Iraq, attentati in tutto il paese: oltre 60 morti e 200 feriti

    Dall’ alba di stamane una serie di attentati kamikaze e di commando armati sta mettendo in ginocchio l’ Iraq: oltre 60 morti e duecento feriti: colpito un mercato cittadino, posti di blocco di polizia e una moschea.

    Quest’ondata di sangue segue di tre settimane la morte dei due capi di Al Qaeda in Iraq, Abu Omar Al Bagdadi e Abu Ayyub Al Masri, uccisi durante un blitz delle forze irachene e americane. Gli attacchi coordinati hanno preso il via questa mattina, quando dei commando armati di armi automatiche con silenziatore hanno assaltato almeno sei checkpoint a Baghdad, uccidendo sette persone tra agenti di polizia e soldati. Contemporaneamente, a Falluja, sono esplosi quattro ordigni davanti alle abitazioni di ufficiali di polizia, uccidendo tre civili, tra cui una donna, e ferendo alcuni innocenti. Nel frattempo a Mossul, nel Nord del paese dove operano congiuntamente forze irachene e curde, un’ autobomba ha mietuto altre due vittime e decine di feriti.

    Sempre questa mattina la moschea sciita di Suwayra, a Sud della capitale, è stata teatro di un duplice attentato: dopo l’ esplosione del primo ordigno, i passanti sono accorsi per soccorrere le vittime, ma a questo punto un’ altra autobomba è saltata in aria provocando 11 morti e una settantina di feriti. A Tarmiya, cittadina a nord della capitale, un civile e tre guardie del corpo del sindaco della città sono stati uccisi dall’esplosione di un ordigno. Il sindaco, Mohammed Jassem Al Mashhadani, è stato ferito. Attentati coordinati anche a Falluja, ex bastione della rivolta sunnita, dove sono morte quattro persone, tra le quali due poliziotti. A Iskandariya, a sud di Bagdad, l’esplosione di una bomba nei pressi di un mercato ortofrutticolo è costata la vita a due persone.

    Nel pomeriggio gli attentatori hanno continuato la scia di sangue con un attentato a Hilla, 62 chilometri a Sud di Baghdad, dove due autobomba hanno falciato la vita di 36 persone e ferito oltre centocinquanta persone.

    A due mesi dalle elezioni del 7 marzo manca ancora la certificazione del risultato elettorale, a causa del riconteggio chiesto dall’Alleanza per lo Stato di diritto del premier uscente al Maliki, battuta per soli due seggi da Iraqiya, formazione appoggiata dai sunniti. Questo vuoto di potere ha coinciso con una ripresa delle violenze, che sembravano essersi ridotte dopo il picco raggiunto nel 2006-2007.

    Luigi Ciamburro