Governo Zapatero in crisi: la Spagna dal sogno all’ incubo

Era la speranza e il mito dei progressisti di mezza Europa. Oggi è il capofila di un programma di lacrime e sangue che colpisce innanzitutto lavoratori, giovani e pensionati. L’opposizione del sindacato e della sinistra. L’ansia di successione dei Popolari che vedono spianata la strada per il ritorno al potere

La Spagna si risveglia con gli incubi dopo aver sognato a lungo. Il mito di Zapatero, già abbastanza ammaccato dopo più di un anno di crescita economica, sia pure con bassi salari, e con un progetto di rinnovamento generale del Paese, è stato spazzato via di colpo la mattina in cui il primo ministro ha annunciato il proprio piano di risanamento in seguito alla crisi che ha colpito l’Europa e in particolare la Grecia. Taglio medio del 5% dei salari nel pubblico impiego e loro congelamento nel 2011, annullamento dell’assegno-bebé per le giovani famiglie, congelamento delle pensioni nel 2011, taglio di 600 milioni di euro per aiuti allo sviluppo.

E questo dopo anni di crescita impetuosa del sistema immobiliare, che sembrava aver dato vita al nuovo miracolo spagnolo, con un capitalismo rampante, la nascita di un moderno yuppismo, sotto gli occhi ammirati di mezza Europa e di una sinistra liberalsocialista ansiosa di trovare un modello di riferimento.

Oggi il modello deve invece tagliare le spese sociali e caricare sopra le spalle, gracili e poco disponibili, di lavoratori e pensionati il peso economico di una crisi provocata dalle banche e dalla finanza speculativa. Che invece viene messa al riparo, ad esempio con l’eliminazione dell’imposta patrimoniale.

I provvedimenti di Zapatero hanno spinto i sindacati, che in questi anni hanno spesso marciato al fianco del governo, a prendere posizione e a opporsi. Il segretario delle storiche Comisiones Obreras (CCOO) ha detto di non scartare nessuna opzione per «fermare questa iniziativa dell’esecutivo» visto che il «piano presentato da Zapatero merita il nostro più assoluto rifiuto».

A maggiore ragione anche il sindacato più radicale, e di orientamento filo-anarchico – che in Spagna ha una consolidata tradizione politico-sindacale – la Cgt ha indetto una mobilitazione contro le misure definite antidemocratiche. Una prima occasione di mobilitazione sarà offerta dalla manifestazione del 16 maggio, indetta dai movimenti sociali in occasione del Vertice euro-latinoamericano che – con la presenza dei capi di governo europei e sudamericani – si svolgerà a Madrid e costituirà quindi un grande palcoscenico anche per le opposizioni al governo.

Anche la sinistra di Izquierda Unida, che in Parlamento, nonostante le poche forze, ha mantenuto una linea di appoggio esterno al governo Zapatero ha dichiarato che il Psoe non potrà contare, per queste misure, sul proprio sostegno.

E a opporsi sono anche diversi ambienti intellettuali, accademici, professori di economia che si sono mobilitati, innanzitutto per dimostrare l’errore di fondo compiuto da Zapatero, quello di provare a risolvere la crisi puntando tutto sui tagli alla spesa sociale con evidenti conseguenze negative sul Pil e quindi sulla crescita, invece di vagliare la possibilità di nuove entrate.

L’eliminazione dell’imposta sul Patrimonio, ad esempio, è considerata assurda da economisti come Alberto Montero, professore di Economia Applicata all’Università di Malaga o Alfredo Serrano, professor e di Economia all’Università Pablo Olavide di Siviglia.

Dal canto suo, Miren Etxezarreta, professoressa emerita all’Università Autonoma di Barcellona sostiene che «si tratta di andare a prendere il denaro dove si trova davvero e quindi prendere misure che consentano di utilizzarne una parte per ridurre il debito pubblico».

Altro punto su cui si concentrano gli economisti è quello che riguarda le imprese con i maggiori profitti ricavati anche dal ribasso dell’imposta sulle società realizzato, per la prima volta in Spagna. dal Psoe al governo. Un ambito che consentirebbe spazi di intervento, con una scelta di priorità e gerarchia diversa, e opposta, a quella finora stabilita dal socialista Zapatero.

Il dibattito non potrà che animarsi nelle prossime settimane. Soprattutto se dovesse affermarsi l’ipotesi dello sciopero generale, la huelga, come si augura la Sinistra Anticapitalista. Ma è chiaro che il rapporto tra la sinistra socialista e gran parte del proprio popolo è stato profondamente logorato dalla crisi e dalla gestione che ne ha fatto Zapatero. E i Popolari di Mariano Rojas vedono molto più vicino il momento del loro ritorno al potere.

Salvatore Cannavò