Thailandia, le camicie rosse rifiutano i negoziati del governo

I sostenitori dell’ex premier deposto Thaksin Shinawatra, le ‘camicie rosse’, hanno escluso ogni ipotesi di negoziato con il governo guidato dal premier Abhisit Vejjajiva. I manifestanti del ‘Fronte unito per la democrazia contro la dittatura’, Udd, di fatto, hanno respinto la proposta presentata stamani dal governo di negoziati diretti. “Siamo pronti a negoziati per mettere fine alla crisi, ma non con il governo”, ha spiegato Jaran Ditthapicha, uno dei leader della rivolta. A questo punto crescono i timori di una nuova ondata di repressioni nel Paese, dopo quelle dello scorso 10 aprile scorso. In quell’occasione 25 persone sono morte, 19 manifestanti, 5 poliziotti e un giornalista giapponese, e altre 800 sono rimaste ferite. I militanti del movimento anti governativo pro-Thaksin sono scesi in piazza nella capitale dallo scorso 12 marzo. Da allora occupano il quartiere di Silom Road, quello dei negozi di lusso della capitale Bangkok e chiedono lo scioglimento del parlamento e le elezioni anticipate. L’opposizione punta ad ottenere un impegno del governo ad andare alle urne entro tre mesi. Finora quest’ultimo si è offerto di sciogliere il Parlamento non prima di nove mesi. La situazione potrebbe essere sbloccata dalla magistratura. Potrebbe infatti, giungere lo scioglimento del ‘Partito Democratico’ guidato da Abhisit sotto inchiesta per una donazione elettorale di 258 milioni di baht, 5,9 milioni di euro. L’inchiesta, autorizzata dalla Commissione elettorale lo scorso 12 aprile, cammina spedita, bruciando i tempi. L’ufficio del Procuratore generale, che avrebbe un mese di tempo per inoltrare o meno il caso al giudizio finale della Corte costituzionale, ha fatto sapere che darà il suo responso prima di lunedì prossimo. Nel frattempo l’esercito, che presiede l’adiacente quartiere finanziario, è pronto ad intervenire con la forza per sgombrare i manifestanti. Il peggio potrebbe accadere entro domenica. Dallo scorso lunedì i militari si stanno ammassando intorno al quartiere commerciale della capitale thailandese. Finora sono state dispiegate già 5 compagnie. A dimostrazione delle intenzioni delle autorità di Bangkok di chiudere in breve tempo la partita, nei gironi scorsi il governo thailandese ha nominato un nuovo responsabile della sicurezza. Incaricato di affrontare la protesta dell’opposizione thailandese è ora il comandante dell’esercito, il generale Anupong Paochinda che ha preso il posto del vice primo ministro, Suthep Thaungsuban. Una mossa questa, ritenuta da molti distensiva in quanto Suthep era ritenuto il responsabile dei sanguinosi scontri del 10 aprile scorso avendo ordinato l’intervento dei militari. Per altri però, la sua sostituzione va vista come una punizione per i suoi tanti fallimenti, come la mancata cattura di cinque leader del’Udd sfuggiti, la scorsa settimana, mentre si trovavano in un albergo di Bangkok, all’arresto. Nel frattempo, nelle ultime ore, si registra una crescente tensione tra fazioni pro governative e anti governative. Le due fazioni si fronteggiano nei pressi del quartiere finanziario della capitale presidiato dall’esercito. Da un lato le ‘camicie rosse’, e dall’altro ‘no-colour’ filo-governativi che hanno cominciato anche a bersagliarsi con lancio di bottiglie e altri oggetti, anche ricorrendo all’impiego di fionde. Nell’area in un primo momento non si vedeva alcun dispiegamento di forze dell’ordine, ma poi è giunto sul posto un reparto di un centinaio di poliziotti che si sono frapposti tra i due gruppi. Per ora la situazione sembra essersi tranquillizzata anche se resta la tensione tra i due schieramenti.

Ferdinando Pelliccia