Cinisi, a 32 anni dalla morte di Impastato confiscata la casa dei Cento Passi

Peppino Impastato

Il 9 maggio del 1978 è una data che ha segnato la storia d’Italia. I più la associano al ritrovamento del cadavere dell’onorevole Aldo Moro, alle Brigate Rosse, a Via Caetani, al terrorismo, alle stragi. Ma c’è anche un altro aspetto, forse troppo spesso sottovalutato, legato a questa giornata. Un aspetto che riguarda un altro tipo di terrorismo, un altro tipo di violenza e un altro tipo di eroismo. Un aspetto che riguarda il coraggio di un ragazzo che ha rinnegato la propria famiglia e che ha pagato con la vita la fedeltà a principi come onestà e giustizia.
Giuseppe Impastato, meglio noto come Peppino, nasce nel 1948 a Cinisi, in provicia di Palermo. Vari membri della sua famiglia fanno parte di Cosa Nostra o comunque sono strettamente legati all’organizzazione, come nel caso del padre Luigi. Peppino è solo un adolescente quando rompe i rapporti con il genitore e inizia ad intraprendere un’attività politico culturale antimafiosa. La sua Radio Aut, fondata nel 1977, diventa un vero e proprio simbolo della lotta alla mafia: riscuote particolare successo il programma ‘Onda Pazza’, la trasmissione satirica in cui Impastato sbeffeggia mafiosi e politici. Le sue iniziative diventano quindi scomode per i boss locali: il più colpito è il capomafia Gaetano Badalamenti, i cui delitti e traffici illeciti vengono più volte denunciati dai microfoni dell’emittente. Nel 1978 Peppino si candida alle elezioni comunali, ma non fa in tempo a partecipare alla corsa: viene infatti assassinato nella notte tra l’8 e il 9 maggio, quando è ancora in corso la campagna elettorale. Sul momento l’omicidio passa quasi inosservato, poiché in quelle stesse ore l’Italia intera è profondamente scossa dal ritrovamento del cadavere di Moro. Grazie all’attività del fratello Giovanni e della madre Felicia –che tagliano pubblicamente ogni rapporto con la parentela mafiosa-, dei compagni di militanza e del Centro di documentazione di Palermo intitolato allo stesso Impastato, viene poi individuata la matrice mafiosa dell’omicidio e l’inchiesta viene riaperta. Le indagini procedono a ritmo altalenante per anni: l’orientamento degli inquirenti, infatti, tende ad attribuire il delitto ad ignoti, pur riconoscendo il carattere mafioso dell’accaduto. Soltanto nel 2002 viene disposto l’ergastolo per Gaetano Badalamenti come mandante dell’omicidio stesso. Gli esecutori materiali non sono mai stati condannati.
Ora gli appartamenti del boss, sitati in una palazzina a due piani sulla strada principale di Cinisi, sono stati finalmente confiscati. Si tratta di quella stessa abitazione che, come ricorda il titolo del film di Giordana, dista solo cento passi da casa Impastato. Il sequestro era già stato disposto da Giovanni Falcone e Paolo Borsellino nel 1985, ma sono dovuti trascorrere altri venticinque anni per arrivare alla confisca vera e propria. Soltanto due giorni fa, infatti, il sindaco Salvatore Palazzolo ha consegnato le chiavi dello stabile a Giovanni Impastato. “E’ un segno importante -dichiara Elio Collovà, amministratore giudiziario di beni sequestrati alla mafia- anche perché con la nuova legge c’è il richio che i padrini possano riacquistare all’asta i propri beni non ancora assegnati”. 
Attualmente la casa è affidata all’associazione che porta il nome di Peppino e all’interno della struttura verrà trasferita anche la biblioteca comunale. Giovanni Impastato è comprensibilmente emozionato. “Nel salone di questa casa -dice- Badalamenti ha deciso la morte di mio fratello. Mi sembra ancora di vederli: i mafiosi che ridevano sul balcone e i politici che arrivavano da Palermo. Comunque, io continuo a chiedere che le indagini sulla morte di Peppino vengano riaperte. Bisogna fare luce sui depistaggi che hanno favorito Badalamenti”.

Tatiana Della Carità