La Lega chiede un esame di italiano per i piccoli imprenditori stranieri

Silvana Comaroli è nata a Soncino, in provincia di Cremona, quarantatrè anni fa. Laureata in economia e commercio e iscritta alla Lega Nord, occupa attualmente il seggio 312 nella Camera dei Deputati. E’ lei che oggi firma l’ultima illuminata proposta leghista: far sostenere un esame di lingua italiana agli extracomunitari che vogliono avviare un’attività commerciale nel nostro paese. La richiesta, avanzata sotto forma di emendamento al decreto legge incentivi, vorrebbe affidare alle Regioni il potere di imporre nuovi paletti e mira poi a mettere al bando le insegne multietniche, dando invece il via libera a quelle in dialetto. “Le Regioni -si legge dunque nel testo- possono stabilire che l’autorizzazione all’esercizio dell’attività di commercio al dettaglio sia soggetta alla presentazione da parte del richiedente qualora sia un cittadino extracomunitario di un certificato attestante il superamento dell’esame di base della lingua italiana rilasciato da appositi enti accreditati. Le Regioni stesse possono inoltre stabilire che l’autorizzazione da parte dei comuni alla posa delle insegne esterne a un esercizio commerciale è condizionata all’uso di una delle lingue ufficiali dei Paesi appartenenti all’Unione europea ovvero del dialetto locale”.
Appare evidente come la Lega stia lavorando per creare in Italia una base sociale multietnica e un sereno clima di tolleranza.
Caustico il commento del senatore del Pd Roberto Di Giovan Paolo, segretario della Commissione Affari Europei. “A sentire molti degli esponenti del Carroccio che vanno in tv –osserva Di Giovan Paolo- un corso d’italiano con relativo esame sarebbe utile proprio per tanti leghisti. Visto che la Lega utilizza il decreto incentivi per far passare questo provvedimento, gli incentivi dovrebbero andare a quelle associazioni che gratuitamente insegnano l’italiano agli stranieri e che fino a qualche decennio fa insegnavano invece agli italiani immigrati la lingua del Paese dove questi andavano a lavorare”.

Tatiana Della Carità