Depressione post partum: responsabile una proteina del cervello

La depressione post-partum colpisce migliaia di donne in tutto il mondo, intaccando la felicità di quello che dovrebbe essere uno degli eventi più gioiosi della vita: la maternità. In casi estremi il malessere emotivo si trasforma in comportamenti pericolosi per se stessi e per il bambino, in violenza, istinti suicidi, apatia. E, strano ma vero, può colpire anche i papà.

La scienza si sta interrogando da anni sui meccanismi scatenanti la depressione post-partum. Oggi sembrano arrivare nuove risposte a far luce sui fattori determinanti da una recente ricerca pubblicata sulla rivista di divulgazione scientifica Archives of General Psychiatry. Stando a quanto affermano i ricercatori del Centre for Addiction and Mental Health , che hanno diretto lo studio, gli imputati della depressione post-parto sarebbero gli alti livelli di una proteina del cervello denominata monoamino-ossidasi A (MAO-A).

Gli studiosi hanno utilizzato un metodo avanzato di brain imaging scoprendo che i livelli cerebrali di MAO-A in donne sane a 4-6 giorni dal parto erano del 43% superiori rispetto a quelli delle donne che non avevano avuto gravidanze recenti. I livelli di monoamino-ossidasi A sono risultati particolarmente alti il quinto giorno dopo il parto, che è solitamente il giorno in cui la depressione si fa sentire con più forza.

La proteina MAO-A rimuove le sostanze chimiche come la serotonina che aiutano a mantenere uno stato d’animo normale. Alti livelli di MAO-A pertanto significano che questo processo di rimozione di serotonina è eccessivamente attivo nelle donne che hanno partorito da poco e che a causa di questi meccanismi si sentono profondamente tristi. Secondo l’autore principale dello studio, il dottor Jeffrey Meyer:

“Comprendere il processo biologico alla base della depressione post-partum è importante perché quando essa raggiunge alti livelli ha un impatto devastante. Si tratta della complicanza più comune della maternità: interessa ben il 13% delle madri. Ci auguriamo che queste informazioni possano essere utilizzate in futuro per creare integratori alimentari che potrebbero offrire gli elementi nutritivi che vengono a mancare a causa degli alti livelli di MAO-A, riducendo in tal modo il rischio di depressione post partum”.

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