Marea nera: si procede con la “cupola”

La British Petroleum, ha cominciato a calare, nella zona di Pensacola (Florida), nelle acque del Golfo del Messico, la ‘cupola‘ di contenimento del greggio nella speranza di catturare, prima che arrivi in superficie, il greggio che fuoriesce dal pozzo sottomarino danneggiato dall’affondamento della piattaforma Deepwater Horizon.

Ci vorranno circa dieci ore prima di portare a termine la difficile manovra che consiste con l’adagiamento della struttura in acciaio e cemento, alta 12 metri e avente un peso complessivo pari a 100 tonnellate. Verrà posizionata a circa 1.500 metri di profondità negli abissi del mare, ad una distanza di 80 km dalla costa. Una volta portata a termine l’operazione, l’imbuto sarà collegato ad una chiatta che avrà la funzione di fungere da serbatoio per il greggio.

Il gruppo petrolifero si prepara intanto a firmare gli assegni per i risarcimenti dell’incidente che ha provocato numerose difficoltà tecniche tanto da costringere gli ingegneri Bp a manovrare dei robot sub-acquatici in mezzo alla totale oscurità, tra forti correnti marine ed alta pressione.

La tensione è alta anche se ognuno dei stati Usa minacciati dall’eco-disastro segue l’evolversi della vicenda con un grado di tensione diverso; In Louisiana,  da ieri,  il catrame ha iniziato a contaminare le Isole Chandeleur. Fonti delle autorità di St.Bernard (località a sudest di New Orleans, di fronte alle isole) hanno reso noto che stanno lavorando con la Guardia Costiera e con rappresentanti proprio della Bp  per proteggere l’ecosistema delle proprie coste. In Florida, invece per il momento, la marea nera, proveniente dal Golfo del Messico continua ad essere solo una potenziale minaccia ma non una realtà.

Nonostante i numerosi ‘oil-tracker‘ montati a bordo delle navi, “quella di seguire le tracce del movimento del petrolio è un’esperienza nuova”; a sostenerlo è l’esperto meteo della Wkrg, rilevando che i pronostici degli ultimi giorni, sugli effetti dei venti nel Golfo del Messico sulla marea nera, “non sono stati molto precisi”.

Luca Bagaglini