Iraq, l’ avvertimento di Allawi: rischio di guerra civile

L’Iraq rischia di precipitare in una nuova guerra confessionale. Questo l’allarme lanciato da Iyad Allawi, leader dell’alleanza nazionalista Iraqiya, che ha vinto le elezioni legislative irachene del 7 marzo scorso, anche se di strettissima misura.

Dopo la giornata di sangue di ieri da un capo all’altro del Paese, la peggiore dell’inizio dell’anno, l’ex Primo Ministro iracheno, in un’intervista al Guardian, sostiene che dal giorno delle elezioni tutti i gruppi politici hanno abbandonato gli sforzi per costruire un governo unitario, e stanno tornando a perseguire interessi confessionali, con l’incoraggiamento dell’Iran.

Allawi avverte: senza il pieno sostegno degli Stati Uniti e dei loro alleati, l’Iraq presto potrebbe precipitare di nuovo nella violenza: un conflitto – sottolinea – che “non resterà all’interno dei confini iracheni”, ma si allargherà e potrebbe coinvolgere addirittura il mondo intero, “non soltanto i Paesi vicini”.

Accusando la comunità internazionale di avere tradito l’Iraq, Allawi si dice sicuro che la violenza aumenterà se i leader politici non riusciranno a convincere un’opinione pubblica sempre più scettica che gli impegni verso l’unità presi in campagna elettorale non erano solo tentativi vuoti per restare aggrappati al potere.

Sulla recente alleanza che ha riunificato le forze sciite – la coalizione del premier Nuri al Maliki e l’Iraqi National Alliance – il giudizio dell’ex Primo Ministro è negativo.

“Sono stati eletti in una lista di unità nazionale, ma non è così che si stanno comportando”, sottolinea Allawi, aggiungendo che “stanno ritornando ai loro comportamenti originari – quelli confessionali”.

Un quadro a tinte fosche

E’ un quadro a tinte fosche dell’Iraq quello che Allawi fa al quotidiano britannico. “Non abbiamo un processo. Non esiste Stato di diritto, stiamo politicizzando la giustizia, ci sono stati arresti di candidati importanti, e ondate di arresti contro Iraqiya”, dice.

“La pressione sulla magistratura perché non agisca è forte” – continua – “Tutti questi problemi e altri indicano che abbiamo ancora tanta strada da fare, e non arriveremo al traguardo. La situazione è peggiore di prima”.

Non era questo che gli iracheni volevano, fa notare l’ex Primo Ministro. “Abbiamo combattuto la tirannia per 30 anni” – sottolinea nell’intervista – “Volevamo che in questo Paese a prevalere fossero lo Stato di diritto e una vera democrazia. Però, nella situazione attuale dell’Iraq, non abbiamo né questo né un processo elettorale inclusivo. Non abbiamo la riconciliazione né le persone giuste per farlo”.

Ingerenze regionali

Secondo Allawi, sia Iran che Turchia hanno evidenti interessi a interferire nel processo politico in Iraq – che si trova in un momento delicato, anche per l’imminente ritiro di gran parte delle truppe statunitensi che ancora si trovano nel Paese (dopo il 1 settembre – per decisione del presidente Barack Obama, dovrebbero restare solo 50.000 uomini, con compiti non “di combattimento”)

L’ex premier punta il dito contro “alcuni Stati vicini – in particolare l’Iran – che si stanno intromettendo”, e sottolinea che l’ingerenza, non solo da parte iraniana, “si è intensificata negli ultimi tre mesi e deve finire”. Hanno l’obbligo – dice Allawi – “di lasciare che le cose qui facciano il loro corso e di smettere di interferire”.

Per quanto riguarda il ritiro americano, lo definisce “la cosa giusta da fare”, ma sostiene che l’Iraq non deve sparire totalmente dalla politica di Washington – “sarebbe sbagliatissimo”, dice.

Gli obblighi della comunità internazionale verso l’Iraq

E alla comunità internazionale ricorda i suoi obblighi nei confronti dell’Iraq. Gran Bretagna, Stati Uniti ed Europa: a tutti chiede di rispettare la posizione espressa dalle Nazioni Unite, che hanno definito le elezioni del 7 marzo – quelle vinte dalla sua lista – libere e corrette.

Per salvaguardare il processo democratico iracheno – sottolinea: sulla base dell’accordo firmato fra Washington e Baghdad a fine 2008 (il cosiddetto SOFA), delle risoluzioni dell’Onu, e del fatto che l’Iraq è tuttora soggetto alle disposizioni del Cap.VII della Carta delle Nazioni Unite.

Insomma – dice l’ex premier – non potete lavarvene le mani.

Osservatorio Iraq