Vulcano d’Islanda, ancora pericoli in vista!

Questa settimana è stato sulla prima pagina di tutti i giornali. I TG ne hanno parlato continuamente ad ogni loro edizione, dalla mattina a notte fonda. E’ stato praticamente sulla bocca di tutti. Di chi o di cosa sto parlando? Ma del vulcano attualmente più famoso del mondo, il vulcano islandese che tanto scompiglio è riuscito a creare paralizzando coi suoi fumi tutto il continente europeo.

Ah, l’Islanda! Terra magnifica, quasi mitologica. Un’isoletta posta lì, in capo al mondo. E’ stata sempre una delle mie destinazioni preferite coi suoi paesaggi, da una parte incantevoli con le vallate verdi adibite a pascolo piene di fiori e le pareti rocciose a picco sull’Oceano, e dall’altra parte con i suoi geyser di acqua e vapori  bollenti, coi suoi vulcani sempre attivi che creano un ambiente da “Inferno dantesco”.

Certo la natura è tanto bella quanto imprevedibile e pericolosa e questo vulcano l’ha fatta proprio grossa! Dopo che per 200 lunghi anni aveva deciso di prendersi una “siesta”, stanco forse di essere stato per troppo tempo nell’anonimato ha voluto recuperare il tempo perduto facendo  un ingresso trionfale da vera star!

Ha bloccato i voli di ¾ dell’Europa, eruttando e sbuffando come fosse un’antica divinità vichinga presa da ira funesta. Tra i meno dispiaciuti, in Italia, è stato sicuramente Bruno Vespa che prendendo la “palla al balzo” ha discusso della situazione creatasi con la sua solita dovizia e professionalità nel suo noto programma di approfondimento. Si vocifera che il “buon Bruno” si sia già preparato il suo bel plastico da esibire a Porta a Porta.

La piccola riproduzione in scala del vulcano. Chissà se caccerà anche un po’ di fumo? Certo che dopo il plastico che fece fare per l’Isola dei famosi, questo del vulcano non sarebbe poi una così grande sorpresa. Ma caro Bruno, c’è chi in Italia ha già fatto costruire un vulcano, a grandezza naturale e nel proprio giardino di Arcore! Ogni riferimento non è puramente casuale!

Tutto questo clamore per un vulcano, quando noi italiani ne abbiamo ben due molto più famosi: il Vesuvio e l’Etna. Sicuramente vulcani dal nome più pronunciabile! Avete notato che praticamente nessun giornalista ha mai detto il suo nome per intero? I pochi che hanno tentato, che hanno avuto l’ardore di provarci si sono imbattuti inesorabilmente in figure pessime. E ci credo! Avete presente di che nome sia? Non è un nome è uno scioglilingua! Fu un ubriaco ad appioppargli questo “nomignolo”? Non ci sono altre spiegazioni!

E’ più facile da pronunciare e leggere un codice fiscale che il nome di questo vulcano. Io provo a scriverlo sperando che non spaventi qualcuno, reggetevi forte: Eyjafjallajokull. Sembra il risultato che appare sul monitor quando per sbaglio ci si è appoggiati sopra la tastiera del computer!

Ora mettendo un po’da parte l’humor; quello che è successo in questi giorni è stato davvero un evento di proporzioni eccezionali, migliaia e migliaia di voli bloccati per milioni di viaggiatori rimasti a terra ostaggi negli aeroporti. Tutti accampati come profughi per giorni senza la minima possibilità di sapere quando e come sarebbero ritornati a casa. Per non parlare poi della perdita di circa 200 milioni di dollari al giorno per tutte le compagnie aeree, peggio di ciò che accadde dopo l’11 settembre. Roba da mettere in ginocchio chiunque.

Ma la scelta di fermare tutti i voli interessati dalla grossa nube vulcanica è stata una scelta necessaria oppure è stato un eccesso di zelo? Su tale punto ci sono troppe opinioni discordanti e perfino persone che ritengono, col senno di poi, che bloccare tutti i voli sia stato un errore grossolano.

Il Commissario UE ai Trasporti, Siim Kallas, ha respinto a Strasburgo, in occasione del dibattito in Europarlamento, le critiche indirizzate a Bruxelles da una parte della stampa e dell’opinione pubblica per le sospensioni dei voli.

Gli aerei devono evitare qualsiasi spazio di volo invaso dalle ceneri vulcaniche, questo perché le ceneri possono bucare il parabrezza della cabina del pilota. Come ci hanno spiegato bene in questi giorni, la nube che ha oscurato l’Europa era formata anche da silicio che fonde a 1100 gradi. Le turbine che si trovano negli aerei più moderni e tecnologicamente avanzati operano a 1400 gradi, questo significa che se tali polveri entrassero all’interno delle camere di combustione, procurerebbero danni fatali ai motori. Essendo poi le ceneri della nube molto fini, avendo un diametro assai sottile meno di 2 millimetri e in alcuni casi addirittura di 6 micron. Comunque l’episodio di questo vulcano ha accresciuto in tutti noi la consapevolezza che si sa ancora troppo poco riguardo a questi eventi e soprattutto non si è in grado di prevedere e gestire un fenomeno naturale di tali proporzioni.

Insomma quando la Natura si sveglia in tutta la sua maestosità e potenza noi esseri umani possiamo fare ben poco, siamo limitati e goffi nel tentativo di arginarla. Come ho ricordato velocemente prima, ci sono stati molti viaggiatori sparsi per l’Europa che al momento del ritorno a casa hanno subito il disagio dell’interminabile attesa. Tra questi, incredibile la storia dei 10 italiani, che pur di fare ritorno dai propri familiari hanno affittato un taxi dalla Norvegia.

Si tratta di dieci milanesi che erano andati a sciare oltre il Circolo Polare Artico, nel paradiso norvegese di Lyngen. Una volta finita la vacanza però, vedendosi confinati e bloccati senza poter prendere l’aereo per giorni, hanno deciso di comun accordo di fare questa piccola impresa:  4000 km da Tromso a Milano, per la modica spesa di 14 mila euro!! Felice la compagnia norvegese di taxi che ha messo a disposizione per gli “stoici” italiani un furgone e 3 autisti che di volta in volta si sono dati il cambio nella guida. “E’ caro ma a Milano ci aspettano famiglia e lavoro” hanno dichiarato i nostri compatrioti.

Ora che lentamente tutto sta tornando alla normalità e che il vulcano ha deciso di darci tregua ecco però, dall’ Islanda con furore (parodiando il titolo del celebre film di Bruce Lee) arrivare un nuovo pericolo. Pare che si stia preparando un altro vulcano, questa volta dal nome molto più facile: l’Hekla, uno dei più attivi dell’Islanda e che nell’ultimo millennio ha avuto ben 20 eruzioni nel suo curriculum.

Insomma, ancora un vulcano islandese sulla nostra strada. Una celebre canzone di Lucio Battisti diceva “ancora tu, ma non dovevamo vederci più?”

Fabio Porretta