Crisi in Grecia, verso lo sciopero generale

I sindacati proclamano la fermata del settore privato per il 5 maggio. Il ministro delle Finanze si appella all’Unione europea: dateci gli aiuti o altrimenti non onoreremo i nostri impegni. La Borsa crolla. Gli occhi sono puntati sulla Germania dove il 57% è contrario agli aiuti.

La Confederazione nazionale dei lavoratori greci, sindacato che può contare su circa un milioni di aderenti, ha annunciato che proclamerà uno sciopero nazionale di tutti i lavoratori del settore privato per il prossimo 5 maggio. Il sindacato spiega in un comunicato che la decisione è stata presa «per contrastare i ricatti neoliberisti e le pretese della Commissione europea, della Bce e del Fmi di ridurre i diritti sociali ed economici dei lavoratori». Il sindacato, inoltre, respinge tutti i progetti di riforma pensionistica, «che porterebbero ad un calo dell’ammontare delle pensioni e ad un aumento dell’età pensionabile».

Quello che, dunque, finora non è riuscito a fare il primo ministro socialista, Papandreu, sembra ora voler fare il sindacato che, tradizionalmente vicino al Pasok conta una tradizione più di sinistra. La situazione del resto è davvero allarmante. Il ministro delle finanze Giorgio Papaconstantinou ha infatti avvertito che entro il 19 maggio è necessario che Atene riceva gli aiuti finanziari promessi da Ue-Fmi non essendo altrimenti in grado di far fronte ai suoi obblighi finanziari sul mercato. Parlando davanti ai deputati del Pasok, Papaconstantinou ha affermato che il 19 maggio sono in scadenza 9 mld di euro ed entro quella data «sarà quindi necessario che il meccanismo sia completato, concordato e sottoscritto e che i fondi inizino ad affluire». Altrimenti sarà il “default”, cioè la bancarotta.

Notizia che la Borsa di Atene cha accolto con la chiusura a -6%, dopo aver toccato una punta negativa del 7,4%, in assoluto il peggior risultato da 12 mesi a questa parte, con il settore bancario che registra perdite di oltre il 10%. A questa situazione si aggiungono le previsioni circa la crescita del deficit del 2009 che, già corretto da Eurostat al 13,6%, potrebbe raggiungere il 14% del Pil come ha dichiarato, sempre oggi,Papaconstantinou.

La richiesta greca di aiuti alla Ue fa dunque volgere lo sguardo all’atteggiamento che assumerà la Germania, azionista di riferimento dell’Europa monetaria. Angela Merkel si trova a fronteggiare un’opinione pubblica del tutto restia a concedere aiuti. Secondo un sondaggio effettuato dall’istituto Ifratest dimap, il 57% dei tedeschi si oppone ad un possibile prestito di emergenza di 45 miliardi di euro alla Grecia da parte del Fondo Monetario Internazionale e l’Unione europea, mentre solo il 33% ritiene che sia una misura appropriata. La Germania dovrebbe contribuire con 8,4 miliardi di euro. A rafforzare il no al prestito vi è la convinzione, condivisa dal 57% del campione, che i tedeschi si siano impegnati più duramente degli altri per contrastare la crisi economica. Lo stesso sondaggio rileva un 73% di contrari all’ingresso della Turchia nella Ue. La crisi va avanzare il nazionalismo e la chiusura all’interno delle proprie comunità e, tra gli altri, anche questo sondaggio ne è la dimostrazione.

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