“Benaglia Circus”: inaugurata la mostra dell’artista romano

Si apre oggi per restare aperta fino al 23 maggio prossimo, presso il Museo del Territorio, all’Auditorium Parco della Musica, la mostra “Benaglia’s Circus“, patrocinata dalla Provincia di Roma, ed inaugurata dal presidente della Provincia Nicola Zingaretti, dal presidente della “Fondazione Musica per Roma”, Gianni Borgna, insieme all’autore.

Su 25 tele e 10 sculture l’artista Enrico Benaglia immagina un tendone da circo contrassegnato da figure oniriche e surreali: giocolieri, trapezisti, un domatore di piume, un incantatore di farfalle, un ammaestratore di carte da gioco…

Non a caso, sogno e vita sono i reali protagonisti dei quadri di Benaglia, tra figure leggere e sospese, in bilico, eppure rassicuranti.

Accompagna l’esposizione un catalogo di Alida Maria Sessa e Renato Minore, edito da Silvana Editoriale.

“Qui, per lo spazio di un sogno, – scrive nella presentazione, Alida Maria Sessa – Benaglia doma l’indomabile, le piume, le farfalle, addomestica la finzione in un gioco minimalista che ci fa sorridere e riflettere”. “Il suo circo – prosegue – è un gioco mentale, un esercizio da grande maestro per portarci fuori dalla vita ed esorcizzarne il peso. Il clou è grazia rarefatta”.

Pittore, disegnatore, incisore, litografo, scenografo, scultore, Benaglia è nato nel 1938 a Roma, dove vive e lavora. Lungo tutti gli anni Ottanta Benaglia si colloca definitivamente nel panorama artistico nazionale grazie all’individuazione di un’iconografia originale e simbolica, legata al mondo favolistico e mitologico.

Artista versatile e poliedrico, sia per i diversi linguaggi che ha scelto di sperimentare nel corso degli anni, sia per la varietà delle immagini e dei soggetti rappresentati, la sua creatività si esprime da molti anni nelle forme più disparate ed originali.

Nei suoi collage, negli oli su tela si ritrovano figure che appartengono all’immaginario infantile e che fanno riemergere ricordi lontani, sensazioni, suoni e colori morbidi da un angolo remoto della nostra memoria. Sogni, fiabe, racconti antichi ambientati in un mondo quasi metafisico che vive però di soggetti tratti dalla realtà quotidiana.

Un universo che torna anche nella scultura, vero e proprio viaggio verso le vertigini dell’identità, un viaggio-fuga dall’inevitabilità dell’identità e dall’immanenza di un volume che vuole sostituirsi alla presenza. Una scultura sospesa; con figure senza dimensione che trasmettono uno smarrimento, un fragile equilibrismo.

(s.d.f.)