L’acqua e il rischio della privatizzazione

L’acqua è un bene comune.

Ha avuto inizio sabato 24 aprile la campagna per la raccolta di 500.000 firme che si sta svolgendo in molte piazze italiane per sostenere i tre quesiti referendari depositati il 31 Marzo scorso alla Corte di Cassazione di Roma, e che proseguirà fino al 4 Luglio.

I tre quesiti del referendum hanno come scopo quello di abrogare la legge n.166 del 20 novembre 2009 da cui emerge una concezione dell’acqua come merce da cui trarre profitto.

Il forum italiano dei movimenti per l’acqua, che ha avviato la raccolta delle firme per una gestione pubblica di questo bene, è nato a Roma nel 2006 durante il “I Forum italiano dei movimenti per l’acqua”, cui hanno partecipato associazioni ed enti territoriali accomunati da un obiettivo comune, quello di cambiare il quadro normativo vigente.

Stefano Rodotà, uno dei redattori dei quesiti referendari, considera questa raccolta firme come uno strumento per dare vita ad un’azione politica collettiva, in un momento di grande disinteresse verso la politica.
Nel caso di approvazione dei tre quesiti, per quanto riguarda l’affidamento del servizio idrico integrato, si farà riferimento all’art. 114 del Decreto Legislativo n. 267/2000.
Questo prevede che si ricorra ad enti di diritto pubblico che ritengono che il servizio idrico debba essere  svincolato dalle logiche del profitto.
Ed è questo l’obiettivo della campagna, appoggiata da numerosi Enti Locali e da molti artisti del mondo della musica e del teatro che sostengono il Forum.

Ad esso hanno aderito oltre 80 reti nazionali, in quello che secondo una recente dichiarazione di Marco Bersani è il più ampio raggruppamento di associazioni, movimenti e sindacati che si sia mai costituito intorno a un tale tema.

Luca Bagaglini