Si insedia all’ara Pacis di Roma il “Consiglio per la Dignità, il Perdono, la Riconciliazione”

Roma torna al centro di un articolato progetto dedicato alla dimensione umana della pace.

E lo fa attraverso le testimonianze di chi ha toccato con mano l’orrore della guerra: nell’ambito dei festeggiamenti per il 2763° compleanno della Capitale, si è insediato ieri presso l’Ara Pacis Augustea, il Consiglio per la Dignità, il Perdono e la Riconciliazione.

Obiettivo dell’ente, assistere Governi, Istituzioni e Comunità apportando un contributo di natura etica, morale culturale e pedagogica, garantendo che il rispetto, la comprensione e il dialogo siano parte costitutiva dei processi di pace.

Promosso dal Sindaco di Roma, Gianni Alemanno, il Consiglio è composto da 76 membri, uomini e donne da tutto il mondo che hanno sofferto personalmente a causa delle guerre, ma che hanno scelto un percorso di comprensione e di perdono per costruire un nuovo futuro.

È stata Maria Nicoletta Gaida, fondatrice dell’Ara Pacis Initiative, ad illustrare i principi e la missione del Consiglio, nella presentazione ufficiale di ieri, alla presenza dei dodici Testimoni del Perdono: Ali Abu Awad, Robi Damelin, Ginn Fourie, Eva Mozes Kor, Francisco Galan Bermudez Sanchez, Shukrije Gashi, Michael Lapsley, Le Ly Hayslip, Svetlana Kijevcanin, Ron Kovic, Jesus Tecù Osorio, Jean-Paul Samputu.

Al termine della cerimonia, è stata consegnata al Sindaco Alemanno una pergamena, firmata dai membri del Consiglio presenti, con iscritte le finalità e gli scopi del Consiglio, “affinché la Città Eterna ne custodisca i valori e, dalla sede simbolica dell’Ara Pacis, li diffonda nel mondo intero”.

“Una città scelta non per caso”, ha sottolineato nel suo intervento il sindaco Alemanno. “Nel suo momento di massimo potere e fulgore l’impero aveva sposato un sogno, quello di una nuova età dell’oro, in cui il conflitto scompare. Augusto ha dedicato l’Ara Pacis agli ideali ultimi dell’uomo: la concordia, la riconciliazione”.

Chi fa parte del Consiglio, ha proseguito il primo cittadino, “si porta addosso i segni della guerra. Vogliamo evitare che il pacifismo si trasformi in un alibi per non vedere quello che succede a tanti popoli”.

Ha concluso l’incontro, l’esibizione del cantante Jean-Paul Samputu, uno dei testimoni del perdono, che ha eseguito a cappella il brano “Forgiveness“.

(Stefania del Ferraro)