La Marea nera di petrolio arriva alle Chandeleur. In campo anche Erin Bronckovich

    La marea nera di greggio fuoriuscita dalla Deepwater Horizon ha raggiunto le Isole Chandeleur, al largo della Louisiana.

    “Il petrolio è su tutte le Chandeleur”, ha riferito un funzionario della Nooa, la National Oceanic Atmospheric Administration riferendosi alla prima parte di territorio colpito dalla marea. Un altro funzionario ha riferito che sono stati trovati i primi uccelli sporchi di petrolio. Attesa per la cupola che dovrebbe bloccare la fuoriuscita.

    L’incubo di un eco-disastro è realtà. La grande chiazza di petrolio nel Golfo del Messico sta inquinando le coste dell’Isole Chandeleur, un paradiso ambientale al largo della Louisiana. La notizia del primo impatto della marea con la terra è giunta qualche ora dopo l’annuncio dell’impegno contro il gruppo British Petroleum di una ambientalista molto nota, la Erin Brockovich del film omonimo con Julia Roberts. Ma soprattutto giunge nel giorno dell’arrivo della ‘cupola’, la gigantesca struttura in cemento armato e acciaio inossidabile anti-greggio della British Petroleum, portata fino all’altezza del pozzo petrolifero danneggiato dall’affondamento della piattaforma Deepwater Horizon.

    “Abbiamo il greggio su tutte le Isole Chandeleur”, ha detto un funzionario della Nooa, National Oceanic Atmospheric Administration. Fonti riferiscono di avvistamenti di alcuni uccelli, tra i quali i delicatissimi cormorani, già incatramati dal greggio e irrediabilmente avvelenati.

    A 80 km dalla costa, nel Golfo del Messico, proseguono le manovre: la struttura sarà calata negli abissi del mare per contenere la perdita di greggio, operazione mai tentata prima a così grandi profondità.

    Nelle ultime ore un gruppo ambientalista californiano ha raccolto 200mila chili di capelli umani e peli animali per realizzare barriere galleggianti di contenimento ‘naturali’. Ad annunciare di voler impegnarsi in prima linea contro la Bp è stata anche la nota Erin Brockovich. L’ambientalista sarà nei prossimi giorni negli stati colpiti dall’emergenza.

    Incrociamo tutti le dita per il bene del nostro pianeta cos’ errimediabilmente acciaccato dalla nostra presenza. Questo è il minimo che possiamo fare. Contenere i danni.

    Di Emiliano Stefanelli