I tre operatori di Emergency raccontano la prigionia in Afghanistan. E Strada querela ‘Libero’ e ‘Il Giornale’

Gino Strada

Si è tenuta questa mattina, nella sede milanese di Emergency, la conferenza stampa in cui Matteo Dall’Aira, Marco Garatti e Matteo Pagani hanno raccontato la loro prigionia in Afghanistan: le autorità locali, dopo averli prelevati presso l’ospedale di Lashkar-gah, li hanno trattenuti nove giorni sospettandoli di collaborare con i terroristi. Il rilascio è avvenuto il 18 aprile scorso, quando è stata accertata la totale estraneità dei tre ai capi d’accusa.  “Non ci siamo resi subito conto di quanto stava accadendo -ricorda Dall’Aira- Ho pensato molto alla mia famiglia e ora sto scoprendo il grande affetto di tutto il popolo di Emergency, per noi di grande conforto”. Dall’Aira sposa poi la tesi del complotto ai danni della ong. “Prima del giorno dell’arresto -sottolinea- non avevamo avuto alcuna avvisaglia. Probabilmente è corretto dire che tutto questo è avvenuto perché abbiamo raccontato la guerra, perché abbiamo raccontato a tutti le storie dei nostri feriti, che per il 40 % sono bambini. Questo non va dimenticato”. Pagani, in collegamento video da Roma, evidenzia uno degli aspetti peggiori della vicenda. “Non dimentichiamoci che la cosa più grave è che è stato chiuso l’ospedale -dice- Ora nessuno può aiutare i pazienti”.
Garatti si è detto particolarmente amareggiato da quanto ha letto sui giornali una volta tornato in Italia. “Alcune cose che ho letto fanno più male dell’essere stato in carcere. Su di noi sono state scritte cose infamanti e si è cercato di gettare fango su di noi e su Emergency”. Proprio a questo proposito, Gino Strada ha annunciato di aver querelato ‘Libero’ e ‘Il Giornale’ per gli articoli, pubblicati dai due quotidiani, in cui si proclamava a gran voce l’ammissione di colpa -in realtà mai avvenuta e poi smentita dalle autorità afghane- da parte dei tre operatori. “Questa -ha affermato Strada- è spazzatura. Adesso ci aspettiamo che facciano un titolo a tutta pagina con la scritta ‘Liberi, sono innocenti’. Ma so che non lo faranno, andranno avanti a fare il loro sporco mestiere”.

Tatiana Della Carità