Pedofilia, Vescovo belga lo ammette e si dimette

Lo scandalo della pedofilia nella Chiesa continua a registrare colpi di scena: a finire nel mirino, oggi, è stato il cattolicissimo Belgio con le dimissioni, a sorpresa e immediatamente accettate dal Papa, del vescovo di Bruges, mons. Roger Vangheluwe. Una vicenda, quella del presule reo confesso di aver commesso per anni abusi su un ragazzo sulla quale anche la procura ha aperto un fascicolo, che segna – commenta il primate del Belgio, mons. André-Joseph Leonard – “un giorno nero per la Chiesa“. E che vede per la prima volta, un vescovo confessare non solo di avere nascosto abusi perpetrati da preti sotto la sua giurisdizione, ma di averli compiuti in prima persona. Mentre anche negli Stati Uniti non si allenta la pressione dei media ed in Germania si riunisce per la prima volta il vertice anti-pedofilia voluto dalla Merkel, sul tema in Italia interviene anche il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano: salvaguardare i diritti dei bambini è un “imperativo etico” e non solo “giuridico”, dice in vista della Giornata Nazionale dei bambini vittime della violenza promossa per domenica dall’associazione Meter di don Di Noto. “Quando ero ancora semplice sacerdote e per un certo tempo all’inizio del mio episcopato – è la confessione shock di mons. Vangheluwe diffusa questa mattina dalla sala stampa vaticana insieme al bollettino con la formula di rito dell’accoglimento delle dimissioni da parte del Papa – ho abusato sessualmente di un giovane a me vicino. La vittima ne è ancora segnata.

Nel corso degli ultimi decenni – ha aggiunto – ho più volte riconosciuto la mia colpa nei suoi confronti, come nei confronti della sua famiglia, e ho domandato perdono. Ma questo non lo ha pacificato. E neppure io lo sono. La tempesta mediatica di queste ultime settimane ha rafforzato il trauma. Non è più possibile continuare in questa situazione. Sono profondamente dispiaciuto per ciò che ho fatto e presento le mie scuse più sincere. Ho presentato le mie dimissioni” al Papa e “sono state accettate venerdì. Perciò, mi ritiro”. In Vaticano la notizia arriva a mezzogiorno in punto, e alla stessa ora, a Bruxelles, il primate del Belgio e arcivescovo di Malines-Bruxelles, mons. André-Joseph Leonard, tiene una conferenza stampa con i responsabili della commissione d’inchiesta incaricata di indagare sui casi di pedofilia nella Chiesa. Le dimissioni del vescovo di Bruges e le dichiarazioni che le hanno accompagnate “corrispondono – dice mons. Leonard – alla volontà di trasparenza che la Chiesa cattolica del Belgio vuole ora applicare rigorosamente alla materia, voltando risolutamente pagina rispetto all’epoca, non così lontana, in cui, nella Chiesa come altrove, si preferiva la soluzione del silenzio o dell’occultamento”. ‘Siamo di fronte ad una situazione particolarmente seria”, ha aggiunge ammettendo gli errori del passato. “Non ci sarà mai più “silenzio” e “occultamento” promette spiegando che “bisogna interrogarsi sul modo in cui sono ammesse al sacramento dell’ordine persone sulle quali ci sono dubbi sulla loro rettitudine”. E invita “chi ha cadaveri nell’armadio” a non presentarsi. E mentre in Germania un sondaggio pubblicato dal quotidiano Bild, sottolinea la disaffezione dei tedeschi – quasi cinque milioni stanno valutando la possibiltà di cancellarsi dalle liste dei fedeli della Chiesa cattolica – si aspettano i risultati, che non arriveranno però prima di fine dell’anno, del vertice voluto dalla Merkel: oggi la prima riunione con medici, ministri e rappresentanti della conferenza episcopale. Dall’altra parte del pianeta, intanto, interviene il card. George Pell, arcivescovo di Sydney e prossimo prefetto della Congregazione dei Vescovi, rilanciando anche il tema della pornografia tra le cause del dilagare del fenomeno: “Che i sacerdoti cattolici e i membri di ordini religiosi siano tra i peggiori abusatori riempie tutti i cattolici, me incluso, di orrore e indignazione”, dice spiegando però che “non è solo un problema della Chiesa, qui o all’estero. E’ parte del problema anche l’implacabile diffusione della pornografia”.

Fonte: Ansa