Oceani 3D, un film documentario con le voci di Aldo, Giovanni e Giacomo

Le incredibili creature degli abissi e il loro habitat naturale, un viaggio di quasi 10000 km insieme ad una tartaruga marina, che attraversa le profondità oceaniche per deporre le proprie uova. E’ Oceani 3D, docufiction prodotta da Jean-Michel Cousteau (figlio del celebre oceanografo Jacques-Yves) e diretta da Jean-Jacques e François Mantello: girato in Digital 3D e realizzato in 7 anni (1500 ore di riprese subacquee e 200 ore di filmati scelti per il montaggio), il film vede la luce dopo 26 spedizioni in location sparse in tutto il mondo. Dalle Kelp Forests californiane alla Grande Barriera Corallina Australiana, passando per Roca Partida in Messico, in compagnia di innumerevoli specie marine, la maggior parte delle quali – come sottolineato dai cartelli che precedono i titoli di coda – ad altissimo rischio di estinzione. A tratti davvero suggestivo (ma niente di più che non si sia già visto, e meglio, in molti altri prodotti simili – come Sea Monsters: A Prehistoric Adventure Movie del National Geographic -, proiettati nelle sale IMAX dei musei di tutto il mondo), il film non si preoccupa di offrire quell’approfondimento proprio dei documentari scientifici, ma insiste narrativamente sulla componente del racconto per raggiungere la più ampia fascia di pubblico possibile e far conoscere, soprattutto ai giovanissimi, il maggior numero di animali possibile.

Per quello che riguarda l’edizione italiana, poi, bissando in qualche modo l’operazione di qualche anno fa con Fiorello voce narrante de La marcia dei pinguini, la scelta di affidare il racconto al trio Aldo, Giovanni e Giacomo – Cosa buffa, Ciccio palla e Testa tonda, tre uova in viaggio su “un’astronave” chiamata tartaruga… – non solo finisce per alimentare seri dubbi su quanto sia stato rispettato o meno il testo di partenza (per il mercato anglosassone e francese affidato ad un’unica voce), ma contribuisce a denotare “comicamente” un prodotto che di comico, almeno immaginiamo, non avesse davvero niente da offrire.

Valerio Sammarco – Cinematografo.it