Thailandia, camicie rosse e governo pronti a fare un passo indietro

Nel momento in cui la situazione, sul campo, sembra meno tesa rispetto ai giorni scorsi oggi si è registrato nella capitale thailandese, Bangkok un passo indietro compiuto sia dalle camicie rosse sia dai poliziotti. Questi ultimi in assetto antisommossa, sono dispiegati davanti alle barricate erette dai manifestanti. Potrebbe essere il primo passo che porta alla riappacificazione nel Paese asiatico. Una esigenza dettata soprattutto dalla consapevolezza di tutti che ormai si è giunti ad un punto di stallo che è impossibile sbrogliare senza altro spargimento di sangue. Stamani sono scomparsi anche i dimostranti ‘senza colore’ filo governativi e di simpatie monarchiche che negli ultimi due giorni avevano cercato di provocare scontri con le camicie rosse. Si sono registrati invece, solo dei brevi tafferugli lo scorso mercoledì sera, quando i ‘rossi’ e i ‘senza colore’ si sono affrontati con un lancio di bottiglie e sassi interrotto dall’intervento della polizia. Per il pomeriggio di oggi essi avevano anche indetto una manifestazione anti camicie rosse che si è invece, rivelata un fallimento. Vi hanno aderito solo poche migliaia di persone. Segno questo dello scarso seguito che essi hanno.

Altro segnale distensivo è giunto dal governo dove sembra che il premier thailandese, Abhisit Vejjajiva sia disposto a farsi da parte nel caso in cui non riesca a risolvere il conflitto politico in corso nel Paese asiatico. La notizia è stata diffusa stamani dai media locali, i quali però, non hanno spiegato se Abhisit sia pronto a rassegnare le dimissioni o a sciogliere la camera bassa del parlamento come chiesto dai manifestanti. Notizie rassicuranti sembrano quindi giungere dalla Thailandia dopo che la situazione è ormai precipitata e al clima euforico delle prime settimane di manifestazioni indette dai sostenitori del deposto premier Thaksin Shinawatra si è sostituito un clima tesissimo. Rimangono però, alte le voci di un imminente intervento dell’esercito che si fanno sempre più insistenti di giorno in giorno. La Silom Road, il quartiere finanziario di Bangkok, è ormai completamente militarizzato. Dopo i brevi tafferugli di mercoledì sera, la presenza dei soldati è fortemente aumentata, e lo stesso sta avvenendo dopo le bombe di ieri sera. Quando sono esplose 5 bombe – granate deflagrate nei pressi della Silom Road proprio nel punto in cui erano erette le barricate delle camicie rosse. Diversi morti e almeno 70 feriti è questo il sanguinoso bilnacio. Oggi i leader del movimento, che ufficialmente continuano a rifiutare l’opzione del negoziato con il governo di Vejjajiva, si sono detti disposti al dialogo e a far cadere la richiesta dello scioglimento immediato del parlamento per concedere un mese di tempo al governo per sciogliere il Parlamento e indire nuove elezioni entro tre mesi. La proposta è giunta poco dopo che il capo dell’esercito, il generale Anupong Paochinda aveva assicurato che non vi sarebbe stata una repressione delle proteste delle camicie rosse, in quanto ciò avrebbe fatto più danni che altro. I leader delle camicie rosse comunque nel cercare di cautelarsi contro un’eventuale repressione militare, oggi con una petizione hanno chiesto l’intervento dell’ONU auspicando il dispiegamento di una forza di peacekeeping nel Paese. Nel frattempo i manifestanti hanno incendiato le barricate erette nei gironi scorsi e che la polizia aveva chiesto che loro smantellassero.

Ferdinando Pelliccia