Inter Roma: Mourinho si scaglia contro Ranieri, non ho colpe se non sa vincere

Inter-Roma non finisce mai. Dopo il sorpasso e controsorpasso in vetta al campionato e la finale di Coppa Italia, le due formazioni che stanno dominando la stagione calcistica italiana continuano a duellare, stavolta sul piano dialettico. Alle accuse del tecnico giallorosso Claudio Ranieri, secondo cui le parole di Mourinho sarebbero “bombe ad orologeria”, ha replicato – attraverso una lettera apparsa sul sito ufficiale dei nerazzurri – l’allenatore portoghese:

“Premesso che la Roma mercoledì sera avrebbe dovuto terminare la partita in sei, visto e considerato che Mexes, Totti, Perrotta, Taddei e Burdisso hanno fatto il necessario per meritare le sanzioni che non gli avrebbero permesso di restare più tempo in campo, oggi si è parlato di come si motivano i giocatori. Lo si fa tutti i giorni con il lavoro del gruppo, allenamento dopo allenamento. Non lo si fa certo facendo vedere un film alla squadra prima di una finale di coppa. I giocatori sono professionisti seri, non vanno trattati come bambini. Noi abbiamo preferito lavorare sul campo e abbiamo studiato a fondo la Roma e i suoi punti deboli. Se prima di una partita metto la squadra a guardare ‘Il Gladiatore’, i miei giocatori si mettono a ridere o chiamano il dottore chiedendogli se sono malato”.
Non credo di essere un fenomeno – prosegue il portoghese – però ho lavorato tanto per aiutare la mia squadra. Non ho mai pianto, ho sempre lavorato duramente per ottenere i risultati con i miei giocatori. Prima della finale di Tim Cup ho visto sei partite della Roma per trovare i loro punti deboli, lavorandoci diciotto ore, perchè ogni partita sulla quale lavoro al computer mi impegna per tre ore circa. Dopo ho passato tante altre ore selezionando le parti che mi servivano e lavorandoci sopra con i vari programmi utili al mio lavoro. Certo che è più facile scegliere un film da proiettare prima della gara, ma Ranieri ha dimenticato che i suoi giocatori sono dei campioni e non dei bambini“.
“Non ho mai detto di essere un fenomeno – conclude – pero’ non è certo colpa mia se, nel 2004, dopo essere arrivato al Chelsea e aver chiesto perchè stavano cambiando Ranieri, mi hanno risposto che volevano vincere e con lui non sarebbe mai capitato. Di questo, io, non ho proprio colpe”.