Non sopporta la suocera, meglio il carcere!


A distanza di pochi giorni l’uno dall’altro, la cronaca italiana ha portato alla luce due episodi molto bizzarri. La curiosità è che si tratta di due storie praticamente identiche nel loro epilogo pur avendo protagonisti e località differenti.

I due episodi sono collegati tra loro da uno stesso comun denominatore: i problemi di convivenza all’interno delle mura domestiche. E fin qui nulla di eclatante, visto che ci sono migliaia di famiglie italiane che hanno problemi di varia natura che rendono assai difficile la convivenza di tutti al loro interno.

I piccoli grandi tafferugli quotidiani tra genitori e figli, tra marito e moglie e soprattutto tra nuora/genero e suocera, sono all’ordine del giorno. Cos’hanno allora di così particolare queste due storie tanto da aver attirato la mia attenzione di cronista?

Presto detto! Due uomini entrambi condannati a scontare i domiciliari, hanno “preferito” farsi rinchiudere in una fredda cella piuttosto che continuare a stare insieme alla moglie e sopportare la presenza ingombrante della suocera!

Il primo caso è successo a Roma. Un uomo originario di Sarno ha deciso di infrangere gli arresti domiciliari per allontanarsi dalla sua famiglia. Antonio, questo il suo nome, ha chiamato i Carabinieri per farsi portare via dall’incubo della suocera che rendeva impossibile la permanenza a casa.

L’uomo, esausto, si è fatto trovare intenzionalmente fuori dai militari che lo hanno dovuto forza maggiore portare in carcere con l’accusa di evasione. La Corte di Cassazione dopo un’attenta valutazione del singolare episodio ha escluso il reato, dovendo constatare la reale veridicità del malessere vissuto dall’uomo, che lo ha portato di fatto a preferire il carcere alla sua famiglia.

Il secondo caso è accaduto a Falconara Marittima in provincia di Ancona, dove un tunisino di 25 anni ha chiesto di scontare i domiciliari a casa dei suoi genitori anziché dalla suocera come stava facendo in un primo momento.

Il giovane nordafricano, fermato il 23 aprile per spaccio di eroina, era stato condannato agli arresti domiciliari a casa della fidanzata e della suocera. Dopo 10 giorni di dura convivenza, il ragazzo, sfinito dai continui litigi con le due donne, ha deciso di recarsi dai Carabinieri per chiedere un immediato quanto opportuno trasferimento, finendo però per violare l’obbligo di rimanere in casa e venendo così arrestato per evasione.

Insomma, della serie… meglio il carcere che stare con la suocera!

Dei luoghi comuni sulle suocere ne è piena la letteratura e la cinematografia. Come non ricordare le mitiche battute di Totò e Peppino? Fino ad arrivare a tempi più recenti col film: “Quel mostro di suocera” dove Jennifer Lopez è alle prese con una suocera terribile, parte, quest’ultima, interpretata magistralmente da Jane Fonda.

La cultura popolare da sempre considera la suocera come il più grande incubo della famiglia, l’elemento di rottura tra marito e moglie, l’antagonista numero uno delle nuore, la variabile impazzita pronta a compromettere la pace e l’equilibrio del nucleo familiare.

Quante barzellette sulle malcapitate! Le suocere sono “dipinte” sempre in maniera negativa, vengono descritte come arpie, più velenose delle vipere, gelose e possessive sui propri figli, e chi più ne ha più ne metta!

Perfino la botanica è stata “scomodata” per “punzecchiare” e chiamare in causa la suocera, dimostrando ancora una volta la poca considerazione riservata tradizionalmente a questa donna tanto odiata quanto temuta.

Chi non ha mai visto i cactus sferici “a palla” volgarmente noti come i cuscini della suocera? La pianta in realtà ha un nome molto più dignitoso e austero ossia echinocactus grusonii, dal greco echinos, porcospino, per via delle tantissime spine che ricoprono il suo fusto.

La tradizione popolare ha subito “ribattezzato” la pianta grassa ornamentale col più pittoresco cuscino della suocera e non devo certo spiegarvi il perché! Paradossalmente questa pianta urticante è amata moltissimo in egual misura sia dalle suocere che dalle nuore facendo bella mostra di sé in quasi tutti i giardini.

Un’ulteriore pianta dal nome altrettanto inequivocabile è la cosiddetta lingua di suocera (epiphyllum cactaceae), trattasi di piante dall’aspetto esotico, con fusti piatti, di solito stretti, a margini dentellati. All’estremità dei tronchi sbocciano grandi fiori molto belli, che durano di solito un giorno e una notte.

Il nome lingua di suocera trae origine dalla convinzione che tale pianta, originaria dell’America Centrale, si allunghi sempre più ogni qualvolta la suocera parli male della nuora. Più la pianta è lunga e più significa che la suocera si è messa a sparlare e “sputare” veleno!

Naturalmente tutto questo è solo costume, è solo tradizione popolare niente di vero. Fortunatamente non tutte le suocere sono come Crudelia De Mon, ce ne sono anche molte altre che invece sono dolci e non si intromettono mai, che rimangono al loro posto e lasciano vivere. Dai…non fate quelle facce perplesse, come non è vero!?

Fabio Porretta