Thailandia, ancora sangue e guerriglia: ultimatum dell’ esercito alle ‘camicie rosse’

    Terzo giorno di guerriglia a Bangkok tra esercito e manifestanti anti-governativi e anche oggi si contano vittime civili: tre morti che fanno lievitare a 20 il numero delle vittime in questi ultimi tre giorni di guerra civile, oltre 150 i feriti. Tra questi spunta il nome di un ex ufficiale dell’esercito Khattiya Sawasdipol, soprannominato il “Comandante rosso”, alleatosi con i manifestanti anti-governativi, considerato il capo operativo dell’ala “militare” delle “camicie rosse” e portavoce della lotta a oltranza contro il governo. Le sue condizioni sono critiche e, secondo i medici, potrebbe morire in qualsiasi momento: un passo in avanti per soffocare la resistenza rossa, dal momento che l’ ex generale ha guidato la rivolta e organizzato la costruzione delle barricate.

    L’offensiva dei militari è scattata nel tardo pomeriggio del 13 maggio scorso, allo scadere dell’ultimatum lanciato dal governo alle “camicie rosse”. L’esecutivo aveva proposto elezioni anticipate per il 14 novembre prossimo e lo scioglimento del Parlamento entro fine settembre, ma i leader della rivolta hanno chiesto, invano, la messa in stato di accusa del vice-premier, presunto responsabile delle violenze del 10 aprile.

    Nel frattempo i militari hanno ripreso il controllo della zona intorno a Ding Daeng, a poca distanza dal presidio delle camicie rosse, dove si sono verificati scontri tra dimostranti e forze dell’ordine: il bilancio e’ di almeno 5 feriti tra cui un fotografo. Nell’ accampamento permangono almeno 6mila persone che continuano a resistere nonostante siano state tagliate le vie di accesso per le forniture alimentari, ma l’ esercito thailandese ha lanciato un ultimatum in cui si ordina di lasciare il presidio e si minaccia di disperdere i manifestanti.

    Luigi Ciamburro