Iraq, dopo le elezioni regna ancora il caos

In Iraq è caos, politico e istituzionale, dopo le recenti elezioni legislative del 7 marzo scorso. Un voto che ha decretato la vittoria seppure di misura, con 91 seggi contro 89, della lista ‘Iraqiya’ che appoggia il leader sciita laico Ayad Allawi su l’ Alleanza dello Stato di diritto’ del premier uscente, lo sciita Nuri al Maliki. Sia al Maliki sia Allawi rivendicano il diritto di formare il nuovo governo e questo sta portando il Paese ad una situazione di stallo. La Commissione elettorale indipendente irachena, Ihec, il 26 aprile scorso ha annullato i risultati ottenuti da 52 candidati ed ha predisposto un nuovo riconteggio delle schede votate nelle sezioni di Baghdad. Un operazione che prende il via domani lunedì. Il distretto elettorale della capitale irachena, che interessa un elettorato di 2,5 milioni di aventi diritto al voto è composto da oltre 11 mila seggi. Esso è considerato il più importante perchè in base ai suoi risultati si assegnano 70 seggi dei 325 totali nel Parlamento nazionale. Ne occorrono 163 per poter avere il mandato a formare il nuovo governo. E’ questo forse uno dei motivi che vede il distretto di Baghdad al centro della forte disputa tra le due coalizioni che appoggiano una Allawi e l’altra al Maliki. Le operazioni di riconteggio di domani si svolgeranno alla presenza di osservatori europei, dell’Onu e della Lega Araba.

Già lo scorso 19 aprile, sempre su richiesta dello sconfitto premier uscente, era stato effettuato un altro riconteggio manuale delle schede scrutinate in alcune delle sezioni della capitale irachena. Come allora, anche questo nuovo riconteggio non dovrebbe portare ad una modifica sostanziale dei risultati definitivi provvisori del voto. L’operazione che dovrebbe richiedere tra le due e le tre settimane, ritarderà però, ulteriormente i tempi della proclamazione dei nuovi eletti e la formazione del nuovo governo centrale. Nel frattempo l’ex premier iracheno ha annunciato che presenterà appello contro la decisione della Ihec di invalidare i risultati elettorali di 52 candidati. La commissione ha dichiarato illegale la loro iscrizione nelle liste elettorali in quanto ritenuti coinvolti con il disciolto e illegale partito Baath del defunto ex dittatore Saddam Hussein. Ai candidati interessati è stato dato un mese di tempo per presentare ricorso. Un fatto questo, che rappresenta una nuova battuta d’arresto al già tormentato processo democratico iracheno. Almeno uno di essi risulta essere stato eletto nella lista Iraqiya, ma forse sono molti di più. Un fatto questo che mette ancora di più in discussione i dati provvisori in quanto i seggi assegnati alla lista di Allawi scenderebbero fino ad essere inferiori a quelli assegnati alla lista di al Maliki. Sarà la Corte di Appello a pronunciarsi in merito. Nei giorni scorsi il leader della lista Iraqiya ha chiesto alla Lega Araba di intervenire nella crisi irachena, dando vita a un governo transitorio per superare lo stallo post-elettorale. Da parte sua l’altro principale candidato e premier uscente, nel difendere le sue iniziative per rivendicare la vittoria alle elezioni del 7 marzo scorso, ha denunciato che i numerosi tentativi di bloccarle fanno parte di un complotto internazionale per sottrargli il potere. “C’è un progetto regionale e internazionale destinato a eseguire un golpe in Iraq sfruttando le elezioni”. Al Maliki l’ha affermato riferendosi ad Allawi, appena rientrato da un tour in Giordania, Egitto e Turchia per chiedere ai rispettivi governi di intervenire in Iraq. “Sono questioni nazionali in cui nessuno dovrebbe interferire”, ha affermato al Maliki aggiungendo che: “questo atteggiamento rischia di trasformare l’Iraq in un campo di battaglia per le potenze regionali e internazionali”. In merito alla questione la scorsa settimana è intervenuta anche il segretario di stato americano, Hillary Clinton che ha esortato i dirigenti iracheni a mettere da parte le loro divisioni e a rispettare i risultati delle elezioni. Nonostante tutta questa incertezza comunque fervono i tentativi di giungere alla formazione di una coalizione di maggioranza per formare il nuovo governo. Le trattative pur proseguendo vanno a rilento in quanto ancora non è stato dichiarato un vincitore ufficiale e quindi manca un valido interlocutore. Forse anche per questo al Maliki sta puntando il tutto per tutto sul riconteggio dei voti a Baghdad. Il premier uscente è impegnato in intensi contatti con l’alleanza nazionale irachena, la formazione sciita che il voto del 7 marzo ha decretato terza. Di questa coalizione fa parte anche la corrente che fa riferimento al leader radicale Moqtada Sadr leader della milizia ‘l’Esercito del Mahdi’.

Tra i due non corre buon sangue e Sadr ha già posto il suo veto, in caso di accordo, ad al Maliki premier. Altro problema che poi dovrà essere affrontato. Allawi invece, a sua volta è impegnato in contatti con i partiti curdi, e con la stessa lista di al Maliki incontrando le stesse difficoltà del suo antagonista. Gli unici che stanno traendo vantaggio da questa situazione di stallo sono i terroristi. Approfittando del vuoto di potere nel Paese essi hanno messo a segno, nelle ultime settimane, numerosi e sanguinosi attentati in particolare nella capitale Baghdad. Secondo i dati forniti dai ministri della Sanità, dell’Interno e della Difesa iracheni, nel mese di aprile sono stati 328 le persone rimaste uccise in attacchi terroristici. Ben 274 vittime sono civili, mentre i morti tra le forze di sicurezza sono stati invece, 39 poliziotti e 15 militari. La popolazione civile continua a rimanere al centro dell’ondata di violenza che da anni ha investito l’iraq. Il dato di Aprile risulta comunque essere confortante se paragonato a quello di marzo quando i morti erano stati 367. L’ulteriore battuta d’arresto nel processo elettorale iracheno potrebbe alimentare un pericoloso risentimento dei sunniti. Essi temono di vedersi ancora una volta scippato il successo in quanto sono significativamente rappresentati nella coalizione che appoggia Allawi.

Ferdinando Pelliccia