Diario dalla Palestina: Gaza dopo “Piombo fuso”

Al mio arrivo al ‘confine’ di Erez, che ormai da tempo non è più un ‘semplice’ posto di blocco ma un corridoio chiuso di circa 2 km, un lungo tunnel che collega Israele alla Striscia di Gaza e che si percorre – come spesso mi è capitato – da soli, controllati da telecamere nascoste e sensori, ho trovato una fioritura di topinambur che mi ha dato un po’ di speranza.

La situazione, tuttavia, fa sperare poco di buono: la chiusura del confine di Rafah (viene aperto solo sporadicamente) contribuisce – con la complicità del regime egiziano – a mantenere sotto assedio la popolazione della Striscia che deve fare i conti con una miseria oramai endemica: più del 70% degli abitanti è disoccupato. I malati, anche quelli con patologie molto gravi e che necessitano di interventi particolari non effettuabili negli ospedali del territorio, attendono spesso giorni e giorni di poter passare il confine per essere ricoverati in qualche ospedale egiziano, spesso in quest’attesa logorante e disumana ci muoiono, bivaccando con altri disperati. Il diritto all’accesso a cure adeguate, nella Striscia di Gaza non ha cittadinanza.

I generi alimentari (che ormai solo pochi fortunati si possono permettere di acquistare) arrivano sia da Israele che attraverso i famosi tunnel di Rafah, quelli di cui tanto parlano i nostri mass-media: quelli che secondo loro servono per contrabbandare armi e che di tanto in tanto vengono bombardati e distrutti. Ho avuto occasione di vederli: devo dire che mi sono trovata a sorridere, sembrava quasi la scena di un film ambientato nella nostra Italia durante la guerra o subito dopo…… gran fermento di ‘maestranze’, grida, confusione e polvere, l’arte di arrangiarsi, insomma. Ho visto uscire da questi budelli generi alimentari, macchine per il gas, lavatrici, ventilatori, pacchi di medicine, capre e pecore, e infine……una macchina (!)

Purtroppo mi è stato detto che passa anche la droga, facile, a basso costo. Oramai a Gaza quello che arriva e quello che si muove è difficile da controllare. D’altra parte penso che essere costretti a vivere in questo modo – specialmente se sei giovane e senza prospettive e futuro – ti porti a pensare che spappolarti il cervello possa essere per te una buona soluzione. Dimentichi le bombe, i morti, i tre anni di assedio, la miseria, la fame.

E poi la mancanza di lavoro. Oppure una gestione del mercato del lavoro che rasenta l’assurdo. Per fare un esempio: i dipendenti che fanno riferimento ad Hamas sono in arretrato con lo stipendio, mentre i dipendenti che rispondono all’Autorità Palestinese percepiscono lo stipendio pur non andando a lavorare. Questa situazione interessa una parte di dipendenti pubblici, circa il 40% tra medici, insegnanti e addetti alla sicurezza, che hanno deciso di non prestare servizio per il governo di Gaza, formato da Hamas, che vinse le elezioni nel gennaio 2006 e prese poi il controllo della Striscia nel luglio 2007.

Le mie giornate a Gaza sono trascorse tra incursioni ed attacchi dell’esercito israeliano. Muoversi all’interno della Striscia – un territorio di soli 45 km in lunghezza e massimo 10 in larghezza, ha tempi lunghi ed imprevedibili in questi giorni, anche a causa dei continui attacchi “uccidi e fuggi” che hanno interessato il centro e il nord della Striscia.

La resistenza popolare si oppone come può alle innumerevoli aggressioni: i pescatori sulle loro piccole imbarcazioni vengono bersagliati dalle navi da guerra, ma continuano a uscire a pescare; i contadini sono sotto il tiro dei carri armati quando coltivano i loro campi, ma continuano ad andarci. E’ questa ostinazione, questo marcare una quotidianità semplice e umile la vera forza dei palestinesi.

Visitando i bambini sostenuti da Gazzella mi sono chiesta più volte quali possibilità avranno di una dignitosa condizione di vita. Alcuni sono già stati fortunati ad essere sopravvissuti all’operazione ‘Piombo fuso’. Ad esempio, Ra’ad di KhanYunis che ha perso le dita della mano destra, ha ferite varie sul corpo e sul viso, e che mi accoglie assieme alla sua mamma con un sorriso; oppure Yusef di Beit Lahiya che ha perso una gamba e ora porta una protesi; o ancora Ibrahim di Jabaliya che ha ancora schegge nel corpo ed è in attesa di una operazione. Ecco, queste visite le ho fatte durante un attacco israeliano o nel mezzo di un funerale di un caduto della resistenza, funerali che sono sempre accompagnati da milizie armate e lunghi ed affollati cortei .

Andare a Gaza mi comporta più impegni: ho visitato anche il Nasser, un ospedale pediatrico, dove mi dicono che i casi di cancro infantile sono in aumento; ho avuto incontri con diverse associazioni che operano sul territorio e che offrono interventi diversificati a favore di bambini non solo feriti, ma anche portatori di handicap o con disturbi psicologici; ho visitato il centro neonatale dell’ospedale al-Shifa, dove il logo di Gazzella apposto sulla parete ricorda che la nostra associazione ha partecipato attraverso l’acquisto di attrezzature al sostegno dei bambini nati prematuri o con malformazioni.

Quando si avvicina la data della partenza, è difficile per me lasciare alle spalle tanti bisogni, miseria e abbandono.

