Obama in Louisiana: British Petroleum è responsabile e pagherà i danni

Il presidente americano Barack Obama è andato personalmente in Louisiana per vedere come procedono le operazione di contenimento del disastro ecologico che si sta consumando nel Golfo del Messico. Arrivato all’aeroporto internazionale Armstrong di New Orleans, Obama è stato accolto dal governatore dello Stato Bobby Jindale e si è diretto con lui a Venice, cittadina di pescatori trasformata in quartier generale delle operazioni. Obama ha sottolineato ancora una volta la tempestività del governo di fornte alla tragedia, per cercare di spegnere le polemiche sull’eventuale inefficienza federale, ha ribadito la colpevolezza di Bp, gestrice della piattaforma petrolifera collassata, e ha ringraziato tutti coloro che stanno lavorando incessantemente per cercare di limitare i danni di quello che potrebbe essere “un disastro senza precedenti”.

In televisione, intanto, anche alcuni membri del Gabinetto di Obama hanno difeso la tempestività del governo federale di fronte all’emergenza. Il Segretario della sicurezza del territorio Janet Napolitano, il Segretario del Territorio Ken Salazar e l’ammiraglio Thad Allen, comandante della Guardia costiera e tra le personalità pubbliche lodate ai tempi dei soccorsi per l’uragano Katrina, hanno parlato al programma “State of the Union”. Salazar ha detto però che ci vorranno settimane, anche 90 giorni, prima di riuscire a bloccare le falle della piattaforma Deepwater Horizon collassata il 22 aprile. Il Segretario del territorio ha garantito che il governo americano terrà “il fiato sul collo” della Bp per essere sicuro che faccia fronte a tutte le sue responsabilità di fronte al disastro ecologico che rischia di essere peggiore di quello della Exxon Valdez, la petroliera che nel marzo del 1989 si incagliò in un’insenatura del golfo dell’Alaska disperdendo in mare 38 milioni di litri di petrolio. La Bp cerca di difendersi come può. Oggi il suo presidente, Lamar McKay, ha detto al programma “This Week” dell’ABC che la sua società ha sempre mantenuto i livelli standard di sicurezza. McKay ha detto che è impossibile prevedere quando riusciranno a chiudere le falle ma a detto che a breve sarà installato un blocco di metallo da 74 tonnellate che potrebbe bloccare il flusso di greggio in 6 o 8 giorni.

Al momento è impossibile stabilire quanto greggio sia fuoriuscito dalla piattaforma. In due giorni le dimensioni della macchia nera si sono triplicate. “La macchia di petrolio minaccia non solo le nostre paludi e la pesca, ma anche il nostro stesso modo di vita”, ha affermato il governatore Jindal. Diverse operazioni sono in corso simultaneamente per cercare di difendere le coste americane, tanto da parte dei militari e della guardiacosta americana che da parte degli uomini della British Petroleum (BP). Diverse squadre continuano a spargere, dalle imbarcazioni e dai cieli, prodotti chimici biodegradanti, mentre si continua nell’operazione di installazione di oltre 84 chilometri di barriere galleggianti. Nel frattempo sono stati pompati oltre 3,8 milioni di litri di petrolio mischiato ad acqua. La Bp procede nelle operazioni per tentare di bloccare la fuoriuscita di greggio: quattro robot sottomarini stanno cercando di chiudere la valvola di sicurezza dei pozzi. Le attività ittiche lungo le coste del Gofo sono state bloccate. La marea nera, oltre a mettere a repentaglio la sopravvivenza di uno degli ecosistemi più delicati degli Stati Uniti, infliggerà un duro colpo all’economia dei cinque stati minacciati.

America24