Obama blocca nuove trivellazioni offshore: “British Petroleum pagherà tutti i danni”

Incalzato dalla marea nera che avanza verso le coste della Louisiana, il presidente statunitense Barack Obama ha bloccato qualsiasi nuova trivellazioni offshore: “Le trivellazioni petrolifere sono importanti, ma devono essere effettuate in modo responsabile”, ha detto il presidente parlando oggi dal giardino della Casa Bianca. Obama aveva recentemente sospeso la moratoria sulle trivellazioni, decisione che gli era valsa la critica degli ambientalisti: per la Casa Bianca si tratta in effetti di una moneta di scambio con l’opposizione Repubblicana per l’approvazione di una legge sul clima di più ampio respiro. Le nuove piattaforme, ha detto Obama, dovranno essere dotate di tutte le misure necessarie ad impedire che si verifichi un incidente simile.

Il presidente statunitense ha poi ribadito che si sta facendo tutto il necessario per far fronte al disastro ambientale nel Golfo. Pur affermando che la responsabilità dell’accaduto spetta alla British Petroleum, gestore della piattaforma affondata il 22 aprile, Obama ha detto che l’amministrazione è pronta a prendersi le proprie responsabilità nei confronti delle comunità che vivono sulle coste. Per questo, ha detto Obama, “ci teniamo in stretto contatto con i governatori” dei cinque Stati che si affacciano sul Golfo. Il presidente ha poi detto che un alto numero di mezzi e uomini dell’esercito è pronto ad intervenire e ha ordinato al Segretario del Territorio Ken Salazar di presentargli un rapporto completo su tutta la vicenda entro 30 giorni. Questo rapporto sarà poi importante per capire le cause dell’incidente e prevenire che ciò accada di nuovo. E’ atteso per oggi un primo rapporto delle autorità inviate per monitorare la situazione. Oltre a Salazar, sul posto si trova anche il segretario per la sicurezza nazionale Janet Napolitano. David Axelrod, uno dei principali collaboratori del presidente, ha inoltre dichiarato all’emittente televisiva Abc che la riposta dell’amministrazione al disastro del 20 aprile (data dell’esplosione della piattaforma collassat 48 ore dopo) è stata pronta, sottolineando come “la Guardia Costiera sia intervenuta sul posto quasi immediatamente”, e respingendo ogni paragone con quanto avvenuto nel 2005, in occasione dell’uragano Katrina che devastò New Orleans. Intanto, sia Louisiana che Florida hanno dichiarato lo stato di emergenza.

Oggi Obama, come avevano già fatto sapere ieri dal suo entourage, ha detto che tutti i costi della bonifica ricadranno su Bp. E la compagnia britannica ha confermato che si assumerà la piena responsabilità di questo incidente che rischia di essere uno dei peggiori dell’ultimo decennio in Nordamerica. Bp “si assume tutta la responsabilità della marea nera e della bonifica”, ha detto Sheila Williams, confermando le dichiarazioni del direttore generale del gruppo, Tony Hayward. Williams ha precisato che il gruppo pagherà danni e interessi alle persone colpite dalla marea nera che potranno “presentare dei ricorsi legittimi”. I primi ad avanzare richieste di danni sono stati gli allevatori di gamberetti della Louisiana che hanno già fatto ricorso chiedendo 5 milioni di dollari a Bp. Ma questo è niente se si considera che secondo l’agenzia Fitch la bonifica della marea nera costerà alla compagnia petrolifera tra i 2 e i 3 miliardi e questo solo quando la macchia toccherà le coste del Golfo. I costi potrebbero salire ulteriormente nel periodo necessario per drenare il petrolio. Tuttavia, l’agenzia di rating dice che questo incidente non inciderà a breve termine sulla valutazione di Bp. Invece secondo stime di PartnerRe, compagnia di riassicurazione delle Bermuda, “le perdite finali e complessive per le compagnie di assicurazioni non sono ancora quantificabili, considerando la quantità di soggetti coinvolti e il fatto che la situazione è ancora in via di sviluppo”. Però, “potrebbero potenzialmente superare il miliardo di dollari”, ha fatto sapere la società, che prevede di iscrivere a bilancio nel secondo trimestre 2010 richieste di rimborso collegate all’esplosione per circa 60-70 milioni di dollari.

Intanto due aerei dell’aeronautica militare americana sono stati inviati in Mississippi e stanno aspettando ordini per versare sostanze chimiche sopra l’enorme chiazza di petrolio.

I due C-130, modificati appositamente per questo tipo di operazioni, sono decollati ieri dalla Youngstown Air Reserve Station in Ohio. Il portavoce dell’Aeronautica, il maggiore David Faggard, ha fatto sapere dal Pentagono che i velivoli sono pronti ad entrare in azione appena si mostrerà necessario intervenire con agenti chimici. Anche la Marina ha inviato tutto l’equipaggiamento necessario alla bonifica delle acque inquinate.

Il Pentagono si tiene in continuo contatto con il Dipartimento della sicurezza interna per organizzare al meglio gli aiuti militari. Le prime smagliature dell’enorme macchia di greggio della piattaforma Bp hanno già raggiunto le coste della Louisiana e negli Stati uniti è stato decretato lo stato di “catastrofe nazionale”. Questa mattina sono state inviate imbarcazioni a pattugliare le coste. I venti rischiano di spingere all’interno delle paludi la macchia nera e per la giornata di oggi è prevista una tempesta che potrebbe peggiorare la situazione.

Chiara Basso – America24