Marea nera: il siringone ha iniziato a funzionare

Finalmente una buona notizia. Il siringone che dopo diversi tentativi ha iniziato a funzionare, potrebbe portare alla chiusura del pozzo entro 7 massimo 10 giorni, visto che il dispositivo di controllo della valvola principale è stato riportato in superficie. A dirlo è la Bp, che lo ha spiegato in una conferenza stampa domenica (nella notte in Italia) a Houston, in Texas, la sede della sua filiale americana.

Il vicepresidente responsabile per lo sfruttamento dei pozzi e la produzione, Kent Wells, sostiene che grazie al siringone introdotto nel braccio flessibile del pozzo, gli ingegneri che sono al lavoro, stanno pompando in superficie le prime piccole quantità di greggio e di gas naturale, in attesa di ‘sparare’ nei prossimi 7-10 giorni fanghi pesanti attraverso le cosiddette ‘choke and kill lines’ del pozzo, fino a bloccare la valvola principale, il cosiddetto Blowout Preventer (Bop). Il Bop verrebbe poi sigillato in maniera definitiva con del cemento, grazie ad una pressione dall’alto superiore a quello del petrolio in fuoriuscita.

“Continueremo ad aumentare le quantità ” di petrolio estratto, ha precisato il vicepresidente, ma “ci vorrà un certo tempo”. Questi primi segnali di speranza non cancellano però il disastro ecologico che il Golfo del Messico sta vivendo. Il New York Times scrive oggi che in profondità ci sarebbero diversi pennacchi di greggio, tra cui uno colossale di oltre 15 chilometri di lunghezza, 5 di larghezza, di uno spessore che in alcuni punti supera i 100 metri. Come se non bastasse ci sono infine polemiche sui solventi utilizzati per disperdere o sciogliere il petrolio: secondo alcuni esperti sarebbero ancora più inquinanti del greggio stesso.

Luca Bagaglini