato la decisione, ma divenne ben presto evidente che il Cremlino era stato tradito – ed era furioso.

“I russi erano irritati e arrabbiati, non solo per via della base ma anche per il suo atteggiamento”, ha detto Tekebayev (riferendosi a Bakiyev). A novembre, i media russi riferirono che Putin aveva rimproverato il primo ministro kirghiso durante un vertice, domandandogli perché la base aerea americana non fosse stata chiusa e affermando che il denaro russo per gli aiuti era stato rubato dalla famiglia di Bakiyev. A febbraio, Mosca rimandò il pagamento del rimanente miliardo e 700 milioni di dollari del pacchetto di aiuti, mentre i dirigenti russi affermavano pubblicamente che la prima tranche era stata mal gestita.

Alla fine di marzo, due settimane prima delle proteste del 7 aprile, le stazioni televisive e i quotidiani russi filo-governativi hanno ricordato il quinto anniversario della salita al potere di Bakiyev – con il colpo di stato altrimenti noto come Rivoluzione dei Tulipani – con storie straordinariamente spiacevoli sul suo regime. Una monografia lo ha paragonato a Genghis Khan, e la prima rete televisiva della Russia lo ha tartassato con molteplici servizi che lo accusavano di corruzione.

Gran parte dei servizi si sono concentrati sul figlio di Bakiyev, Maksim, il quale è stato designato dal padre a guidare un’agenzia per lo sviluppo economico, ed è diventato un parafulmine dell’opposizione per le accuse di nepotismo e appropriazione indebita che gli sono state rivolte.

Oltre al voltafaccia sulla base americana, hanno detto gli analisti, il Cremlino si è rivoltato contro Bakiyev perché egli aveva tentato di coinvolgere la Cina in un contratto russo per costruire una diga idroelettrica, e aveva cercato di ottenere un affitto da Mosca per una base aerea in Kirghizistan. I leader russi erano anche irritati perché la famiglia di Bakiyev acquistava benzina dalla Russia ad un prezzo di favore e la rivendeva alla base aerea, un meccanismo che gli valeva 80 milioni di dollari all’anno, secondo i media russi.

Alexander Knyazev, un analista politico locale collegato ad un think-tank di Mosca, ha detto che la gente ha cominciato a preoccuparsi che il Cremlino potesse espellere circa un milione di immigrati kirghisi che lavorano in Russia e inviano denaro in patria alle loro famiglie. Le rimesse in denaro rappresentano fino a un terzo dell’economia kirghisa e almeno metà del bilancio del governo, ha detto.

“Bakiyev stava rovinando il rapporto, e la gente se n’è accorta”, ha detto. “Ecco come è nato l’umore che ha portato alla protesta”. Dopo che l’opposizione ha annunciato i piani di proteste a livello nazionale, Putin ha dato fuoco alle polveri firmando un decreto, il 29 marzo, che cancellava i sussidi alle esportazioni della benzina in Kirghizistan e nelle altre repubbliche ex sovietiche che non sono entrate a far parte della nuova unione doganale. Quando le tariffe sono schizzate in alto il 1° aprile, le spedizioni di carburante russo verso il Kirghizistan sono state sospese, ha detto Bazarbai Mambetov, presidente di un’associazione di petrolieri kirghisi. In pochi giorni, i prezzi del gas a Bishkek sono iniziati a salire, esasperando i residenti già infuriati dai bruschi incrementi delle imposte sui servizi pubblici.

Mentre il Cremlino contava ancora su Bakiyev, allo stesso tempo consultava l’opposizione, ospitandone i leader durante le loro visite a Mosca, anche nei giorni precedenti alle proteste. Alla vigilia delle manifestazioni, il primo ministro kirghiso accusò uno dei leader dell’opposizione, Temir Sariev, di aver detto alla polizia che si era incontrato con Putin e che aveva ottenuto il suo sostegno ai tentativi di rovesciare Bakiyev.

Sariev, che ora è il ministro delle finanze ad interim, ha detto di non aver mai incontrato Putin, né di aver detto alla polizia una cosa simile. “Ma ho incontrato privatamente degli amici”, ha ammesso con un sorriso. “Abbiamo discusso della situazione in Kirghizistan”.

Tekebayev, il numero due del governo provvisorio, ha detto che le azioni della Russia sono state importanti perché hanno lanciato il segnale ai funzionari del governo che Bakiyev non poteva restare in carica, indebolendo il suo sostegno presso ministeri e regioni chiave quando l’opposizione ha preso il controllo.

“I russi erano soliti cooperare solo con quelli al potere nell’ex Unione Sovietica”, ha aggiunto. “Ma nell’ultimo anno, hanno iniziato a sviluppare relazioni con l’opposizione, come gli americani e gli europei. Penso che, per la prima volta, questo approccio sia stato un successo per loro”.

Philip P. Pan è direttore degli uffici di Mosca del Washington Post; è autore del libro “Out of Mao’s Shadow. The Struggle for the Soul of a New China”

Traduzione a cura di Medarabnews