Grecia, uno sciopero generale paralizza il paese

La popolazione greca non ci sta. Domani il parlamento nazionale dovrà votare le misure di austerità studiate per arginare la crisi economica e, com’era prevedibile, i lavoratori si mobilitano contro il piano. In queste ore è già in corso uno sciopero generale -il terzo dall’inizio della crisi- che sta paralizzando l’intera Grecia. L’onda della protesta è partita ieri, quando l’astensione dal lavoro è stata proclamata dal sindacato dei dipendenti pubblici Adedy e da quello comunista Pame: oggi questa iniziativa si è trasformata dunque in protesta generale, con l’adesione del sindacato del settore privato Gsee. Il paese sta inoltre vivendo in una situazione di black out dell’informazione, a causa dello sciopero dei giornalisti, e di isolamento dovuto al blocco del traffico aereo, ferroviario e marittimo. Chiusi anche scuole, ospedali, banche, uffici pubblici e negozi.

L’approvazione del piano di austerità, comunque, è praticamente scontata, nonostante il parere negativo di tutta l’opposizione politica. Infatti il partito di governo Pasok gode di una maggioranza di 160 seggi su 300. Il governo di George Papandreou ha concordato con il Fondo Monetario Internazionale e con l’Unione Europea un finanziamento di 110 miliardi di euro in tre anni: nello stesso periodo, la Grecia dovrà ridurre la spesa di 30 miliardi attraverso il congelamento dell’impiego, i tagli su salari e pensioni per i dipendenti pubblici, la riforma fiscale -con aumento dell’Iva e delle imposte su carburanti, alcolici, sigarette e beni di lusso- e in virtù della riduzione delle indennità di licenziamento e degli straordinari ed estensione della possibilità di licenziare nel settore privato.
Operai, studenti, agricoltori, impiegati, professori e pensionati oggi scendono quindi in piazza per opporsi al piano e per chiedere che i responsabili della crisi siano puniti.

Tatiana Della Carità