Roma, Claudio il ‘Mago’ e il party guastato

Claudio Ranieri

Tutti lo amano, tutti lo acclamano, tanto da poterlo chiamare Claudio il ‘Mago’. Quello che è successo ieri nella stracittadina romana ha dell’assurdo, per alcuni versi. I giallorossi sotto, ad un passo dal baratro e, quando Julio Sergio ha parato il rigore del ko, la resurrezione. Ebbene nel computo del match va dato atto all’allenatore della Roma, dotato anche di una discreta fortuna, di avere osato e di aver riscosso ancora una volta, forse ‘La’ volta.

PRIMO TEMPO – Procedendo con ordine va detto francamente che l’undici mandato in campo dal tecnico di San Saba era chiaramente sbagliato. Il cosiddetto tridente pesante non ha funzionato, con il risultato di ‘spaccare’ a metà la Roma, inesistente a centrocampo con un De Rossi disordinato e nervoso. Ovviamente vanno fatti i complimenti alla Lazio, ben disposta in campo, equilibrata e con le idee chiare. La prima frazione, insomma, è stata di chiara e meritata marca biancoceleste.

LA SVOLTA – Negli spogliatoi la mossa che nessuno si aspettava: fuori capitano e vice, dentro Taddei e Menez. La mossa, tecnica e psicologica, ha del genio e ricorda, sempre rimanendo in casa Roma, la scelta di Capello di far uscire Totti per Nakata in Juve-Roma. Capello, già, il condottiero che fino a ieri deteneva il record di risultati utili consecutivi, primato ora in condivisione con Claudio Ranieri. Come si faceva cenno poc’anzi, oltre ‘la ratio’ la sorte: con tutta probabilità le mosse del tecnico sarebbero risultate inutili se Floccari non avesse sparato in faccia a Julio Sergio il rigore del 2-0. A già, Julio Sergio, l’estremo difensore chiamato il miglior terzo portiere del Mondo per anni, scoperto magicamente da Ranieri e il suo staff.

VITTORIA E POLEMICHE – Dopo l’errore del penalty, la Roma ha preso in mano la partita, con la corsa di Taddei sulla fascia destra e con Jeremy Menez, puntuale nel movimento tra le linee. La Roma, in una sola parola, inizia la sua partita, solo con un tempo di ritardo. Proprio dai due subentranti nascono i calci da fermo che rimettono in corsa per lo scudetto Vucinic e soci. Mirko Vucinic, quel giocatore che Ranieri non ha mai tolto dal campo, anche quando la sua condizione era inaccettabile, ha risolto la partita, prima capitalizzando il rigore conquistato da Taddei, in seguito calciando in rete una punizione dal limite ottenuta da un ispirato Menez. Già, quel Menez oggetto misterioso che Ranieri e il suo staff (in parte composto da francesi) hanno restituito al calcio. Il derby, quello giocato, si è concluso a quel punto, con la Lazio in sterile forcing e la capolista arroccata in difesa. Il taccuino dell’arbitro parla di una sfida maschia, condita da una marea di cartellini da ambo le parti e un rigore per squadra. Al triplice fischio si è assistito ad un teatrino di cattivo gusto, dove Totti ha bissato i pollici versi dell’andata e Radu ha dato un calcetto a Perrotta da cui è scaturito un parapiglia.

SICUREZZA – A fare da corollario alla partita, gli scontri tra i tifosi. Si era parlato molto del problema sicurezza, tanto che il Prefetto di Roma aveva chiesto e ottenuto l’anticipo di due ore della partita. Sfortunatamente tutto ciò non è servito ad evitare ‘lotte romane’ pre e post partita. L’appunto che si può muovere alle forze dell’ordine è duplice: in primo luogo il problema in tribuna Tevere è ormai decennale e nonostante ciò non si è riusciti ad arginarlo. In aggiunta a ciò va detto che ci sono delle zone ‘rosse’ in prossimità dello stadio che puntualmente sono teatro di accoltellamenti. Un’organizzazione minuziosa non avrebbe dovuto trascurare ad esempio Ponte Duca D’Aosta, luogo indicato anche sui siti delle società straniere in trasferta nella capitale, dove puntualmente  ci scappa quella che viene volgarmente chiamata la ‘pungicata romana’. Stavolta se non ci è scappato il morto è stato un miracolo, poichè quando si accoltella alla gola lo si fa per uccidere. Insomma, ancora una volta un motivo di festa si è tramutato in un chiaro indicatore di inciviltà, a cui può essere accostato con ragionevolezza un modo propagandistico di approcciarsi al problema della sicurezza.

Marco Proietti