Falcone, Veltroni invoca la Commissione Antimafia

Il Giudice Giovanni Falcone

Le recenti verità sulla morte di Giovanni Falcone palesate da Repubblica fanno chiedere a Walter Veltroni un affrofondimento da parte della Commissione Antimafia. Secondo l’ex sindaco di Roma tutto questo è necessario per chiarire la storia e per investigare sui rapporti tra criminalità organizzata e i poteri forti: “Le rivelazioni di Repubblica sull’attentato a Falcone sono di enorme importanza e possono aiutare a rileggere non solo il sacrificio di un giudice che credeva nelle istituzioni, ma tutta la storia del rapporto tra mafia e potere, tra mafia e poteri”. L’ex leader del Pd chiede infatti un analisi da parte dell’organo preposto: “Chiedo al presidente della Commissione Parlamentare Antimafia, Pisanu, di dedicare la seduta di martedì prossimo all’esame urgente di questa vicenda”. Veltroni prosegue sull’importanza dei nuovi fatti portati alla luce  dal media: “Se fossero confermate le sconvolgenti dichiarazioni contenute nel reportage davvero sapremmo che il giudice Falcone e due onesti uomini delle forze dell’ordine furono uccisi da un complotto ordito dalla mafia e da altri uomini infedeli allo Stato e alle istituzioni. La Commissione Antimafia non può chiudere gli occhi davanti a questa vicenda e credo sia giusto che si chieda al procuratore generale antimafia Grasso di partecipare alla seduta di martedì”.

I FATTI RIPORTATI DA REPUBBLICA – Secondo il sito del quotidiano il fallito attentato dell’Addaura, luogo in cui il giudice Falcone aveva la sua casa al mare, assume sempre più i toni di un crimine con un “mandante di Stato”. La storia si intriga ancor più quando il reportage parla di due gruppi presenti all’Addaura, uno in spiaggia composto da mafiosi della famiglia dell’Acquasanta, l’altro, in mare composto da un gommone e due sub (individuati come Antonino Agostino a Emanuele Pizza, morti ammazzati poco dopo) intento a sventare il delitto. Quello che segue è un depistaggio sugli omicidi dei due sub, entrambi legati alla polizia: Agostino era un agente del Commissariato San Lorenzo, Pizza un ex agente che collaborava col Sisde. Un altro dirottamento è servito invece a coprire una macabra ipotesi, ossia che un pezzo dello Stato voleva Falcone morto, mentre l’altro era contrario. A fare da corollario a quanto scritto da Repubblica tutta un’altra serie di morti legate all’attentato dell’Addaura, omicidi di uomini che avrebbero potuto far luce, assassini passati sotto silenzio e archiviati per altri motivi. L’articolo chiude con un inquietante monito, secondo cui ‘c’è puzza di spie in ogni massacro siciliano. Misteri di mafia che si confondono con misteri di Stato’.

Marco Proietti