Certo mi ha sollevato sapere che Issa, 18 anni, senza gambe da 5 anni a causa di un attacco israeliano, ha vinto 3 medaglie alle olimpiadi per disabili in Giappone, specialità lancio del peso. Ho visto Issa la prima volta nel gennaio del 2005, in una stanza del reparto di rianimazione dello Shifa, era ricoverato con i suoi amici Ibrahim e Imad, anche loro avevano subito l’amputazione delle gambe. Sono i tre ragazzi che Gazzella ha sostenuto sovvenzionando il centro di riabilitazione motoria di Jabaliya. Oggi Imad ha 20 anni ed è padre orgoglioso di una bambina di un anno ed Ibrahim – che di anni ne ha 19 – mi ha detto con piglio sicuro che anche lui sta cercando moglie, perché alla sua età è giusto formarsi una famiglia. Certo questi ragazzi avevano alle spalle delle famiglie solide, sorrette da una grande forza di volontà, ma credo anche che le mie ripetute visite spesso in compagnia di Ugo, lo ‘storico’ tesoriere di Gazzella che anche loro ricordano sempre con affetto, assieme al costante sostegno degli adottanti, abbiano contribuito a renderli gli uomini quantomeno sereni che ho avuto modo di incontrare.

Lasciata la Striscia di Gaza sono arrivata a Gerusalemme, affollata di ignari turisti per la Pasqua: una città militarizzata, sempre più irriconoscibile e stravolta, dove si sta consumando la più grande espropriazione di terra e di case dei palestinesi, dove si occupano i luoghi religiosi arabi e dove si porta avanti – fra ignavia, omertà e complicità occidentali – una incalzante ebraicizzazione. Ho visto – nel suk arabo – negozi esporre la bandiera israeliana…

G.

Durante la mia permanenza a Gaza il Ministero della Salute nella persona del suo ministro Basem Naem ha tenuto una conferenza stampa presentando uno studio pilota fatto da ricercatori italiani con il supporto di Gazzella-onlus, dal quale si evince che l’aggressione israeliana del dicembre 2008-gennaio 2009 sta dando i suoi “primi effetti” (di seguito la relazione dello studio).

La contaminazione da metalli è uno degli effetti collaterali della guerra. Gli effetti potenzialmente tossici determinati dalla contaminazione da metalli , anche a bassi livelli, si inizia solo adesso a comprenderne e a studiare i loro effetti.

A Gaza dopo l’operazione “Piombo fuso” si è presentata la ragionevole preoccupazione di comprendere se vi sia stata una contaminazione da metalli che potrebbe causare problemi di salute e /o interferire con il futuro benessere della popolazione, con particolare attenzione sui bambini.

Disporre di fatti e conoscenze sulla reale situazione può permettere di sviluppare modalità per sostenere le persone che vivono in aree post-guerra; per questo la ns. Associazione ha contribuito allo svolgimento delle indagini, alla raccolta di campioni, in questo caso capelli, e di tutte le informazioni utile a fornire un quadro, anche se parziale, dello stato di contaminazione della popolazione, tenendo presente che L’Agenzia di protezione (EPA), e l’Agenzia internazionale dell’energia atomica (AIEA) hanno raccomandato l’uso di capelli come un materiale biologico importante per effettuare monitoraggio ambientale.

Lo studio condotto ha stabilito la quantità di metalli presenti nei capelli, analisi fatte soprattutto sui bambini e le persone giovani. Il capello ha il potenziale di essere un eccellente bio-monitor e può essere utilizzato per indagare l’esposizione degli individui o delle popolazioni a tossine e sostanze inquinanti, come i metalli pesanti, tenendo presente che in tanti casi vi è una relazione tra suolo / acqua ed aria e il contenuto dei metalli rilevati nei capelli .

Peraltro la maggior parte dei metalli e il loro accumulo nei capelli riflette anche l’accumulo di metalli in tutto il corpo .

I risultati su 95 campioni di capelli, raccolti in aree diverse nella Striscia di Gaza, in gran parte tra giovani, 7 donne in gravidanza e alcuni casi di persone ferite (con amputazioni o bruciature con WP ) hanno dimostrato tra l’altro la presenza di Uranio, Tungsteno, Cromo, Cadmio e Arsenico, metalli questi cancerogeni e altre sostanze tossiche, evidenziando comunque un contenuto globale di molti metalli maggiore al normale, anche se le quantità rilevate non sono risultate superiori a 2-3 volte del livello medio contenuto nei capelli.

Le fonti di assunzione di metalli da parte delle persone sono per ingestione di acqua e cibo ( ortaggi coltivati, ad esempio) e l’inalazione di particelle direttamente dal terreno contaminato, ciò facilitato dalle condizioni di vita che costringe ancora tante famiglie a vivere all’aperto, (tende o ripari di emergenza) perché le case sono state distrutte durante l’operazione “piombo fuso” .

La preoccupazione per la salute della popolazione di Gaza, le difficoltà nel raggiungere la popolazione, la mancata ricostruzione e rimozione delle macerie, la negazione di accesso e di uscita dalla Striscia, l’impossibilità a far pervenire strumentazioni adatte e necessarie all’analisi, alla cura e prevenzione, l’emergenza igienica per assenza di acqua potabile sono tutti elementi che rappresentano una grave responsabilità da parte di coloro che si rendono complici della chiusura e dell’assedio al quale è sottoposta la popolazione della striscia di Gaza, in contrasto alle leggi internazioni e ai diritti umani.

Gazzella attraverso l’adozione di bambini e bambine feriti contribuisce a rompere l’assedio.

Lo studio pilota sui metalli presenti nei capelli di 95 campioni prelevati sulla popolazione della striscia di Gaza è stato fatto da:
P. Manduca Gruppo Newweapons; M. Barbieri Università la Sapienza di Roma; Prof. M. Barbieri CNR Roma; collaborazione sul territorio Associazione Gazzella Onlus

Gazzella Onlus